I copti: fratelli nella fede. Ricordiamoli

Marco Invernizzi 6 mesi fa
Prima pagina  /  Lettere agli amici  /  I copti: fratelli nella fede. Ricordiamoli

Di quello che accade in Egitto interessa poco o niente ai nostri mezzi di comunicazione, salvo che per il caso Regeni, il povero dottorando italiano torturato e assassinato in Egitto mesi fa. Quando, nel 2013, avvenne la sollevazione contro il regime dei Fratelli musulmani guidata dall’attuale Presidente Abdel Fattah Al Sisi, il mondo intero protestò a lungo contro il colpo di Stato che aveva rovesciato il regime di Mohamed Morsi. Se poi le vittime sono i cristiani, l’interesse cala ulteriormente.

Così è avvenuto con l’attentato dell’11 dicembre a Il Cairo, nella chiesa copta di San Marco, adiacente alla cattedrale, che ha provocato la morte di 23 persone e decine di feriti. La notizia è stata data (meno male), ma poi è subito scomparsa e per avere aggiornamenti ci si deve collegare con agenzie specializzate come Asia news o leggere L’Osservatore Romano, il quotidiano della Santa sede, cosa che evidentemente fanno in pochissimi.

Le indagini, infatti, sono cominciate e hanno individuato l’attentatore suicida in Mahmoud Shafik Mohamed Moustafa, un ragazzo di 22 anni che si è fatto esplodere nell’ala della chiesa dove sono solite radunarsi le donne, provocando la morte anche di numerose bambine. Anche quattro presunti complici sono stati arrestati, tra i quali una donna, come ha riferito lo stesso Presidente, che ha partecipato ai funerali solenni, marciando per alcune centinaia di metri con il corteo funebre, accanto ai rappresentanti della comunità copta, al primo ministro Sherif Ismail e a numerose personalità cristiane e musulmane.

L’attentato è stato rivendicato dal ramo egiziano dell’IS con un comunicato nel quale si minaccia di volere colpire altri cristiani.

Ma chi sono i cristiani copti? Molti li possiamo incontrare nelle nostre città occidentali, dove sono arrivati nei decenni scorsi fuggendo da diverse persecuzioni o discriminazioni e alla ricerca di lavoro. Copto vuol dire egizio e i copti sono gli abitanti originari dell’Egitto, quelli direttamente discendenti dalla cultura dei Faraoni e che rappresentano l’Egitto originario. Il cristianesimo venne portato in Egitto dall’Apostolo Marco verso la metà del primo secolo, in particolare ad Alessandria, dove si costituì una celebre scuola teologica, che diede alla Chiesa importanti Padri come sant’Atanasio (328-373), che si oppose all’eresia ariana, e san Cirillo (412-444), che combatté contro l’eresia nestoriana.

La Chiesa copta si separò da Roma perché i suoi vescovi non accettarono le risoluzioni del Concilio di Calcedonia nel 451, che affermava come Cristo fosse una persona con due nature, quella umana e quella divina, vero Dio e vero uomo. Ma si trattò di un equivoco, secondo molti studiosi, legato a una malintesa interpretazione e traduzione della parola physis. Oggi i colloqui fra i rappresentanti delle diverse chiese cristiane orientali e i cattolici romani accertano che abbiamo di fronte cristiani che professano la nostra stessa fede. Certamente, 1500 anni di separazione, spesso anche fisica, rendono più difficile la completa comunione che esisteva nei primi secoli.

Quello che forse potrebbe favorire anche il ritorno all’unità, da parte nostra, è una maggiore attenzione alla situazione drammatica in cui vivono questi fratelli nella fede.

I copti sono circa il 10% della popolazione egiziana (92 milioni) e subiscono dall’epoca di Maometto (570 circa-632) una persecuzione ostinata, come del resto accade per tutti i cristiani che vivono in Medio Oriente, con la sola eccezione dei cristiani libanesi. Persecuzione ad opera dei gruppi islamisti, a cui non corrisponde sempre un’adeguata protezione da parte delle autorità, anche quando sono contrarie all’islamismo radicale, come l’attuale regime di Al Sisi.

Vogliamo aiutarli? Cominciamo a ricordare chi sono, la loro storia bimillenaria, le origini evangeliche da cui provengono, la testimonianza che danno oggi e la pazienza nell’avere saputo resistere per tanti secoli, isolati e schiacciati, ma mai rassegnati.

Oggi è in gioco la loro stessa sopravvivenza come comunità, in Iraq e in Siria, ma anche in Egitto, perché la mentalità islamista non prevede il diritto alla libertà religiosa. Preghiamo per loro e facciamo eco alle loro ragioni, prima che diventi inutile.

Marco Invernizzi

Categoria:
  Lettere agli amici
Autore

 Marco Invernizzi

  (45 Articoli)