Il Leviatano domato

Fine delle discriminazioni contro chi si oppone ad aborto, eutanasia e gender. L’Amministrazione Trump costringe lo Stato federale a fare un passo indietro
Marco Respinti 4 settimane fa
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di Marco Respinti, 29 gennaio 2018

 

Il collegamento video con la Marcia per la Vita il 19 gennaio, poi la nuova proclamazione della Giornata nazionale della Sacralità della vita umana il 22, nella stessa data in cui nel 1973 gli Stati Uniti d’America abusarono della libertà propria e della pazienza altrui legalizzando l’aborto. E appena prima, il 16, la proclamazione della Giornata nazionale della libertà religiosa. In una manciata di giorni, il presidente Donald J. Trump ha mantenuto le promesse elettorali che più qualificano la sfida politica che lanciò un anno e mezzo fa.

Eppure qualche malizioso potrebbe commentare che le parole sono gratis e che un po’ di consenso in più, soprattutto se i sondaggi di gradimento sono in calo, val bene una Messa. Difficile dissentire, a meno che alle parole non si accompagnino i fatti. Fatti decisivi come per esempio quello avvenuto lo stesso 18 gennaio della Marcia per la Vita, quando Roger Severino, direttore dell’Ufficio per i diritti civili dello Health and Human Services Department, ovvero il ministero della Salute, ha annunciato la costituzione di un nuovo dipartimento dedicato alla protezione dei cittadini statunitensi dalle discriminazioni a motivo della religione. Praticamente un braccio operativo della Costituzione federale dentro un ministero delicato qual è quello della Salute. Cosa c’entra la libertà religiosa con la salute? C’entra perché il diritto alla libertà religiosa sancito dalla Costituzione federale statunitense è l’ultimo e unico scudo che tuteli chi non accetta il pensiero dominante in tema di aborto, eutanasia e gender. Se la libertà di coscienza è garantita, è infatti possibile disobbedire civilmente alle imposizioni di legge contrarie al proprio convincimento morale e alla propria fede religiosa. Per questo il presidente Barack Obama e la sua Amministrazione hanno fatto di tutto per calpestare il diritto costituzionale alla libertà religiosa di cui godono gli americani.

L’avvio del suddetto nuovo dipartimento è del resto una mossa rivelatrice di una filosofia politica profonda. Lo Stato federale, limitando volontariamente le proprie prerogative, rinuncia a parte del proprio potere coercitivo là dove esso non è né giusto né lecito, riconoscendo esplicitamente di non essere l’ultima istanza in materia morale e religiosa. Il contrario esatto della categoria assolutistica da cui è sorto lo Stato moderno dalla prime “signorie autocefale” in poi, totalitarismi compresi.

La prima avvisaglia di questa tempesta virtuosa si è avuta all’inizio di ottobre, quando il ministero della Salute ha presentato la bozza del piano strategico per il periodo 2018-2022 scrivendo espressamente e naturalmente che è sua «missione […] servire tutti gli statunitensi dal concepimento alla morte naturale […]» (rigo 846). L’offensiva è proseguita poi il 6 sempre di ottobre, quando l’Internal Revenue Service (l’Agenzia delle Entrate), lo stesso ministero della Salute e l’Employee Benefits Security Administration (la divisione del ministero del Lavoro per la previdenza sociale) hanno varato congiuntamente un nuovo regolamento, Religious Exemptions and Accommodations for Coverage of Certain Preventive Services under the Affordable Care Act, che mette fine all’obbligo di passare preparati contraccettivi e abortivi nel pacchetto delle polizze assicurative accese per i propri impiegati da ordini religiosi, istituzioni quali università e ospedali rette da loro o da enti d’ispirazione religiosa, organizzazioni di ben preciso orientamento quali i comitati promotori delle marce per la vita e aziende che sollevino eccezioni morali, obbligo imposto per legge federale dal “Patient Protection and Affordable Care Act”, ovvero la riforma della Sanità firmata da Obama il 23 marzo 2010 e soprannominata “Obamacare”.

Ovviamente i soliti noti non sono rimasti a guardare e così il solito giudice federale, in questo caso Wendy Beetlestone del Tribunale distrettuale della Pennsylvania Orientale, ha bloccato la decisione il 15 dicembre, imitato, pochi giorni dopo, da un secondo giudice federale, Haywood Gilliam, Jr., del Tribunale distrettuale della California Settentrionale. Ora però a scompaginare positivamente ancora le carte giunge questa nuova mossa del ministero della Salute, la cui matrice remota è l’ordine esecutivo a difesa della libertà di religione e di espressione che il presidente Trump firmò il 4 maggio alla Casa Bianca. No, non sono affatto solo parole.

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