Il pensiero del giorno: At 1,15-26

Don Piero Cantoni 3 mesi fa
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« In quei giorni Pietro si alzò in mezzo ai fratelli – il numero delle persone radunate era di circa centoventi – e disse: “Fratelli, era necessario che si compisse ciò che nella Scrittura fu predetto dallo Spirito Santo per bocca di Davide riguardo a Giuda, diventato la guida di quelli che arrestarono Gesù. Egli infatti era stato del nostro numero e aveva avuto in sorte lo stesso nostro ministero. Giuda dunque comprò un campo con il prezzo del suo delitto e poi, precipitando, si squarciò e si sparsero tutte le sue viscere. La cosa è divenuta nota a tutti gli abitanti di Gerusalemme, e così quel campo, nella loro lingua, è stato chiamato Akeldamà, cioè “Campo del sangue”. Sta scritto infatti nel libro dei Salmi: La sua dimora diventi deserta e nessuno vi abiti, il suo incarico lo prenda un altro. Bisogna dunque che, tra coloro che sono stati con noi per tutto il tempo nel quale il Signore Gesù ha vissuto fra noi, cominciando dal battesimo di Giovanni fino al giorno in cui è stato di mezzo a noi assunto in cielo, uno divenga testimone, insieme a noi, della sua risurrezione”. Ne proposero due: Giuseppe, detto Barsabba, soprannominato Giusto, e Mattia. Poi pregarono dicendo: “Tu, Signore, che conosci il cuore di tutti, mostra quale di questi due tu hai scelto per prendere il posto in questo ministero e apostolato, che Giuda ha abbandonato per andarsene al posto che gli spettava”. Tirarono a sorte fra loro e la sorte cadde su Mattia, che fu associato agli undici apostoli » (At 1,15-26).ù

Gesù ha scelto dodici apostoli, dodici come il numero dei figli di Giacobbe da cui sono discese le dodici tribù del popolo di Israele (cfr Mt 19,28; Ap 21,14). Ha costituito infatti una nuova “leadership”, una nuova classe dirigente per un Israele rinnovato (cfr. Mc 10,42-43) in vista del compimento e del perfezionamento definitivo dell’Alleanza con la sua morte e risurrezione.
Il fatto che la Chiesa primitiva riconoscesse in questo numero un significato particolare è testimoniato dalla scelta di Mattia per occupare il posto lasciato vuoto dal tradimento e dalla morte di Giuda. La scelta dei dodici è differente dalla chiamata dei discepoli. Questa chiamata è un invito universale a seguirlo, mentre gli apostoli costituiscono  un gruppo speciale scelto tra i discepoli per partecipare alla missione di Gesù in un modo particolare. Apostolo (greco: πστολος; ebr. שָׁלִיחַ shalìach: inviato con un incarico ufficiale; rappresentante ufficiale dell’inviante) vuol dire ‘inviato’, ‘rappresentante’. Gesù sintetizza le sue caratteristiche in due parole « perché stessero con lui e per mandarli a predicare con il potere di scacciare i demòni » (Mc 3,14-15).
Essere apostolo comporta innanzitutto una intimità con la persona di Gesù. Una intimità per così dire “ufficiale”, senza la quale la sua missione non avrebbe efficacia (cfr. Gv 15,4-7), indipendente di per sé dalle sue qualità personali: istruzione, eloquenza, simpatia, “carisma”. Comporta poi l’essere mandato a predicare e a scacciare i demoni. Due cose che vanno insieme nel ministero di Gesù (Mc 1,39) e costituiscono per così dire due aspetti inseparabili (Mc 1,27), perché il Demònio insidia continuamente gli uomini per distoglierli dall’ascoltare la Parola di Dio e per falsificarne la comunicazione. « Voi avete per padre il diavolo e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli era omicida fin da principio e non stava saldo nella verità, perché in lui non c’è verità. Quando dice il falso, dice ciò che è suo, perché è menzognero e padre della menzogna » (Gv 8,44). Questo particolare potere contro la menzogna che deve accompagnare costantemente la predicazione del Vangelo per assicurarne l’efficacia concreta è quello che il linguaggio della Chiesa ha successivamente chiamato “assistenza dello Spirito Santo” o anche “infallibilità”.
Gesù ha lasciato agli apostoli la sua stessa autorità a cui appartiene anche il potere esorcistico. Questo potere garantisce in senso largo la capacità di mantenere la predicazione esente dalle falsificazioni del Maligno, in senso stretto quella di cacciarlo quando invade le persone e, in qualche modo, se ne impossessa. Potere che non deriva dalle qualità dell’esorcista ma dall’autorità che il vescovo gli trasmette, tutta radicata nell’autorità di Colui che ha vinto Satana (1Gv 3,8). Amiamo i vescovi perché sono i successori degli apostoli e detentori della stessa autorità di Gesù! Preoccupiamoci che quanto pensiamo e affermiamo a proposito del Vangelo sia in conformità con quanto il Magistero vivente della chiesa oggi insegna, per essere sicuri di non diventare mai figli (seguaci) del Diavolo.

 

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 Don Piero Cantoni

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