Conta solo la fedeltà a Cristo

Non serve il bilancino per soppesare quanto la società è cristiana. Quel che invece conta davvero è la qualità della fede, sia del singolo sia della comunità. Lo ha ribadito il Papa all’“Angelus”
Michele Brambilla 3 mesi fa
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Di Michele Brambilla

La pagina di Vangelo del giorno (Mt 10, 26-28), secondo il Rito romano, esorta: «non abbiate paura degli uomini, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato […]. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce. […] E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima». Alla recita dell’Angelus domenica 25 giugno, in Piazza San Pietro, Papa Francesco coglie subito una similitudine con quanto vivono migliaia di cristiani nel mondo. Giusto in settimana, rivolgendosi ai partecipanti alla 90° sessione plenaria della
“Riunione delle Opere per l’Aiuto alle Chiese Orientali”, il Santo Padre ha esortato l’Occidente a proteggere e accogliere i profughi cristiani provenienti dalle aree in cui sono perseguitati. Quella trascorsa è una settimana che ha visto la Chiesa colpita pure in Europa, poiché, stando solo all’Italia, si sono visti un sacerdote di primissimo piano, padre Livio Fanzaga, e il portavoce di un movimento d’opinione laicale, Simone Pillon, portavoce del Family Day, giudicati da tribunali laicisti per aver sostenuto pubblicamente la visione cattolica della famiglia.

Il Pontefice ricorda che «non esiste la missione cristiana all’insegna della tranquillità! Le difficoltà e le tribolazioni fanno parte dell’opera di evangelizzazione, e noi siamo chiamati a trovare in esse l’occasione per verificare l’autenticità della nostra fede e del nostro rapporto con Gesù». Paradossalmente, «dobbiamo considerare queste difficoltà come la possibilità per essere ancora più missionari e per crescere in quella fiducia verso Dio, nostro Padre, che non abbandona i suoi figli nell’ora della tempesta».

Dio non è un sadico che abbandona le proprie pecore al macello, limitandosi a pretendere una perseveranza eroica. Gesù Cristo stesso «[…] è stato perseguitato dagli uomini, ha conosciuto il rifiuto, l’abbandono e la morte in croce». Ogni cristiano è dunque chiamato a conformare le proprie azioni a quelle del suo Signore. Cristo non vuole la morte violenta di nessuno e, certamente, il martirio di sangue non è un obbligo, ma a chi si trova di fronte a una scelta difficile è garantita l’assistenza dello Spirito Santo. Siamo in mano ad una Provvidenza non inerte. «Per questo, nel Vangelo di oggi, per ben tre volte Gesù rassicura i discepoli dicendo: «Non abbiate paura!»».

Francesco passa quindi in rassegna i luoghi e le situazioni nelle quali un cristiano è oggi perseguitato. «Anche ai nostri giorni, fratelli e sorelle, la persecuzione contro i cristiani è presente. Noi preghiamo per i nostri fratelli e sorelle che sono perseguitati e lodiamo Dio perché, nonostante ciò, continuano a testimoniare con coraggio e fedeltà la loro fede. Il loro esempio ci aiuta a non esitare nel prendere posizione in favore di Cristo, testimoniandolo coraggiosamente nelle situazioni di ogni giorno, anche in contesti apparentemente tranquilli. In effetti, una forma di prova può essere anche l’assenza di ostilità e di tribolazioni», forse persino più insidiosa, poiché allenta l’esercizio delle virtù.

«La Vergine Maria, modello di umile e coraggiosa adesione alla Parola di Dio, ci aiuti a capire che nella testimonianza della fede non contano i successi, ma la fedeltà, la fedeltà a Cristo». Per troppo tempo, nelle parrocchie italiane, ci si è lasciati trascinare dall’ossessione dei “numeri”, del successo materiale. Per il Papa, e per Cristo, conta invece la qualità della fede, del singolo come della comunità.

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