CESNUR. Centro Studi sulle Nuove Religioni, Massoneria e religioni, a cura di Massimo Introvigne, Elle Di Ci, Leumann (Torino) 1994, pp. 224, L. 18.000

Alleanza Cattolica 6 anni fa
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Cristianità, 245 (1995)

 

 

Massoneria e religioni è il quinto volume della collana che l’editrice salesiana Elle Di Ci pubblica in collaborazione con il CESNUR, il Centro Studi sulle Nuove Religioni, raccogliendo di volta in volta gli atti rielaborati delle giornate di studio che il CESNUR organizza ogni anno. A differenza dei seminari annuali — riservati agli studiosi, e nel corso dei quali viene presentata una varietà di opinioni — le giornate di studio, benché aperte al contributo scientifico di esperti non cattolici, intendono riflettere sui temi propri del CESNUR da una prospettiva specificamente cattolica.

Il volume Massoneria e religioni rielabora i contributi di una giornata di studio sul tema La Massoneria, la Chiesa, le nuove religioni tenuta a Foggia l’11 dicembre 1993 per ricordare il decennale della Dichiarazione sulla Massoneria della Congregazione per la Dottrina della Fede, del 26 novembre 1983. Le ragioni della giornata di studio e l’importanza del documento del 1983 vengono ricordate nell’Introduzione (pp. 7-9) di S. E. mons. Giuseppe Casale, arcivescovo di Foggia-Bovino e presidente del CESNUR. Il volume si apre con un ampio contributo di Massimo Introvigne, di Alleanza Cattolica nonché direttore del CESNUR, sul tema Che cos’è la massoneria: il problema delle origini e le origini del problema (pp. 13-62). L’autore affronta anzitutto il problema delle origini della massoneria, distinguendo fra una “origine sociologica” e una “origine storica”. Dal punto di vista sociologico la massoneria nasce dal disagio della modernità e dal desiderio — o dall’illusione — di trovare un minimo comune denominatore fra tante religioni e culture diverse nella situazione di pluralismo ideologico che caratterizza l’evo moderno. Dal punto di vista storico l’origine della massoneria è legata ai “manifesti” degli anni 1614-1616 che creano la leggenda dei Rosacroce, misteriosi iniziati che custodirebbero, appunto, il segreto del “fondo” comune in grado di unificare le religioni e le culture. La ricerca degli inesistenti Rosacroce crea nel Seicento un movimento culturale, che finisce per cercarli nelle “logge” — ma l’espressione è tardiva — delle corporazioni dei liberi muratori — freemasons in inglese, da cui gli italiani “frammassoni” e “massoni” —, che vengono “infiltrate” da ricercatori di segreti rosacrociani che a poco a poco finiscono — complice anche la diminuita importanza economica delle corporazioni — per diventare la maggioranza degli aderenti. E a questo punto — al termine di un processo più che secolare — viene fondata, nel 1717, la Gran Loggia di Londra e ne vengono elaborate, nel 1723, le prime Costituzioni (pp. 13-26). Dopo una “mappa” delle diverse obbedienze e riti massonici (pp. 26-34), Massimo Introvigne si chiede perché la massoneria — o meglio le massonerie — “facciano problema” per la Chiesa cattolica e per altre Chiese e comunità cristiane che vietano la “doppia appartenenza” dei loro fedeli alle organizzazioni massoniche. Dopo avere distinto fra diversi tipi di anti-massonismo — non tutti accettabili dal punto di vista cattolico —, l’autore distingue fra argomenti di fatto e di principio nella critica cattolica alle massonerie, e attira l’attenzione sull’importanza centrale del metodo massonico che — esplicitamente oppure implicitamente — insegna comunque il relativismo e il carattere “negoziabile” di ogni dottrina e di ogni verità, ed è quindi incompatibile con la fede cattolica. Mentre i risultati sono diversi a seconda delle massonerie, delle obbedienze e delle logge, il metodo è l’elemento che qualifica ogni massoneria in quanto tale, e il metodo è intrinsecamente relativista (pp. 34-62). La prima parte del volume — dedicata, appunto, alle origini e alla natura della massoneria — è completata da un breve contributo del medievista Marco Tangheroni su La leggenda templare massonica e la realtà storica (pp. 63-77), che ripercorre la storia dell’ordine religioso-cavalleresco medievale dei cavalieri templari fino alla tragica persecuzione da parte del re di Francia Filippo il Bello e alla soppressione nel 1307, e mostra come le leggende di una loro prosecuzione segreta fino ai giorni nostri — e fino alla massoneria — siano del tutto prive di riscontri storici.

