Il pensiero del giorno:Mt 10,7-15

Don Piero Cantoni 2 settimane fa
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« Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture, né sacca da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché chi lavora ha diritto al suo nutrimento. In qualunque città o villaggio entriate, domandate chi là sia degno e rimanetevi finché non sarete partiti. Entrando nella casa, rivolgetele il saluto. Se quella casa ne è degna, la vostra pace scenda su di essa; ma se non ne è degna, la vostra pace ritorni a voi. Se qualcuno poi non vi accoglie e non dà ascolto alle vostre parole, uscite da quella casa o da quella città e scuotete la polvere dei vostri piedi. In verità io vi dico: nel giorno del giudizio la terra di Sòdoma e Gomorra sarà trattata meno duramente di quella città » (Mt 10,7-15).

Scuotere la polvere è il gesto del pellegrino ebreo che ritorna da una terra pagana e al momento di toccare di nuovo la terra di Israele scuote la polvere dai suoi calzari per non contaminare con residui di terra pagana il sacro suolo di Israele. È un gesto che in qualche caso è riprodotto alla lettera dai missionari di Gesù. Per esempio durante il primo viaggio missionario, quando Paolo e Barnaba abbandonano Antiochia in Pisidia per recarsi a Iconio: « […] i Giudei sobillarono le pie donne della nobiltà e i notabili della città e suscitarono una persecuzione contro Paolo e Bàrnaba e li cacciarono dal loro territorio. Allora essi, scossa contro di loro la polvere dei piedi, andarono a Icònio. I discepoli erano pieni di gioia e di Spirito Santo » (At 13,50-52). Qualcosa di simile ad opera di Paolo a Corinto: « Ma, poiché essi si opponevano e lanciavano ingiurie, egli, scuotendosi le vesti, disse: “Il vostro sangue ricada sul vostro capo: io sono innocente. D’ora in poi me ne andrò dai pagani” » (At 18,6). Il luogo, le circostanze di vita, l'”ambiente” non è qualcosa di estrinseco, ma partecipa della persona ed è santificato oppure maledetto dalla persona stessa. Sòdoma e Gomorra sono un esempio che ricorre spesso nella Bibbia (cfr. Gen 19,1-29; Dt 29,22; Is 13,19; Ger 50,40; Ez 16,46-56; Sof 2,9; Rm 9,29; Gd 7; Ap 11,8). Il peccato dell’uomo crea un ambiente simile al peccato, che è distacco da Dio, quindi lontananza da Dio, disordine, vuoto, bruttezza disgustosa. Per grazia di Dio è vero però anche il contrario: basta la presenza anche di un solo giusto per impedire gli effetti distruttivi del male: « Quando apparve l’alba, gli angeli fecero premura a Lot, dicendo: “Su, prendi tua moglie e le tue due figlie che hai qui, per non essere travolto nel castigo della città”. Lot indugiava, ma quegli uomini presero per mano lui, sua moglie e le sue due figlie, per un grande atto di misericordia del Signore verso di lui; lo fecero uscire e lo condussero fuori della città. Dopo averli condotti fuori, uno di loro disse: “Fuggi, per la tua vita. Non guardare indietro e non fermarti dentro la valle: fuggi sulle montagne, per non essere travolto!”. Ma Lot gli disse: “No, mio signore! Vedi, il tuo servo ha trovato grazia ai tuoi occhi e tu hai usato grande bontà verso di me salvandomi la vita, ma io non riuscirò a fuggire sul monte, senza che la sciagura mi raggiunga e io muoia. Ecco quella città: è abbastanza vicina perché mi possa rifugiare là ed è piccola cosa! Lascia che io fugga lassù – non è una piccola cosa? – e così la mia vita sarà salva”. Gli rispose: “Ecco, ti ho favorito anche in questo, di non distruggere la città di cui hai parlato. Presto, fuggi là, perché io non posso far nulla finché tu non vi sia arrivato”. Perciò quella città si chiamò Soar » (Gen 19,15-22). Il primo bene che un giusto fa è la sua presenza. L'”esserci in grazia” è il fondamento di ogni grazia. Se Gesù è presente in noi, in virtù della fede (cfr. Ef 3,17; Eb 11,1) questo solo fatto ci cambia e – in virtù dell’azione di Dio e della nostra libera cooperazione – può cambiare il mondo circostante. Questo vuol dire – visto in profondità – costruire degli “ambienti”.

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