Il pensiero del giorno: Gv 14,27-31a

Don Piero Cantoni 3 mesi fa
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« Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate. Non parlerò più a lungo con voi, perché viene il principe del mondo; contro di me non può nulla, ma bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre, e come il Padre mi ha comandato, così io agisco » (Gv 14,27-31a).

Gesù torna al Padre per prepararci un posto. Nella casa del Padre infatti vi sono molte dimore. La casa del Padre è il suo tempio. Il Padre è più grande del corpo mortale di Gesù, ma risorgendo Gesù entra con il suo corpo risuscitato nella gloria del Padre e compie un’opera “più grande”, edificando un tempio vero, bello e definitivo in cui noi possiamo abitare. Noi abitiamo in Lui e Lui abita in noi. Dov’è questo tempio meraviglioso? Ascoltiamo santa Teresa d’Avila che commenta questi versetti “dal di dentro” perché, essendo una mistica, ne ha fatto esperienza. Il suo commento non è “libresco”, ma è quello di un’esploratrice che è andata a vedere e ci racconta quello che ha sperimentato: « Possiamo considerare la nostra anima come un castello fatto di un sol diamante o di un tersissimo cristallo, nel quale vi siano molte mansioni, come molte ve ne sono in cielo. Del resto, sorelle, se ci pensiamo bene, che cos’è l’anima del giusto se non un paradiso, dove il Signore dice di prendere le sue delizie? E allora come sarà la stanza in cui si diletta un Re così potente, così saggio, così puro, così pieno di ricchezze? No, non vi è nulla che possa paragonarsi alla grande bellezza di un’anima e alla sua immensa capacità! » (Il Castello interiore, cap. I, 1). Abitando in noi, con il Padre in virtù dello Spirito Santo, Gesù ci dona la sua Pace (Shalom – שָׁלוֹם: pace, dal verbo שָׁלַם – shalam, essere in uno stato di completezza e di perfezione), quella benedizione di riconciliazione con Dio che è conferita nel momento conclusivo della salvezza di cui hanno parlato i profeti (cfr. Is 52,7; 54,10-13; Ger 33,6-9; Zac 9,10). La pace di Gesù è frutto della sua relazione di amore con il Padre in cui lui ci vuol far entrare. È una pace soprannaturale che nasce da un amore totale, dimentico di sé, per il Padre; essa è diversa dalla pace fittizia che dà il mondo, che nasce dal soddisfacimento del nostro egoismo e dalla dimenticanza e dal rifiuto pratico di Dio. Riempiendo il proprio Io l’uomo si illude di soddisfare la sua fame di infinito… In questa parola “Pace” è racchiuso il mistero di quella felicità che tutti cerchiamo e non troviamo nella misura in cui rimaniamo prigionieri del nostro Io. Affidiamoci alla Regina della Pace perché ci aiuti ad aprire i nostri cuori a Gesù, a trovare in lui e con lui la Pace, a far sì che la nostra anima diventi quel meraviglioso paradiso per cui è stata creata.

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 Don Piero Cantoni

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