Il pensiero del giorno: Mt 9,18-26

Don Piero Cantoni 2 settimane fa
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« Mentre diceva loro queste cose, giunse uno dei capi, gli si prostrò dinanzi e disse: “Mia figlia è morta proprio ora; ma vieni, imponi la tua mano su di lei ed ella vivrà”. Gesù si alzò e lo seguì con i suoi discepoli. Ed ecco, una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni, gli si avvicinò alle spalle e toccò il lembo del suo mantello. Diceva infatti tra sé: “Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò salvata”. Gesù si voltò, la vide e disse: “Coraggio, figlia, la tua fede ti ha salvata”. E da quell’istante la donna fu salvata. Arrivato poi nella casa del capo e veduti i flautisti e la folla in agitazione, Gesù disse: “Andate via! La fanciulla infatti non è morta, ma dorme”. E lo deridevano. Ma dopo che la folla fu cacciata via, egli entrò, le prese la mano e la fanciulla si alzò. E questa notizia si diffuse in tutta quella regione » (Mt 9,18-26).

La salvezza ci raggiunge attraverso la carne, ma ciò che da noi deve essere raggiunto è la persona divina di Gesù e questo è possibile solo attraverso la fede che non è solo un atto interiore, ma – insieme – interiore ed esteriore: « Perché se con la tua bocca proclamerai: “Gesù è il Signore!”, e con il tuo cuore crederai che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvo. Con il cuore infatti si crede per ottenere la giustizia, e con la bocca si fa la professione di fede per avere la salvezza » (Rm 10,9-10). La donna è convinta che Gesù ha potere sulla vita che continuamente le sfugge con il sangue che perde e, a questa fede che abita il suo cuore, unisce una professione esterna toccando anche solo leggermente il mantello di Gesù. La stessa fede anima il padre della fanciulla che non si lascia scoraggiare dall’attesa, neppure dalla morte sopraggiunta nel frattempo. Crede con il cuore che Gesù ha potere sulla morte e professa questa sua fede staccandosi dagli increduli che ridono in modo beffardo. Per valutare fino in fondo la situazione della donna con l’emorragia bisogna tener conto che questa malattia la rendeva legalmente impura, tutto quello che toccava era impuro (Lev 15,25-27) con la conseguenza che tutti la evitavano; se era sposata non poteva avere rapporti sessuali con il marito (Lev 20,18); non poteva frequentare il Tempio e lodare Dio assieme agli altri (Lev 15,31-33). Come facciamo a sapere se la nostra preghiera è esaudita? « La preghiera a Gesù è già esaudita da lui durante il suo ministero, mediante segni che anticipano la potenza della sua Morte e della sua Risurrezione: Gesù esaudisce la preghiera di fede, espressa a parole, [Il lebbroso: cfr. Mc 1,40-41; Giàiro: cfr. Mc 5,36; la cananea: cfr. Mc 7,29; il buon ladrone: cfr. Lc 23,39-43] oppure in silenzio [Coloro che portano il paralitico: cfr. Mc 2,5; l’emorroissa che tocca il suo mantello: cfr. Mc 5,28; le lacrime e l’olio profumato della peccatrice: cfr. Lc 7,37-38]. La supplica accorata dei ciechi: “Figlio di Davide, abbi pietà di noi” (Mt 9,27) o “Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me” (Mc 10,47) è stata ripresa nella tradizione della Preghiera a Gesù: “Gesù, Cristo, Figlio di Dio, Signore, abbi pietà di me peccatore!”. Si tratti di guarire le malattie o di rimettere i peccati, alla preghiera che implora con fede Gesù risponde sempre: “Va’ in pace, la tua fede ti ha salvato!”. Sant’Agostino riassume in modo mirabile le tre dimensioni della preghiera di Gesù: “Prega per noi come nostro sacerdote; prega in noi come nostro capo; è pregato da noi come nostro Dio. Riconosciamo, dunque, in lui la nostra voce, e in noi la sua voce” [Sant’Agostino, Enarratio in Psalmos, 85, 1; cfr. Principi e norme per la Liturgia delle Ore, 7] » (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2616). I miracoli di Gesù non mirano a soddisfare la curiosità o a manifestare un potere fine a sé stesso, ma solo a sollecitare la fede in lui. Se lo si riconosce come Figlio di Dio, Gesù pone dei segni che rafforzano questa fede e la irrobustiscono. Mediante questa fede viva, lui non ci libera tanto dalla morte o dalla malattia, ma dalla malattia più profonda, dalla schiavitù più radicale che è quella del peccato.

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 Don Piero Cantoni

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