“Con Billy Graham muore un pezzo di storia d’America”

Marco Respinti 4 mesi fa
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Da La bianca Torre di Ecthelion del 23/02/2018. Foto da articolo

Pare una frase fatta di circostanza, ma stavolta è sul serio così. Con Billy Graham scompare un pezzo di storia degli Stati Uniti d’America. William Franklin Graham Jr. era nato nel 1918 a Charlotte, in North Carolina, e se n’è andato a 99 anni mercoledì  21 febbraio. Era un protestante doc, un battista del Sud; e quando uno dice “predicatore” (e non tutti sono venditori televisivi di aspirapolveri), anche se non lo sa e non lo conosce è Graham che ha in mente.

Divenne famosissimo durante il lungo e lugubre periodo della Guerra fredda, un vero e proprio beniamino per milioni e milioni di americani che attendevano le sue prediche massmediatiche come i giovedì del Lascia o raddoppia? Non lo ha inventato lui, ma lo stile dei sermoni in pubblico è stato il suo marchio di fabbrica, anche perché li ha saputi trasformare in raduni gremiti di folle oceaniche. Poi sono venute prima la radio e poi la televisione a moltiplicare a dismisura l’eco della sua voce vibrante per anni, per decenni, fino a quando, a ben 87 anni, si pensionò da sé. Nella sua carriera apparentemente interminabile ha raggiunto 185 Paesi e si stima 215 milioni di persone, dando vita a operazioni di missione internazionale imitatissime ma di fatto uniche. E poi a un profluvio di libri e musicassette prima e CD dopo, videotape e DVD.

Il suo target erano le persone comuni, ma al contempo i vertici del potere. Era convinto che bisognasse agire anche lì, e che comunque ognuno aveva una parte da svolgere nel piano di Dio, presidenti compresi, quindi tanto vale farsene una ragione e piegare il capo. Non sempre ha avuto successo, ma ci ha provato costantemente. Non ha trascurato uno solo dei presidenti degli Stati Uniti che da Harry S. Truman (1884-1972) si sono succeduti fino a Barack Obama. Arrivato Donald J. Trump, oramai Graham non aveva più l’età. Eppure il tycoon prestato alla politica si è commosso alla dipartita del vecchio leone, decretando persino la bandiera a mezz’asta il giorno del suo funerale.

Certo, non tutti i presidenti hanno risposto allo steso modo, non tutti lo hanno ascoltato. È stato particolarmente vicino a Dwight D. Einsenhower (1890-1969), a Lyndon B. Johnson (1908-1973, quel mangiapreti) e a Richard M. Nixon (1913-1994), il quacchero ambiguo e anticomunista. Brigava per farsi invitare alla Casa Bianca e pregava con i presidenti o leggeva la Bibbia con loro. Una foto famosa lo ritrae inginocchiato sul prato della Casa Bianca nel 1950: finì sui giornali e Truman s’imbestialì. Con Ronald Reagan (1911-2004), invece il rapporto durò più di mezzo secolo, dal 1952 (ben prima che Reagan diventasse presidente, o governatore della California o persino uomo politico) fino alla sua morte nel 2004. Quando Bill Clinton (che lo sentì predicare la prima volta a 13 anni nello stadio della sua Little Rock, Arkansas) e la moglie Hillary andarono in crisi per lo scandalo Monica Lewinsky fu a Graham che si rivolsero. E George W. Bush Jr., che a lungo la fede l’aveva sostituita con la bottiglia, ha sempre affermato che è proprio al grande predicatore che deve la propria rinascita spirituale a 40 anni. Obama è stato il primo a fargli visita a Montreat, North Carolina, là dove è spirato.

Graham era un Democratico dichiarato, e fortemente anticattolico. Fece campagna contro John F. Kennedy (1917-1963) proprio perché era cattolico nonostante fosse l’uomo scelto dal suo partito per la presidenza. In realtà aveva poco di che preoccuparsi, ma questo è un altro discorso. Era pure un antisegregazionista convinto e nel 1957 invitò Martin Luther King (1929-1968) a predicare pubblicamente con sé.

