Il pensiero del giorno: Gv 5,17-30

Don Piero Cantoni 3 mesi fa
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« Ma Gesù disse loro: “Il Padre mio agisce anche ora e anch’io agisco”. Per questo i Giudei cercavano ancor più di ucciderlo, perché non soltanto violava il sabato, ma chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio. Gesù riprese a parlare e disse loro: “In verità, in verità io vi dico: il Figlio da se stesso non può fare nulla, se non ciò che vede fare dal Padre; quello che egli fa, anche il Figlio lo fa allo stesso modo. Il Padre infatti ama il Figlio, gli manifesta tutto quello che fa e gli manifesterà opere ancora più grandi di queste, perché voi ne siate meravigliati. Come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi egli vuole. Il Padre infatti non giudica nessuno, ma ha dato ogni giudizio al Figlio, perché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre. Chi non onora il Figlio, non onora il Padre che lo ha mandato. In verità, in verità io vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita. In verità, in verità io vi dico: viene l’ora – ed è questa – in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio e quelli che l’avranno ascoltata, vivranno. Come infatti il Padre ha la vita in se stesso, così ha concesso anche al Figlio di avere la vita in se stesso, e gli ha dato il potere di giudicare, perché è Figlio dell’uomo. Non meravigliatevi di questo: viene l’ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e usciranno, quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna. Da me, io non posso fare nulla. Giudico secondo quello che ascolto e il mio giudizio è giusto, perché non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato » (Gv 5,17-30).

Gesù spiega con parole umane ed esempi tratti dall’esperienza degli uomini del suo tempo, che possiamo però comprendere senza troppa difficoltà anche noi, il mistero della sua vita eterna in Dio. Lui è come un apprendista che impara dal Padre ad operare come lui. Vede quello che fa il Padre ed opera alla stessa maniera. Da solo non è in grado di far nulla, perché tutto quello che sa lo impara dal Padre: come un figlio obbediente che, lavorando nella bottega del genitore, impara vedendo, imitando, vivendo insieme con amore.

L’apprendimento infatti avviene in un clima e in una atmosfera di amore. È perché il Padre ama il Figlio e perché il Figlio ama il Padre e lo ascolta, lo guarda lavorare e lo imita con umiltà, che la trasmissione del mestiere avviene. Lo stesso (qualcosa di simile…) avviene in Dio. Il Padre opera e anche il Figlio opera, perché l’Amore li unisce intimamente. Il Padre ha la vita in sé stesso, è la sorgente della vita. Lui è come il primo anello della catena della vita soprannaturale. Trasmette la vita al Figlio, comunicando ad esso la capacità di trasmetterla a sua volta. Come avviene la trasmissione? In un modo simile a quella originaria ed eterna trasmissione di cui ci parla qui Gesù.

Ascoltando umilmente, nella profonda convinzione di non essere capaci di far nulla da soli, riceviamo nel mistero dei sacramenti una vita che ci supera, che ci rende capaci di essere sorgenti di vita a nostra volta e – in definitiva – di vincere la stessa morte. Tutto questo per mezzo dell’umiltà, della fede e dell’Amore.

 

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 Don Piero Cantoni

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