IV domenica di Pasqua, detta “del Buon Pastore”

Michele Brambilla 5 mesi fa
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Questa domenica è detta “del Buon Pastore” perché al centro della pagina di Vangelo (Gv. 10, 1-10, Gv. 10, 11-18 nel Rito ambrosiano) c’è questa metafora, che Gesù applica a se stesso. Proprio per questo è la Giornata mondiale delle vocazioni. Si prega per le vocazioni sacerdotali e religiose, ma sempre di più si calcola anche la chiamata a servire Dio in una famiglia nel Sacramento del Matrimonio.

Papa Francesco si rivolge sia ai sacerdoti che ai laici. Il Regina Coeli segue quasi immediatamente il rito di ordinazione sacerdotale presieduto dallo stesso Papa in San Pietro. Nella medesima occasione Francesco riceve anche il giuramento di quaranta nuove guardie svizzere. Quattro preti novelli hanno l’onore di affacciarsi con il Papa dalla finestra del Palazzo apostolico.

L’invito per tutti è, ancora una volta, ad una testimonianza integrale, missionaria, del proprio credere. «Non siate intellettuali, parlate semplice, parlate ai cuori e sia gioia e sostegno ai fedeli di Cristo il profumo della vostra vita, perché la parola senza l’esempio di vita non serve, meglio tornare indietro». I fulmini papali calano implacabilmente sulla “doppia vita” di cui si sono avuti, in passato, casi clamorosi persino ai vertici di stimate congregazioni ecclesiastiche.

Tuttavia è anche il Regina Coeli che anticipa il viaggio in Portogallo per il centenario delle apparizioni di Fatima, che sono ugualmente un richiamo alla coerenza, a non farsi «distogliere dalle false sapienze di questo mondo, ma a seguire Gesù, unica guida sicura che dà senso alla vita. […] Di un capo così ci si può fidare, come le pecore che ascoltano la voce del loro pastore perché sanno che con lui si va a pascoli buoni e abbondanti. Basta un segnale, un richiamo, ed esse seguono, obbediscono, si incamminano guidate dalla voce di colui che sentono come presenza amica, forte e dolce insieme, che indirizza, protegge, consola e medica. Così è Cristo per noi».

Pertanto, sull’esempio di Cristo buon pastore, preti e laici devono riscoprire «la dimensione spirituale e affettiva. Il sentirci legati da un vincolo speciale al Signore come le pecore al loro pastore». Il monito, costituito dalle devianze affettivo-sessuali nella Chiesa e non solo, è reso presente in piazza S. Pietro dall’associazione Meter di don Fortunato Di Noto, strenuo lottatore contro la pedofilia ad ogni livello: la lotta dei cattolici è sempre più contro una visione distorta dell’affettività, che consente qualsiasi licenza.

Un impegno, quello contro le strutture di peccato, che può costare la vita, come ricorda la menzione, da parte del Papa, di sette martiri della guerra civile spagnola beatificati il 6 maggio a Girona. Come negli anni 1936-39 la legge, sia in Spagna che in Italia, si trasforma spesso nell’imposizione di valori e costumi antitetici al Vangelo. Oggi in Occidente i laicisti preferiscono applicare ai credenti il martirio della “pazienza” e del silenzio coatto, ma pure questo si trasforma in occasione di testimonianza pubblica della Verità.

Michele Brambilla

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