“In Svezia col velo, in Iraq in jeans”

Andrea Morigi 4 mesi fa
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Telegiornaliste: in Europa non c’è più religione

La donna velata, vestita in nero e arancione preannuncia nuvoloso, pioggia e neve. Si consiglia di coprirsi bene, e lei dà l’esempio, perché la colonnina di mercurio scenderà sottozero nel nord del Paese. La mappa retrostante è inequivocabilmente quella della penisola scandinava.
Invece la ragazza a capo scoperto, con una fluente criniera nero corvino, ma in maglietta e jeans, anticipa sole a picco e temperature intorno ai trenta gradi. Meglio scegliere un abbigliamento leggero, come il suo. L’ emittente trasmette da Bagdad.
Il cambiamento climatico non c’entra. È soltanto questione di scambio di culture.
Alla tv svedese, le previsioni del tempo sono state affidate a una musulmana visibilmente obbediente ai dettami del Corano, mentre contemporaneamente dagli schermi iracheni fa bella mostra di sé una signorina formosa e apparentemente per nulla incline a sottomettersi alla legge islamica.
Tanto che osa persino indossare un capo con il ritratto stilizzato di una figura umana.
È chiaro il messaggio? La battaglia contro il fondamentalismo islamico si combatte anche infrangendone i costumi tribali. Nelle zone residue sotto il controllo dell’Isis, le avrebbero mozzato il capo, dopo averlo devotamente coperto.
Per ora quell’abbigliamento troppo occidentale non è stato proibito nel Nord Europa. Tuttavia, almeno da quattro anni a questa parte, la Nrk, il servizio d’informazione pubblica norvegese, ha provveduto a mettere al bando il crocifisso, dopo che la giornalista Siv Kristin Saellmann lo aveva spudoratamente esibito, suscitando le proteste del pubblico laico e islamico. Anzi, già che c’ erano, le hanno tolto la conduzione del tg.
Hanno ancora una croce che campeggia nella bandiera nazionale, sia in Norvegia che in Svezia, così come anche in Islanda, Finlandia e Danimarca. È comprensibile che se ne vergognino un po’, dopo aver introdotto per primi al mondo divorzio, aborto, contraccezione e matrimoni per coppie dello stesso sesso. Basta far finta che quel simbolo cristiano sia il semplice e insignificante intersecarsi di due strisce qualsiasi, sovrapposte perpendicolarmente. Scurdammoce ‘o passato, simm’ e Oslo, paisà.
Quanto al futuro, non c’ è bisogno delle previsioni del tempo per prepararsi agli eventi. I discendenti dei vichinghi ritengono di essere parecchio avanti rispetto ai popoli mediterranei per il senso civico e i tentativi d’ integrazione degli immigrati.
Peccato che, dopo essere stati gli apripista della secolarizzazione, e mentre si preoccupano giustamente delle conseguenze del riscaldamento globale, i governi socialdemocratici abbiano ottenuto l’ effetto contrario, lasciando campo libero alle forme più arcaiche di società.
Così il bollettino delle zone a rischio di Stoccolma è già salito a 61. Riferisce il capo della polizia della capitale svedese, Dan Eliasson, che le aree «vietate» a polizia e pompieri sono diventate sempre più estese, in 23 quartieri i commissariati sono stati chiusi e intanto il territorio è stato conquistato da 200 gang a cui fanno capo cinquemila criminali armati. Non lasciano entrare nemmeno le ambulanze.
Persa Mosul, il Califfato si è insediato nel Nord Europa.
Lo denuncia da tempo la scrittrice norvegese Hege Storhaug, omosessuale militante, elencando gli episodi in cui la sharia prevale sulle leggi nazionali: matrimoni forzati per ragazze minorenni di origine pakistana, femminicidio, incitamento all’ odio contro ebrei e gay.
Eppure agli intellettuali progressisti basta coprire il servizio meteorologico con un hijab per sentirsi la coscienza a posto e ritenere così di avere contrastato con efficacia le tendenze xenofobe.
Tutte, tranne quella che separa i «veri credenti» dagli «infedeli», divenuti ormai una maggioranza discriminata.
Andrea Morigi
Da “Libero” del 12 luglio 2017. Foto da DiLei
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