La prima minaccia all’Europa cristiana viene dall’Europa stessa

Silvia Scaranari 10 mesi fa
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Due incontri significativi di Papa Francesco: con gli studenti dell’Università Roma Tre venerdì scorso e con la folla di Piazza san Pietro per l’Angelus domenica mattina.

All’Università, il Santo Padre ha preferito rispondere a domande libere dei giovani che hanno offerto diversi spunti: la violenza presente oggi nella società internazionale; il rapporto fra violenza subìta e giustizia necessaria; il disorientamento che patiamo di fronte ad una società mutata nei suoi elementi di base; il rapporto fede e cultura nel pensiero cristiano e il confronto con “l’altro”.

Papa Francesco, nelle risposte diverse ma collegate, ha mostrato che tutto ha origine nella dignità dell’uomo, creato a immagine e somiglianza di Dio, e nel suo riconoscersi bisognoso di aiuto e sostegno da parte dei fratelli e del Padre comune.

Ogni parte del mondo soffre per conflitti più o meno violenti ma non ci si può mai arrendere alla violenza, occorre crescere formando “le coscienze, in un serrato confronto tra le esigenze del bene, del vero e del bello (le tre unità della filosofia classica e tomista che trovano il loro compimento in Dio), e la realtà con le sue contraddizioni”. Di fronte ad una situazione complessa e dominata da grandi interessi “giustamente voi vi chiedete: quale dev’essere la nostra risposta? Certamente non un atteggiamento di scoraggiamento e di sfiducia. Voi giovani, in particolare, non potete permettervi di essere senza speranza, la speranza è parte di voi stessi.”

Non si può, e non si deve, rispondere alla violenza con la violenza. Su questo punto ha insistito anche durante l’Angelus richiamando il Vangelo “Avete inteso che vi fu detto: occhio per occhio….Ma io vi dico…” (Mt. 5,38-48). Commenta il Papa: “Gesù non chiede ai suoi discepoli di subire il male, anzi, chiede di reagire, però non con un altro male, ma con il bene. Solo così si spezza la catena del male”. Gesù indica di porgere l’altra guancia …ma con questo non giustifica mai il male, semplicemente ci chiede di rinunciare alla vendetta. “Ma questa rinuncia non vuol dire che le esigenze della giustizia vengano ignorate o contraddette; no, al contrario, l’amore cristiano, che si manifesta in modo speciale nella misericordia, rappresenta una realizzazione superiore della giustizia. […] Ci è consentito di chiedere giustizia; è nostro dovere praticare la giustizia. Ci è invece proibito vendicarci o fomentare in qualunque modo la vendetta”.

Gesù ci propone di amare anche coloro che ci hanno ferito, coloro che ci hanno fatto tanto male, perché “se amate solo coloro che vi amano, che merito ne avete? Non fanno così anche i pagani?”. Anche chi ci è nemico è una creatura voluta e amata dal Padre, anche per chi provoca dolore o genera violenze Gesù è morto sulla croce, perché anche a lui fosse offerta la possibilità della conversione e della salvezza. E allora la speranza deve vivere sempre nei cuori dei giovani perché “quando manca la speranza, di fatto manca la vita”. Agli universitari ha ricordato che dove manca la speranza l’uomo cade vittima di felicità apparenti che non saziano il suo desiderio di serenità e di gioia.

Il cambiamento sociale a cui assistiamo disorienta, ma dobbiamo rispondere con progetti di condivisione e di solidarietà “per recuperare il valore centrale della persona umana” che spesso è oscurato anche sui social network. Per questi occorre un “sano discernimento, sulla base di criteri etici e spirituali […] facendo riferimento ai valori propri di una […] visione della persona in tutte le sue dimensioni, soprattutto in quella trascendente”.

 

E parlando di trascendenza, senza voler fare proselitismo, invita i giovani a non chiudersi in sterili pregiudizi. “Non abbiate paura di aprirvi agli orizzonti dello spirito, […] non abbiate paura di aprirvi all’incontro con Cristo”. Come non risentire nelle orecchie il grido lanciato da san Giovanni Paolo II il giorno dell’elezione al soglio pontificio quando, dal balcone di piazza san Pietro, aveva invitato tutti i presenti a non avere paura di Cristo? E continua “La fede non limita mai l’ambito della ragione (come tante volte ha ripetuto Benedetto XVI), ma lo apre a una visione integrale dell’uomo e della realtà. Con Gesù le difficoltà non spariscono, ma si affrontano in modo diverso, senza paura, senza mentire a se stessi e agli altri; si affrontano con la luce e la forza che viene da Lui.”

L’Università è inoltre il “luogo in cui si elabora la cultura dell’incontro e dell’accoglienza delle persone di tradizioni culturali e religiose diverse”.  Il Pontefice invita a non aver paura delle altre culture, in primo luogo perché “la prima minaccia alla cultura cristiana dell’Europa viene proprio dall’interno dell’Europa”, e poi perché “una cultura si consolida nell’apertura e nel confronto con le altre culture, purché abbia una chiara e matura consapevolezza dei propri princìpi e valori”.

L’Università è un luogo privilegiato per formarsi e diventare “operatori della carità intellettuale”, purché questa sia “luogo di formazione alla “sapienza” nel senso più pieno del termine, di educazione integrale della persona”. Educazione, ha ancora insistito nell’Angelus domenicale, che sa rispettare l’altro senza cadere nelle violenze che hanno colpito il Kasai nell’Africa Centrale o il Pakistan e l’Iraq, oggetto di crudeli atti terroristici nei giorni scorsi. “Preghiamo per le vittime, per i feriti e i familiari. Preghiamo ardentemente che ogni cuore indurito dall’odio si converta alla pace, secondo la volontà di Dio”.

Silvia Scaranari

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