Il cuore della Messa

La catechesi del Papa insegna a rendere grazie, sempre e in ogni luogo, affinché la vita si trasformi in un dono continuo che, liberamente e gratuitamente, costruisca la comunione concreta nella Chiesa e con tutti
Silvia Scaranari 4 mesi fa
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di Silvia Scaranari

Nelle ultime due udienze generali, il 28 febbraio [link: ] e il 7 marzo, Papa Francesco è entrato nel cuore della celebrazione della Santa Messa, spiegando il momento dell’offerta dei doni e della preghiera eucaristica. Sono infatti momenti direttamente collegati: la partecipazione al sacrificio di Cristo dei fedeli che portano le proprie povere piccole offerte e l’apertura al mistero di Dio che muore in croce con la preghiera elevata dalla Chiesa al Padre.

«Obbediente al comando di Gesù», ha detto il Pontefice il 28 febbraio, «la Chiesa ha disposto la Liturgia eucaristica in momenti che corrispondono alle parole e ai gesti compiuti da Lui la vigilia della sua Passione. Così, nella preparazione dei doni sono portati all’altare il pane e il vino, cioè gli elementi che Cristo prese nelle sue mani. Nella Preghiera eucaristica rendiamo grazie a Dio per l’opera della redenzione e le offerte diventano il Corpo e il Sangue di Gesù Cristo».

Spesso sono i fedeli che portano all’altare il pane e il vino, che dopo pochi istanti vengono consacrati per diventare il corpo e il sangue di Cristo, perché «[…] nei segni del pane e del vino il popolo fedele pone la propria offerta nelle mani del sacerdote, il quale la depone sull’altare o mensa del Signore, “che è il centro di tutta la Liturgia eucaristica” (OGMR, 73). Cioè, il centro della Messa è l’altare, e l’altare è Cristo; sempre bisogna guardare l’altare che è il centro della Messa».

L’offerta umana è misera, povere sono le cose che l’uomo può offrire a Dio, ma Dio chiede all’uomo di essere partecipe, non s’impone mai contro la sua volontà. Anche nel donarsi interamente all’uomo nel sacrificio eucaristico, Dio chiede prima la pur misera collaborazione dell’uomo. Sottolinea il Santo Padre: «Ci chiede poco, il Signore, e ci dà tanto. Ci chiede poco. Ci chiede, nella vita ordinaria, buona volontà; ci chiede cuore aperto; ci chiede voglia di essere migliori per accogliere Lui che offre se stesso a noi nell’Eucaristia; ci chiede queste offerte simboliche che poi diventeranno il Suo corpo e il Suo sangue».

Terminata la presentazione delle offerte, inizia la Preghiera eucaristica che immette nel cuore della santa Messa. In questo momento, la Chiesa ripete con rigore le parole e i gesti che Gesù pronunciò e fece nell’Ultima cena prima di affrontare l’agonia e la morte, ha detto il Pontefice il 7 marzo, «[…] allorché “rese grazie” sul pane e poi sul calice del vino (cfr Mt 26,27; Mc 14,23; Lc, 22,17.19; 1 Cor 11,24): il suo ringraziamento rivive in ogni nostra Eucaristia, associandoci al suo sacrificio di salvezza». Questo momento è solenne e come tale dev’essere celebrato dal sacerdote e vissuto dai fedeli. La Chiesa ha predisposto diverse preghiere eucaristiche, tutte molto belle e significative, ma precedute da un Prefazio, «[…] che è un’azione di grazie per i doni di Dio, in particolare per l’invio del suo Figlio come Salvatore. Il Prefazio si conclude con l’acclamazione del “Santo”, normalmente cantata. È bello cantare il “Santo”: “Santo, Santo, Santo il Signore”. È bello cantarlo. Tutta l’assemblea unisce la propria voce a quella degli Angeli e dei Santi per lodare e glorificare Dio». Il “Santo” è infatti l’invocazione allo Spirito Santo affinché permei con la propria forza il pane e il vino, e così queste povere cose diventino Gesù, vero Dio e vero uomo.

L’altare è la croce su cui Cristo si è immolato. Ieri come oggi, sull’altare Dio fatto uomo muore per la salvezza di ogni uomo. È un mistero grande, un evento che supera la capacità della comprensione umana, ma, il Papa mette in guardia tutti: «Gesù in questo è stato chiarissimo. Abbiamo sentito come San Paolo all’inizio racconta le parole di Gesù: “Questo è il mio corpo, questo è il mio sangue”. “Questo è il mio sangue, questo è il mio corpo”. È Gesù stesso che ha detto questo. Noi non dobbiamo fare pensieri strani: “Ma, come mai una cosa che …”. È il corpo di Gesù; è finita lì! La fede: ci viene in aiuto la fede; con un atto di fede crediamo che è il corpo e il sangue di Gesù».

La Preghiera eucaristica unisce al sacrificio di Cristo tutti i fedeli a partire dal Papa e dal vescovo, passando per i bisognosi, vivi o defunti. Nessuno è escluso. È questo il momento in cui il fedele può pregare per una persona particolare, per un parente, un amico, un defunto. Ma il Santo Padre sottolinea che la celebrazione di una santa Messa per qualcuno dev’essere gratuita, non si può pagare Cristo. L’offerta deve essere libera. «Capito questo? Niente! La Messa non si paga. La Messa è il sacrificio di Cristo, che è gratuito. La redenzione è gratuita. Se tu vuoi fare un’offerta falla, ma non si paga. Questo è importante capirlo».

La bellezza e la complessità della Preghiera eucaristica «[…] ci insegna a coltivare tre atteggiamenti che non dovrebbero mai mancare nei discepoli di Gesù. I tre atteggiamenti: primo, imparare a “rendere grazie, sempre e in ogni luogo”, e non solo in certe occasioni, quando tutto va bene; secondo, fare della nostra vita un dono d’amore, libero e gratuito; terzo, costruire la concreta comunione, nella Chiesa e con tutti. Dunque, questa Preghiera centrale della Messa ci educa, a poco a poco, a fare di tutta la nostra vita una “eucaristia”, cioè un’azione di grazie».

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