La religione negli Stati Uniti d’America: libertà e uguaglianza dei culti fondate sulla fede e sulla tolleranza

Alleanza Cattolica 3 anni fa
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Frédéric Le Play (1806-1882), Cristianità n. 307 (2001)

La Réforme sociale en France déduite de l’observation comparée des peuples européens, 7a ed. in tre tomi, tomo primo, La religion, la propriété, la famille, cap. 12, État de la religion aux États-Unies et au Canada: liberté et égalité des cultes fondées sur la foi et la tolérance, Alfred Mame et Fils-Dentu, Libraire, Tours-Parigi 1887, pp. 168-182. Traduzione e titolo redazionali.

 

§ I. La sovranità del cristianesimo dovuta all’iniziativa dei cittadini

Gli osservatori che hanno studiato, nel secolo scorso e nel primo terzo del secolo attuale [secolo XVIII e primo terzo del secolo XIX] la popolazione degli Stati Uniti dell’America Settentrionale, hanno constatato, nello stesso tempo, il fervore delle sue convinzioni religiose e il successo con cui i cittadini portano avanti l’esercizio delle loro professioni private e la direzione degl’interessi pubblici. L’intima connessione di questi due atteggiamenti, in cui si riassume la libertà politica, ha colpito tutti i visitatori attenti ed è stata segnalata nei loro scritti.

Anzitutto si fa fatica a discernere il principio d’autorità in una società apparentemente così poco governata, ma si coglie presto che la sovranità universalmente accettata è quella del cristianesimo. La religione supplisce all’azione delle leggi repressive e della forza pubblica, perché i cittadini sono obbligati dalla loro coscienza a domare loro stessi le proprie cattive tendenze. È quanto fa presente Alexis de Tocqueville [1805-1859] in diversi paragrafi della sua opera (1). Ogni padre di famiglia, trovando le sue principali garanzie di sicurezza nel carattere religioso dei suoi vicini, esige che questi ultimi diano testimonianza, in ogni circostanza, del loro rispetto per la religione. Ogni cittadino adempie dunque, in virtù della propria volontà, i doveri che sono imposti al popolo russo dal sovrano sostenuto dai soldati. Perciò, nei rapporti privati, una coercizione tanto più efficace per il fatto di derivare dall’opinione, senza nessun intervento della legge. Se, per esempio, i nuovi centri abitati, creati quotidianamente nell’Ovest, tardano troppo a istituire culti pubblici, le zone contigue si preoccupano. L’opinione si mostra anche disposta a contribuire, con sottoscrizioni volontarie, alla fondazione dei culti che ai nuovi venuti piaccia scegliere e a provocare lamentele contro quanti persistessero a non provvedere al primo bisogno di ogni società. Proprio per questo aspetto dei costumi gli americani settentrionali potrebbero giustificare nel migliore dei modi le loro pretese a prevalere.

§ II. Solide credenze religiose di tutte le classi della società

Negli Stati Uniti le credenze religiose non sono appannaggio esclusivo del rango oppure della ricchezza. Là, come ovunque, i cristiani migliori acquisiscono una legittima preponderanza; ma queste individualità eminenti sono equamente ripartite nel corpo sociale, invece di essere raggruppate in classi oppure in corporazioni. Da questo punto di vista, l’organizzazione sociale degli Stati Uniti completa l’insegnamento fornito dall’Inghilterra e dalla Russia. Questi tre popoli confutano, con il loro esempio, gli errori di quanti vedono nella religione soltanto uno strumento di dominio nelle mani delle classi dirigenti. C’insegnano che, in ogni classe della società come in ogni famiglia, il successo e l’influenza sono subordinate a un’intelligente pratica della legge divina.

In Inghilterra, la fede cristiana e la preponderanza politica si sono sviluppate simultaneamente nella borghesia e nella nobiltà, che governano realmente il corpo sociale, mentre sono ancora poco sviluppate fra gli operai. In Russia, un governo abile, apprezzando l’interesse pubblico collegato con l’abolizione della servitù, s’è anzitutto applicato, con la collaborazione della religione, a rendere i contadini degni della libertà. Nello stesso tempo, per contro, la temporanea invasione delle idee del secolo XVIII alla corte di Caterina II [1729-1796], dava all’influenza della nobiltà russa un colpo da cui non s’è ancora risollevata. Infine, la società americana, la sola in cui le classi dedite ai lavori manuali esercitano con un certo discernimento il potere politico, è la sola in cui esse non sono superate da nessun’altra classe per quanto concerne la sensibilità e la forza del sentimento religioso. Negli Stati Uniti le popolazioni operaie si sottraggono abitualmente alle apparenze d’inferiorità, che sono spesso visibili nel nostro Continente; solo là le professioni più umili possono costituire una via verso funzioni elevate.

