Angelus a Milano

Michele Brambilla 2 mesi fa
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C’è un sole caldo mentre, attorno alle 12.20 del 25 marzo, solennità del’Annunciazione, Papa Francesco esce sul sagrato del Duomo di Milano per recitare l’Angelus con la moltitudine di gente che si assiepa attorno alla cattedrale.

Era arrivato con un pizzico di nebbia, sulla quale scherza: “Cari fratelli e sorelle, vi saluto e vi ringrazio per questa calorosa accoglienza qui a Milano. La nebbia se n’è andata. Le cattive lingue dicono che verrà la pioggia… Non so, io non la vedo ancora. Grazie tante per il vostro affetto e vi chiedo per favore la vostra preghiera, di pregare per me, perché io possa servire il popolo di Dio, servire il Signore, e fare la sua volontà”. Non introduce la preghiera con altre parole. Impartisce la benedizione apostolica con accanto il card. Angelo Scola e tutti i vescovi ausiliari di Milano e si concede un acclamatissimo bagno di folla, nel percorso che lo conduce a pranzo con i carcerati di S. Vittore.

Un pizzico di ambrosianità lo insegue fino a piazza S. Pietro, a Roma, la domenica mattina. Il Vangelo della IV domenica di Quaresima (domenica Laetare, con i paramenti rosati, perché è un invito al giubilo a metà del digiuno, esattamente come la rottura del silenzio nel pranzo del giorno mediano degli Esercizi ignaziani) è, infatti, nel ciclo A la lunga pericope giovannea riguardante il miracolo del cieco nato (Gv 9, 1-38), che è la medesima da sempre ed invariabilmente assegnata alla medesima domenica dal Rito liturgico della Milano appena visitata.

Questo episodio ci induce a riflettere sulla nostra fede, la nostra fede in Cristo, il Figlio di Dio, e al tempo stesso si riferisce anche al Battesimo, che è il primo Sacramento della fede: il Sacramento che ci fa “venire alla luce”, mediante la rinascita dall’acqua e dallo Spirito Santo; così come avvenne al cieco nato, al quale si aprirono gli occhi dopo essersi lavato nell’acqua della piscina di Siloe. Il cieco nato e guarito ci rappresenta quando non ci accorgiamo che Gesù è la luce, è la luce del mondo”. La Quaresima è fin dai tempi più antichi il tempo in cui si preparano i catecumeni a ricevere i sacramenti dell’iniziazione cristiana durante la Veglia pasquale, ma i moniti della liturgia si applicano a ciascuno di noi quando preferiamo le tenebre del peccato e delle false dottrine. E’ diventata proverbiale  la massima evangelica dei “ciechi che guidano altri ciechi” come immagine di chi propala volontariamente il male e si pone in alternativa all’unico vero Salvatore.

I cristiani sono i veri “illuminati”, cioè “figli della luce” chiamati a camminare nel mondo giudicandolo secondo Verità e a trasformare la propria vita “secondo un’altra scala di valori, che viene da Dio”.

In coda non manca un altro saluto caloroso ai milanesi, di cui continua a ricordare la straordinaria accoglienza (sembra che la Messa nel parco di Monza abbia infranto ogni record precedente in visite pastorali su suolo italiano. Il VII incontro mondiale delle famiglie, sempre a Milano nel 2012, in quanto evento internazionale non fa testo). “Veramente mi sono sentito a casa, e questo con tutti, credenti e non credenti”. E, cercando di riprodurre la vocalità del dialetto locale, aggiunge: “ho constatato che è vero quello si dice: “A Milan si riceve col coeur in man!””.

Michele Brambilla

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