Il pensiero del giorno: Ag 1,1-8

Don Piero Cantoni 10 mesi fa
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« L’anno secondo del re Dario, il primo giorno del sesto mese, questa parola del Signore fu rivolta per mezzo del profeta Aggeo a Zorobabele, figlio di Sealtièl, governatore della Giudea, e a Giosuè, figlio di Iosadàk, sommo sacerdote. “Così parla il Signore degli eserciti: Questo popolo dice: “Non è ancora venuto il tempo di ricostruire la casa del Signore!””. Allora fu rivolta per mezzo del profeta Aggeo questa parola del Signore: “Vi sembra questo il tempo di abitare tranquilli nelle vostre case ben coperte, mentre questa casa è ancora in rovina? Ora, così dice il Signore degli eserciti: Riflettete bene sul vostro comportamento! Avete seminato molto, ma avete raccolto poco; avete mangiato, ma non da togliervi la fame; avete bevuto, ma non fino a inebriarvi; vi siete vestiti, ma non vi siete riscaldati; l’operaio ha avuto il salario, ma per metterlo in un sacchetto forato. Così dice il Signore degli eserciti: Riflettete bene sul vostro comportamento! Salite sul monte, portate legname, ricostruite la mia casa. In essa mi compiacerò e manifesterò la mia gloria – dice il Signore » (Ag 1,1-8).

L’esilio è quell’evento terribile che sconvolge la vita del popolo di Israele, tanto da costituire un punto di cambiamento radicale, di transizione, e tale da dividere la sua storia in due momenti fondamentali: prima e dopo l’esilio. Esso si produce in momenti ravvicinati ma diversi: dapprima abbiamo la deportazione dell’anno 597, poi l’assedio e la distruzione di Gerusalemme nel 586/587.

Il re Sedecia, uomo debole e irresoluto non volle (o non riuscì) ad ascoltare le parole del profeta Geremia che lo esortava ad arrendersi davanti alla potenza esorbitante dei babilonesi. Altre insurrezioni senza speranza e con esito disastroso provocarono una ulteriore deportazione nell’anno 582. Incomincia il periodo dell’esilio babilonese (586-539) a partire dal quale prende l’avvio anche il fenomeno della “diáspora”, cioè della “disseminazione, dispersione”: lo sparpagliarsi del popolo ebraico al di fuori della Palestina non solo ad oriente (Mesopotamia e Persia) ma soprattutto verso occidente (in particolare in Grecia e principalmente in Egitto).

I profeti riflettono sul significato provvidenziale di questo fatto. La scuola di Isaia in particolare interpreta, a nome di Dio, il senso profondo di questi fatti (Deuterosiaia: Is 40-55): quella che appare a prima vista come una tremenda sconfitta, come la smentita di tutte le promesse divine, è in realtà solo l’inizio di un mondo nuovo che troverà nella venuta del Messia la sua conclusione e realizzazione. Il profeta Aggeo parla nel momento in cui la nascita e l’improvvisa espansione dell’impero persiano ad opera di Ciro il grande (558-529) avevano cambiato radicalmente la situazione che si era creata ad opera dell’impero babilonese. Al centralismo dissolutore di Babilonia subentra un nuovo stile: i popoli sono rispettati nella loro diversità e nelle loro tradizioni. Il successore di Ciro, Dario I porta avanti questa impostazione. Aggeo ricorda agli ebrei rientrati in patria il loro dovere di ricostruire il Tempio. Dio è il primo e il primato di Dio si manifesta concretamente nella ricostruzione della sua casa. Queste parole profetiche ci parlano ancora. Anche noi, che siamo impegnati in tante cose, dobbiamo avere sempre lo sguardo rivolto al primato di Dio. Anche noi dobbiamo costruire e molto spesso ri-costruire.

Costruire che cosa? La casa di Dio, il luogo in cui Dio abita. « […] voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio, edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, avendo come pietra d’angolo lo stesso Cristo Gesù. In lui tutta la costruzione cresce ben ordinata per essere tempio santo nel Signore; in lui anche voi venite edificati insieme per diventare abitazione di Dio per mezzo dello Spirito » (Ef 2,19-22). Questa costruzione è opera di Gesù e di noi per mezzo di Gesù, con Gesù e in Gesù. « Se il Signore non costruisce la casa, invano si affaticano i costruttori » (Sal 127,1). È una casa solo per noi o per tutti? È per noi e per tutti. Quanto più entriamo dentro di noi con il Signore, tanto più e tanto meglio usciamo al servizio degli altri. « Cristo viene a noi, e muove dall’interno verso l’esterno, mentre noi andiamo a Lui dall’esterno verso l’interno; così avviene uno scambievole incontro spirituale »; « Infatti il flusso divino esige sempre un riflusso. Dio è come un mare con flusso e riflusso. Un flusso ininterrotto verso tutti quelli che gli sono legati con amore, a seconda del bisogno e della opportunità di ciascuno, e un riflusso che quasi riassorbe tutti quelli che vivono in cielo e in terra, ai quali Dio ha comunicato i suoi doni; riflusso che non riassorbe soltanto gli uomini, ma anche tutto ciò che essi hanno e che possono fare » (beato Jan van Ruusbroec, Lo splendore delle nozze spirituali). Il Regno di Dio, quando è autentico, è sempre insieme interiore ed esteriore, esteriore ed interiore.

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