Ad maiorem Dei gloriam con l’aiuto di Maria

All’“Angelus” il Pontefice spiega lo zelo dell’amore che anima Gesù portandolo al sacrificio di sé
Michele Brambilla 4 mesi fa
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di Michele Brambilla

Domenica 4 marzo Papa Francesco si affaccia come di consueto su piazza San Pietro per lAngelus. È la III domenica di Quaresima e il Vangelo (cfr. Gv 2,13-25) ha come sfondo il Tempio di Gerusalemme e come oggetto la natura del culto da rendere a Dio.

Come afferma il Papa, «il Vangelo di oggi presenta, nella versione di Giovanni, l’episodio in cui Gesù scaccia i venditori dal tempio di Gerusalemme. […] Questa azione decisa, compiuta in prossimità della Pasqua, suscitò grande impressione nella folla e l’ostilità delle autorità religiose e di quanti si sentirono minacciati nei loro interessi economici. Ma come dobbiamo interpretarla?». La risposta è nel Salmo 69: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà» (Sal 69, 17). Cristo ristabilisce il decoro nella Casa del Padre prima di compendiare l’intero culto veterotestamentario nel proprio sacrificio sulla croce. Il gesto di Gesù non è violenza, ma – è proprio il caso di dirlo – uso legittimo della forza per restaurare la giustizia. Spiega il Pontefice: «il suo è lo zelo dell’amore che porta al sacrificio di sé, non quello falso che presume di servire Dio mediante la violenza. Infatti il “segno” che Gesù darà come prova della sua autorità sarà proprio la sua morte e risurrezione: “Distruggete questo tempio – dice – e in tre giorni lo farò risorgere” (Gv 2,19). E l’evangelista annota: “Egli parlava del tempio del suo corpo” (v. 21). Con la Pasqua di Gesù inizia il nuovo culto, nel nuovo tempio, il culto dell’amore, e il nuovo tempio è Lui stesso». Nella cacciata dei mercanti dal Tempio si riconosce il medesimo amore appassionato per il bene dell’uomo che si vedrà sul Golgota.

Quindi «l’atteggiamento di Gesù raccontato nell’odierna pagina evangelica, ci esorta a vivere la nostra vita non nella ricerca dei nostri vantaggi e interessi, ma per la gloria di Dio che è l’amore». Risuona così il motto dei gesuiti, ad maiorem Dei gloriam, che dev’essere la bandiera di ogni cristiano autentico. «È comune, infatti», osserva il santo Padre, «la tentazione di approfittare di attività buone, a volte doverose, per coltivare interessi privati, se non addirittura illeciti. È un pericolo grave, specialmente quando strumentalizza Dio stesso e il culto a Lui dovuto, oppure il servizio all’uomo, sua immagine. Perciò Gesù quella volta ha usato “le maniere forti”, per scuoterci da questo pericolo mortale».

La Quaresima è un tempo propizio per purificare la preghiera da tutti gli atteggiamenti che la “sporcano”. Esorta a questo proposito il Papa: «La Vergine Maria ci sostenga nell’impegno di fare della Quaresima un’occasione buona per riconoscere Dio come unico Signore della nostra vita, togliendo dal nostro cuore e dalle nostre opere ogni forma di idolatria». La Madonna è Madre della Chiesa, come ha proclamato il Concilio Ecumenico Vaticano II (1962-1965) nel n. 53 della costituzione dogmatica sulla Chiesa Lumen gentium. Con decreto dell’11 febbraio 2018, reso pubblico il successivo 3 marzo, la Congregazione romana per il Culto divino ha istituito la memoria obbligatoria di Maria Madre della Chiesa, fissandone la celebrazione il lunedì successivo la solennità di Pentecoste poiché la Chiesa è nata ufficialmente con la discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli e in quel momento la Vergine era presente nel cenacolo (cfr. At 1,14) e già intercedeva silenziosamente per coloro che ora erano chiamati a testimoniare il suo Figlio in ogni angolo del mondo conosciuto.

 

Lunedì, 5 marzo 2018

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