Il pensiero del giorno

Don Piero Cantoni 8 mesi fa
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« Convocata la folla insieme ai suoi discepoli, disse loro: “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà. Infatti quale vantaggio c’è che un uomo guadagni il mondo intero e perda la propria vita? Che cosa potrebbe dare un uomo in cambio della propria vita? Chi si vergognerà di me e delle mie parole davanti a questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell’uomo si vergognerà di lui, quando verrà nella gloria del Padre suo con gli angeli santi”. Diceva loro: “In verità io vi dico: vi sono alcuni, qui presenti, che non morranno prima di aver visto giungere il regno di Dio nella sua potenza” » (Mc 8,34-9,1)

Se qualcuno vuol venire dietro a me… mi segua. Tradotto così può apparire come una banalità, una “tautologia”. Si potrebbe forse tradurre meglio in questo modo: chi vuol seguirmi, faccia così e così, in questo modo diventerà veramente mio discepolo [ἀκολουθείτω μοι], mio “accolito”. L’insegnamento di Gesù è perfetto, non si limita a comunicare una dottrina, ma comunica una vita. Comporta quindi la nostra libera decisione di percorrere la sua stessa vita. Per comprendere questo insegnamento fondamentale, conviene che facciamo un passo indietro e riflettiamo sull’episodio che lo precede immediatamente. « […] cominciò a insegnare loro che il Figlio dell’uomo doveva soffrire molto ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere. Faceva questo discorso apertamente. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo. Ma egli, voltatosi e guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro e disse: “Va’ dietro a me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini” ». Seguire Gesù vuol dire accettare di condividere la sua vita, che è vita di gioia, luce, dolore e gloria. Nel tempo di Quaresima, al quale ci stiamo avvicinando, saremo invitati da santa madre Chiesa a considerare con particolare attenzione il dolore di Gesù, cioè la sua Croce. Considerare un aspetto di una vita non vuol dire dimenticare gli altri aspetti, perché questo vorrebbe dire “separare” e qui, trattandosi di una vita, vorrebbe dire uccidere… Se taglio un gatto in due non ottengo due gatti ma un cadavere! Vuol dire “solo” prestare un’attenzione particolare. La vita di Gesù è un tutto, un insieme, di cui la Croce è un passaggio essenziale. Chi vuol venire dietro a me – dice Gesù – rinneghi sé stesso, dica di no al proprio egoismo, prenda la sua Croce di ogni giorno. Non una Croce astratta, immaginata e desiderata dal nostro io, ma quella Croce che è la nostra e che ogni giorno ci troviamo davanti. Solo se accogliamo quella Croce, solo se la prendiamo come realtà amata, con gioia (cfr. 2Cor 9,7), solo allora diventiamo veri seguaci (“accoliti”) di Gesù. « La conversione si realizza nella vita quotidiana attraverso gesti di riconciliazione, attraverso la sollecitudine per i poveri, l’esercizio e la difesa della giustizia e del diritto [cfr. Am 5,24; 1435 Is 1,17], attraverso la confessione delle colpe ai fratelli, la correzione fraterna, la revisione di vita, l’esame di coscienza, la direzione spirituale, l’accettazione delle sofferenze, la perseveranza nella persecuzione a causa della giustizia. Prendere la propria croce, ogni giorno, e seguire Gesù è la via più sicura della penitenza [cfr. Lc 9,23] » (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1435). Che cosa vuol dire in concreto “dire di no a sé stessi”? Quando ci capita qualcosa di spiacevole spesso reagiamo così: sarei disposto ad accettare qualsiasi cosa, ma questo no! Se vogliamo invece vivere la penitenza diciamo: grazie Gesù! E andiamo avanti con gioia! San Filippo Neri diceva che vale di più una penitenza da poco ma non cercata, che mille difficili penitenze che ci infliggiamo di nostra propria volontà… « Figlio, se ti presenti per servire il Signore, prepàrati alla tentazione. Abbi un cuore retto e sii costante, non ti smarrire nel tempo della prova. Stai unito a lui senza separartene, perché tu sia esaltato nei tuoi ultimi giorni. Accetta quanto ti capita e sii paziente nelle vicende dolorose, perché l’oro si prova con il fuoco e gli uomini ben accetti nel crogiuolo del dolore. Nelle malattie e nella povertà confida in lui. Affìdati a lui ed egli ti aiuterà, raddrizza le tue vie e spera in lui » (Sir 2,1-6)

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 Don Piero Cantoni

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