Annunciazione del Beato Angelico: la bellezza dei gesti, la sacralità del tempo

Michele Canali 4 mesi fa
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Che cos’è la bellezza? Se è vero quanto ha scritto il celebre scrittore russo, Fedor Dostoevskij (1821-1881) ne L’idiota, uno dei suoi romanzi più famosi, che «la bellezza salverà il mondo», il suo inverso svela un tragico quesito: il mondo salverà la bellezza? Sembrerebbe di no. È drammatico constatare che, più della fede, l’uomo contemporaneo ha perso il senso della bellezza, piegandola al valore dell’utilità. Si cerca ciò che serve, che è efficiente, sacrificando il bello che invece costa fatica e gratuità. Eppure Dio si nasconde nella bellezza: «non ha detto alla discendenza di Giacobbe: Cercatemi in un’orrida regione!» (Is 19, 45).

Proprio alla bellezza del creato, forse l’ultima diga rimasta all’imbarbarimento dell’uomo contemporaneo, si è appellato papa Francesco: «Il Signore (Gesù Cristo) poteva invitare gli altri ad essere attenti alla bellezza che c’è nel mondo, perché Egli stesso era in contatto continuo con la natura e le prestava un’attenzione piena di affetto e di stupore. Quando percorreva ogni angolo della sua terra, si fermava a contemplare la bellezza seminata dal Padre suo» (Enc. Laudato si’, n. 97).

Dio stesso ha messo nel cuore dell’ uomo il senso della bellezza, come via per arrivare a Lui. Difatti quando l’uomo cristiano parla di Dio e della Redenzione operata dal Figlio, ha sempre sentito il bisogno di usare il linguaggio più alto, la tecnica più raffinata. L’arte cristiana è un chiaro esempio dell’inesauribile sforzo dell’uomo di corrispondere con la bellezza alla bellezza della storia della salvezza operata da Dio.

In questo splendido percorso lungo i secoli un posto particolare è riservato al pittore toscano Guido di Pietro Trosini (1387-1455) entrato nei domenicani con il nome Giovanni da Fiesole ma chiamato dai suoi contemporanei Beato Angelico. Si guadagnò questo soprannome non solo per la dolcezza con cui raffigurava gli angeli ma anche per la sua indole amabile. Secoli dopo, beato lo divenne veramente grazie al papa santo Giovanni Paolo II (1920- 2005) che lo proclamò patrono universale degli artisti perché «seppe trasmettere, con l’arte, i valori che sono alla base del modo di vita cristiano». Con lui la Chiesa ci indica che ancora oggi, anzi oggi più di prima, l’arte è uno strumento insostituibile di evangelizzazione.

La sua opera rappresenta la perfetta antitesi alle immagini di cui siamo sommersi oggi. La TV, che con la sua capillare intrusione detiene quasi il monopolio dell’immagine, “educa” i nostri occhi e la nostra immaginazione e si alimenta di immagini sempre più forti, provocanti, sensuali, secondo una luciferina logica del profitto pubblicitario e dello share. In più essa rappresenta, con immagini sempre più veloci e aggressive, il tempo frenetico e iperattivo in cui siamo immersi. Il Beato Angelico dipinse nella sua vita diverse annunciazioni e, tra queste, si può prendere come esempio una tra le più famose, quella conservata al museo di San Marco a Firenze. L’artista fiorentino descrive la sacralità del momento in cui, presentandosi a Maria, l’angelo le si rivolse dicendo: «Ti saluto, o piena di grazia, Il Signore è con te» (Lc 1, 28). Per l’Angelico il sacro non è ieratico e piatto come suggeriscono i bizantini e non emerge neanche dai numerosi simboli o riferimenti biblici di cui l’opera è disseminata. Il sacro del Beato Angelico è descritto dall’ossequiosa bellezza dei gesti e delle pose, dalla corporeità delle figure. L’arcangelo Gabriele contempla Maria, inginocchiandosi. Ella risponde con umiltà e trasmette a noi spettatori la grandezza della sua scelta chinando il viso e incrociando le mani al ventre. E anche il tempo prende parte alla sacralità della scena. L’attimo del a Maria è dilatato in un momento che diventa eterno. Anzi, sembra sparire, suggerito anche dall’ambiente semplice e scarno in cui si svolge l’incontro. Tutto è così pacato e divino che la scena è proiettata in un tempo ultraterreno. Questo tempo, protagonista della delicata bellezza del dipinto, stride con il rapporto che oggi abbiamo con esso: frenetico, più da riempire che da vivere. A cogliere ancora meglio la bellezza del quadro ci aiuta Giorgio Vasari (1501- 1574), il biografo degli artisti: «la nostra donna annunciata dall’Angelo Gabriello con un profilo di viso tanto devoto, delicato, e ben fatto, che par veramente non da uomo, ma fatto in paradiso».

Michele Canali

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