La fine di un sistema politico?

Bello o brutto, sta nascendo un mondo nuovo. Aspettiamo a giudicarlo affrettatamente. E soprattutto non perdiamo l’entusiasmo dell’annuncio della verità tutta intera, pur nei modi adatti all'ora presente
Marco Invernizzi 3 mesi fa
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di Marco Invernizzi
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Forse la cosa più esatta la ha scritta Massimo Franco sul Corriere della Sera del 21 maggio: «Il 4 marzo è finito non un equilibrio di governo, ma un sistema».
Da tempo stiamo riflettendo sul mondo uscito dal 1989, dalla fine dell’epoca delle ideologie e dall’inizio di un mondo successivo e diverso dalla modernità nata dalla Rivoluzione Francese (1789-1799), un mondo multipolare e dominato dal relativismo e dal pensiero debole.
Piano piano sono venuti meno tutti i partiti ideologici e oggi la Lega, il primo dei partiti nati a cavallo della morte delle ideologie, è il più antico del parlamento. Il partito fondato da Umberto Bossi – allora Lega Nord –  è stato per anni una sorta di sindacato territoriale delle popolazioni dell’talia Settentrionale, ereditando la questione delle autonomie dei diversi popoli italiani dopo l’unificazione politica e istituzionale del Paese a partire dal 1861. Oggi la Lega sta portando in tutta Italia questa prospettiva federalista, chiedendo a tutti i diversi popoli italiani, del sud come del nord, di rifiutare il centralismo dello Stato nazionale e il pensiero unico del politicamente corretto. Per governare si è trovata a fianco un MoVimento 5 Stelle che è l’espressione politica del mondo postideologico, di cui si conoscono i meccanismi del voto interno molto di più di che cosa pensino su argomenti fondamentali per il bene comune.
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Certamente questa alleanza politica tra forze diverse, a prescindere che riesca a fare nascere un governo e che duri nel tempo, comporta un passaggio da un sistema politico fondato su partiti che si richiamavano a ideologie diverse, riconducibili allo schema Destra-Sinistra, a qualcosa di diverso. Qualcosa di ancora difficile definizione, ma certamente diverso dal precedente. Matteo Salvini lo chiama il sistema dei popoli contro le élite, indirettamente richiamando il termine tanto evocato quanto nebuloso di “populismo”. Certamente c’è del vero e qualcosa di vaganente analogo è avvenuto negli Stati Uniti d’America con l’elezione di Donald J. Trump alla Casa Bianca, votato dagli operai e rifiutato a New York, in Ungheria dove Viktor Orban è votato nelle campagne e molto meno a Budapest, in Polonia dove i conservatori al governo sono sostenuti dalla nazione profonda, ma molto meno da Varsavia, la capitale europeista. Il dato abbastanza evidente di questo mutamento in corso è la scomparsa della Sinistra, nonostante aumentino i poveri, anche nei Paesi occidentali, in seguito all’impoverimento del ceto medio. L’opposizione ai governi conservatori di Polonia e Ungheria viene fatta da una Destra diversa da quella di governo, non più dalla Sinistra. La parte di Sinistra italiana rappresentata dal Partito Democratico raccoglie ancora consensi fra giornalisti e attori, prende voti nel centro di Milano, ma non nelle periferie. Ascoltando un telegiornale ci si rende conto di come i giornalisti non riescano a comprendere il cambiamento in corso e soprattutto quelle pulsioni popolari che portano tanta gente comune a votare  Lega o MoVimento 5 Stelle, così lontana la prima e così diverso il secondo dal logoro cliché progressista.
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Prendiamo atto del cambiamento, senza pretendere di giudicare il nuovo con le vecchie categorie. Se nascerà un governo lasciamolo governare prima di giudicare e se non nascesse o cadesse presto, continuiamo a tenere gli occhi aperti per cercare di capire che cosa potrebbe succedere. Inizia una stagione che necessiterà di grande attenzione e di molta prudenza, nella quale la dottrina sociale della Chiesa dovrà essere presentata ad ambienti culturali diversi, con tanta pazienza.
In questo mondo che muore ci sono molte cose da fare. Anzitutto difendere i princìpi fondamentali del bene comune, senza abbassare la guardia e senza inutili e controproducenti strilli, avendo cura di difendere vita, fa miglia e libertà da ogni minaccia, ma anche di avere un’attenzione particolare per la povertà che avanza anche nel nostro Paese e per la sopravvivenza della classe media. In questo mondo che si disfa bisogna riallacciare i rapporti umani, ricostruire ambienti, parlare con le persone invece di “consumarsi” sullo smartphone.
E soprattutto non arrendersi, non perdere l’entusiasmo della prima ora, anche se il mondo non dovesse migliorare secondo i tempi e i modi che noi desideriamo. È il Signore della storia che decide, noi cerchiamo di fare, bene, la nostra parte per ricevere in dono la salvezza.

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Martedì, 22 maggio 2018

*Foto da Panorama on-line

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 Marco Invernizzi

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