Ora, raccontato così, come lo raccontano tutti, Graham potrebbe sembrare un uomo per tutte le stagioni, ma è sbagliato. Il “re dei predicatori” ha piuttosto incarnato l’America cristiana di massa in tutti i suoi pregi e in tutti i suoi difetti. Perché il problema non è, come pensano i liberal, l’America cristiana, ma la fede massificata, negli Stati Uniti come in qualsiasi altro luogo del mondo. Eppure, con i suoi limiti e pure i suoi tanti errori (soprattutto in una prospettiva cattolica), Graham ha cercato a modo proprio d’incarnare la purezza. Di che? Del cristianesimo. Non ha cioè cercato di piegare la fede a scopi politici pur ricorrendo tutti i presidenti, ma ha tentato di convertire la politica. Ancora: non nel senso militante perseguito da altri nomi, famosi e non, del mondo evangelicale, ma nel senso che ha cercato sempre di mettere Gesù al primo posto e al centro. Con limiti e problemi, lo si è detto, ma nondimeno con sincerità.

I suoi famosi programmi radiofonici s’intitolavano Hour of Decision (1950-1954) e quelli televisivi

Billy Graham Crusades (1947-2005) convinto che o Cristo o niente, e che da ciò derivi anche una morale senza sconti. Giudicava l’omosessualità un peccato, e la panzana della liberazione femminile non l’ha mai bevuta. Si dice non tollerasse la compagnia di altre donne che non fossero sua moglie, Ruth Bell Graham (1920-2007), nata in Cina, figlia di missionari medici presbiteriani. Pensare che Ruth le superiori le iniziò a Pyongyang: allora la Corea non era ancora per metà occupata dai comunisti. Si conobbero al Wheaton College, lo splendido campus evangelicale nell’omonima cittadina dell’Illinois dov’è sono tra l’altro conservati lo scrittoio a cui J.R.R. Tolkien (1892-1973) scrisse Lo Hobbit e l’armadio-guardaroba di cui C.S. Lewis (1898-1963, morto lo stesso giorno di Kennedy) parla nelle Cronache di Narnia. Hanno avuto cinque figli, è lei è sempre rimasta presbiteriana. Per quel suo preferire sempre e solo Ruth ad altre sottane Billy è stato accusato di maschilismo, ma al più era quella misoginia che uno sviluppa quando capisce di essere fatto per una donna soltanto, prendendo magari un po’ troppo alla lettera quella cosa imprescindibile che si chiama matrimonio indissolubile.

Da cristiano protestante fondamentalista americano, nel 2001 disse che l’islam è il male. Prim’ancora aveva usato toni simili per il comunismo (chissà se la paternità della famosa espressione reaganiana «impero del male» la dobbiamo senza saperlo al lunghissimo rapporto fra il predicatore e il presidente). Da giovane appariva come un elegantone imbrillantinato di Hollywood alla Cary Grant (1904-1986), impeccabile in uno di quei vestiti che, come il cappello di John Wayne (1907-1979) non cade mai, loro non fanno mai una piega. Alla mezza età avrebbe potuto far breccia nei cuori delle donne come se fosse stato un ex giocatore di football americano passato all’entertainment. E da anziano sembrava lo scienziato Emmett Brown detto “Doc” di Ritorno al futuro. È stato l’icona a lungo vivente di una certa America anche mainstream cui però la cultura di massa di oggi non è degna nemmeno di allacciare i sandali. Per questo anche a destra, anche tra i cattolici, oggi molti americani al di sopra di ogni sospetto gli rendono l’onore delle armi. Graham si è dedicato tutto a portare Cristo al mondo. Forse basta per levarsi il capello e almeno oggi soprassedere al resto.

Marco Respinti

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