La persecuzione della Chiesa ortodossa – 9/17

Il rapporto del bolscevismo al potere con la religione in Russia non consistette soltanto nella diffusione dell’ateismo scientifico contenuto nel marxismo, ma anche e forse soprattutto nel tentativo di eliminare la presenza fisica della religione, in particolare di quella storica russa incarnata nell’Ortodossia.
Alleanza Cattolica 1 mese fa
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Il rapporto del bolscevismo al potere con la religione in Russia non consistette soltanto nella diffusione dell’ateismo scientifico contenuto nel marxismo, ma anche e forse soprattutto nel tentativo di eliminare la presenza fisica della religione, in particolare di quella storica russa incarnata nell’Ortodossia.

Lo strumento per realizzare questo obiettivo fu la CK (pronuncia ceká), cioè la Commissione straordinaria per la lotta alla controrivoluzione, il sabotaggio, la speculazione e per i reati di ufficio presso il Soviet dei commissari del popolo. Il termine “cekista” rimarrà tristemente famoso anche dopo il cambiamento del nome della Commissione, che per certi versi ricorda l’Opricnina di Ivan IV il Terribile. Durante il tempo dell’Urss (1917-1991), essa si incaricherà di arrestare indiscriminatamente i nemici veri o presunti della Rivoluzione e in particolare vescovi, sacerdoti e laici, tanto che intere province della Russia rimarranno completamente prive di guide spirituali, come Perm, Stravopol e Kazan.

Il 13 novembre, sei giorni dopo la conquista del potere, viene ucciso il primo martire, padre Ioann Kocurov, parroco della chiesa di Santa Caterina a Carskoe Selo, nei pressi di Pietrogrado, fucilato senza processo dai bolscevichi davanti al figlio, uno studente del ginnasio, e canonizzato dal Sinodo della Chiesa ortodossa nel 1994. Da questo assassinio comincia una storia di violenza volta a sradicare la Chiesa ortodossa separandola dal popolo. Secondo una ricostruzione ancora imprecisa, negli anni 1918-1920, vengono uccisi almeno 28 esponenti della Gerarchia, migliaia di sacerdoti e monaci, 12mila laici, prevalentemente membri delle Confraternite e delle associazioni in difesa della Chiesa.

Oggi, dopo il lungo inverno della persecuzione, che continuerà nel tempo, ripresentandosi ancora con le purghe staliniane degli Anni Trenta e poi dopo il 1956, durante la destalinizzazione che vide una nuova ondata antireligiosa, e ancora contro il dissenso negli Anni Settanta, oggi finalmente, dopo la fine del socialismo reale, cominciamo a disporre di alcuni dati certi, disponibili per esempio sul sito www.regels.org, che censisce 34.000 confessori della fede e martiri del tempo sovietico.

 

Per approfondire

L’istituzione della CK e l’inizio della violenza contro la Chiesa, in Giovanni Codevilla, L’impero sovietico (1917-1990), vol. III della Storia della Russia e dei Paesi limitrofi, Jaca Book, 2016, pp. 13-18.

Ol’ga Vasil’eva, Russia martire. La Chiesa ortodossa dal 1917 al 1941, La Casa di Matriona, 1999.

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