La seconda parte del volume è consacrata alle relazioni fra massoneria e nuove religioni. Un denso contributo di Michael W. Homer, storico e giurista di Salt Lake City, nello Utah, ricostruisce I rapporti fra Mormonismo e massoneria: una breve storia (pp. 81-113), mostrando l’evoluzione del fondatore dei mormoni, Joseph Smith (1805-1844) da un iniziale anti-massonismo — all’epoca assai diffuso negli Stati Uniti d’America — a una graduale accettazione della massoneria, fino all’iniziazione nel 1842. Michael W. Homer discute quindi la controversa questione delle influenze del rituale massonico sulla cerimonia del tempio mormone, e riassume i successivi conflitti fra massoneria e mormonismo sfociati, dopo l’esodo dei mormoni nello Utah, in un’aperta ostilità. Mentre si afferma spesso che la massoneria ammette nelle sue file tutti gli uomini senza distinzione di religione, un’eccezione esisteva proprio nello Utah per i fedeli di una specifica religione — i mormoni — nei cui confronti il rifiuto dell’affiliazione da parte della massoneria è stato revocato soltanto nel 1984. Don Ernesto Zucchini, del clero di Massa Carrara-Pontremoli, indaga su La massoneria e le origini dei testimoni di Geova (pp. 114-125), mostrando come il personaggio che si trova alle origini di questi ultimi, il pastore Charles Taze Russell (1852-1916), ebbe certamente familiarità con i simboli e con il linguaggio massonico, mentre la questione della sua effettiva affiliazione alla massoneria rimane dubbia. L’influenza della massoneria sulle origini dei testimoni di Geova non deve essere però esagerata, perché — al di là di elementi simbolici — i contenuti sono profondamente diversi. Dopo la morte di Charles Taze Russell, i suoi successori alla guida dell’organizzazione geovista hanno del resto preso la strada di un aperto anti-massonismo. Un ultimo elemento di collegamento fra massoneria e nuova religiosità contemporanea è rintracciato dallo psichiatra Ermanno Pavesi, di Alleanza Cattolica e segretario generale della FEAMC, la Federazione Europea delle Associazioni dei Medici Cattolici, in Franz Anton Mesmer (1734-1815) e il magnetismo animale. Da teoria medica a conoscenza iniziatica (pp. 126-129). Franz Anton Mesmer, medico svevo che si trova alle origini insieme dello spiritismo e della moderna psicologia del profondo, nonché di diversi fenomeni della nuova religiosità, ebbe — come l’autore documenta — una serie di rapporti complessi con la massoneria del suo tempo e fondò un ordine para-massonico, la Società dell’Armonia Universale.

La terza parte del volume è dedicata ai rapporti fra massoneria e Chiesa cattolica, e si apre con un’ampia rassegna di Giovanni Cantoni, reggente nazionale di Alleanza Cattolica e direttore di Cristianità, su La massoneria nei documenti del Magistero della Chiesa cattolica (pp. 133-161). L’autore rileva anzitutto la tempestività della condanna cattolica della massoneria, che interviene già nel 1738 con la lettera apostolica In eminenti apostolatus specula di Papa Clemente XII. Propone quindi una periodizzazione in quattro fasi degli interventi magisteriali sulla massoneria: una prima (1738-1903) caratterizzata da un gran numero di documenti fra cui spicca l’enciclica Humanum genus di Papa Leone XIII (1884); una seconda (1903-1962), il cui elemento saliente è la scomunica contenuta nel Codice di Diritto Canonico del 1917; una terza (1962-1981) di “silenzio magisteriale”, con rari accenni; una quarta, iniziata nel 1981, che ha al suo centro la Dichiarazione sulla massoneria della Congregazione per la Dottrina della Fede del 1983 (pp. 133-138). Ai documenti del magistero si affiancano interventi episcopali e l’opera di studio di esperti cattolici, sostanzialmente mai cessata (pp. 138-140). Quanto al contenuto del magistero, Giovanni Cantoni ne riscontra gli elementi centrali nella condanna del naturalismo e del relativismo massonici. La prima viene sviluppata principalmente nell’enciclica Humanum genus di Leone XIII, dove non mancano tuttavia riferimenti anche al relativismo (pp. 140-146). La scomunica del Codice di Diritto Canonico irrigidisce, per forza di cose, tutta la ricchezza del magistero leoniano in una formula breve che finisce per prestarsi, negli ultimi anni di vigenza del Codice, a interpretazioni maliziose secondo le quali i cattolici avrebbero potuto aderire a quelle, fra le molte e diverse forme di massoneria, che non “complottavano” contro la Chiesa, secondo l’espressione del canone 2335 (pp. 146-156). Il nuovo Codice di Diritto Canonico non ha riportato un riferimento nominatim alla massoneria, ma contemporaneamente alla sua entrata in vigore la Dichiarazione della Congregazione per la Dottrina della Fede ha confermato l’esclusione dai sacramenti per i cattolici che si iscrivono a qualunque forma di massoneria, prescindendo totalmente dall’elemento del “complotto”. La “motivazione” ufficiosa pubblicata nel 1985 su L’Osservatore Romano rappresenta un’adeguata presa di posizione di fronte a una situazione massonica internazionale quanto mai variegata e complessa. Gli ultimi interventi dottrinali della Chiesa contro il relativismo — in particolare l’enciclica Veritatis splendor del 1993 — colpiscono del resto, senza nominarlo esplicitamente, il “massonismo”, elemento di mentalità diffuso nel mondo contemporaneo che non si riduce alla sola cerchia di quanti aderiscono in esplicito alle massoneria (pp. 156-161). La genesi e la portata del documento del 1983 vengono ricostruite da S. E. mons. Josef Stimpfle, arcivescovo emerito di Augusta, nel contributo intitolato Dall’indagine dei vescovi tedeschi (1974-1980) al documento vaticano del 1983 (pp. 162-182). Il prelato ricorda l’ampia indagine di una commissione di vescovi tedeschi — da lui guidata — che si confrontò con le Grandi Logge Unite di Germania in un’atmosfera di dialogo lungo e rispettoso. Al termine la Conferenza Episcopale Tedesca raggiunse la conclusione che — principalmente a causa del relativismo — non era ammissibile per i fedeli cattolici la “doppia appartenenza” alla massoneria, non solo nel caso di obbedienze anticlericali ma anche nel caso di organizzazioni come la Große Landesloge tedesca che si definisce un “ordine di massoni cristiani”. Del lavoro della Conferenza Episcopale Tedesca tenne ampio conto la Congregazione per la Dottrina della Fede nell’elaborazione del documento del 1983. Sulla portata di tale documento torna nel contributo finale del volume — Cattolici e massoneria: dialogo e “doppia appartenenza” — mons. Giuseppe Casale (pp. 183-189). Dopo avere ricostruito i rapporti fra massoneria e nuove religioni — che esistono, ma non devono essere sopravvalutati — e fatto cenno ai rapporti fra Chiesa e nuove religioni, più ampiamente illustrati in altre opere curate dal CESNUR — il presule insiste sulla distinzione fra “dialogo” — possibile a certe condizioni con tutti, quindi anche con i massoni — e “doppia appartenenza”, sempre inammissibile fra Chiesa cattolica e massoneria. “Non spetta alle massonerie — conclude mons. Giuseppe Casale — dichiarare se la doppia appartenenza è possibile o no. Non spetta neppure ai singoli vescovi, o alle conferenze episcopali, tanto meno a singoli sacerdoti o teologi (non ne mancano che esprimono opinioni bizzarre, ma queste opinioni non sono quelle della Chiesa). Il giudizio spetta soltanto a Roma, e Roma lo ha formulato in modo chiaro” (p. 189).

Il volume è completato da quattro appendici che riproducono, per comodità del lettore, i documenti storicamente più importanti del magistero cattolico in tema di massoneria: la lettera apostolica In eminenti apostolatus specula, di Papa Clemente XII, del 1738 (pp. 191-193); l’enciclica Humanum genus, di Papa Leone XIII, del 1884 (pp. 194-214); la Dichiarazione sulla massoneria, della Congregazione per la Dottrina della Fede, del 1983 (p. 216); e la “motivazione” ufficiosa di tale Dichiarazione apparsa nel 1985 su L’Osservatore Romano con il titolo Inconciliabilità tra fede cristiana e massoneria. Riflessioni a un anno dalla Dichiarazione della Congregazione per la Dottrina della Fede (pp. 217-221).

Non è forse eccessivo e retorico affermare che il volume del CESNUR colma un vuoto, giacché da anni — e in particolare dopo l’importante Dichiarazione del 1983 — non venivano più pubblicate opere di sintesi sui rapporti fra la massoneria e le religioni, e in particolare fra la massoneria e la Chiesa cattolica. Il taglio scientifico — tipico di tutta la produzione del CESNUR — non impedisce al volume di ribadire con estrema chiarezza la posizione attuale del magistero cattolico, contro ogni tipo di fraintendimento e di ambiguità. In un momento storico caratterizzato da un grande interesse per il problema massonico — non sempre correttamente impostato e, quindi, adeguatamente affrontato — non si può che auspicare a quest’opera la massima diffusione, non soltanto fra gli specialisti.

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