§ III. Convincimento relativo all’utilità temporale della religione; effetti felici dell’emulazione sui cattolici

Gli americani del Nord hanno, come i russi, convincimenti molto fermi sulla vita futura; inoltre sono convinti che la pratica del cristianesimo assicura ai popoli, indipendentemente dalla salvezza eterna, la superiorità nella vita presente. Pensano che un padre di famiglia che fa professione di scetticismo, anche se desse, da altri punti di vista, il buon esempio ai figli, non saprebbe inculcare in loro la forza morale di cui hanno bisogno per preservarsi dai pericoli di questo mondo. Ho spesso sentito uomini esperti negli affari concludere, sulla base della loro esperienza, che la religione che nutre le anime è necessaria all’educazione della gioventù come gli alimenti che sostengono la vita del corpo. Questo convincimento si fa strada spontaneamente e ispira tutti gli atti importanti della vita pubblica (2) e di quella privata. I funzionari comunali non ammettono che si possa far a meno di una pratica di culto. Le famiglie, procedendo alla conclusione dei matrimoni, escludono i cattivi cristiani con i sentimenti di repulsione che vengono opposti, nelle medesime circostanze, a certe mostruosità fisiche. Gli americani si richiamano alla religione anche per lottare contro le abitudini viziose, che tendono a disorganizzare il lavoro e a turbare la quiete pubblica. Così le società di temperanza reprimono il flagello dell’ubriachezza, importato incessantemente dagli emigranti europei. L’utilità pratica della religione si mostra nei laboratori pubblici, in cui gli operai abusano di alcolici. In determinati casi, questi laboratori hanno potuto costituirsi regolarmente soltanto sotto l’influenza diretta dei ministri del culto, con la collaborazione di laici dediti alla propaganda evangelica.

Tutti i giorni l’insegnamento religioso, la stampa periodica e gli scritti popolari, orientando in modo eccellente lo spirito pubblico, analizzano con sagacia le cause della preminenza nel mondo delle nazioni cristiane. La tesi che segue, familiare agli americani del Nord, esalta quotidianamente in loro il valore sociale del cristianesimo. L’eccesso degli appetiti fisici e gli altri vizi, che hanno maggiormente presa sul volgo, non sono i peggiori flagelli dell’umanità. La tendenza delle nature superiori, l’orgoglio, è ancora più funesto; infatti genera la conflittualità, e rende sterili eminenti virtù in quanti sarebbero i più degni di governare. L’egoismo, che porta le classi ricche a occuparsi esclusivamente del proprio benessere, è un pericolo quasi altrettanto grave per tutti gli agglomerati umani. Diverse religioni asiatiche, per combattere questi due vizi, comprimono oltre misura la personalità umana e annientano il libero arbitrio. Ma, evitando uno scoglio, urtano contro un altro non meno temibile; conservano l’armonia negli spiriti solo indirizzandoli a subire completamente il dispotismo. Solo il cristianesimo rispetta il senso dell’indipendenza individuale, domando l’orgoglio e sviluppando l’amore del prossimo. Questa superiorità appare con maggior evidenza nella misura in cui le relazioni fra l’Europa e l’Asia si fanno più strette.

Negli Stati Uniti non si è mai pensato di far intervenire la religione nelle lotte politiche, ancor meno di reclamare in suo nome l’appoggio dei poteri civili. I ministri del culto si servono abitualmente di un mezzo di successo che non ha assolutamente limiti. Stimolano con le loro prediche e con il loro esempio lo zelo religioso dei loro greggi. Quindi, il sacerdote americano più degno della sua missione è quello che si mette in prima fila per le sue virtù, la sua scienza e la sua attività. L’emulazione salutare imposta ai diversi cleri dalla vicinanza di diverse comunità, dà in questo paese, alle diverse branche del cristianesimo, un’energia degna dei grandi secoli in cui la Chiesa lottava contro il paganesimo. Per contro, queste qualità mancano soprattutto negli Stati ricchi, in cui una di queste comunità, elevata a religione di Stato, è difesa dal potere politico contro la rivalità degli altri culti. Indubbiamente questa rivalità non aggiunge nulla al valore dei princìpi in questione; ma eleva in modo singolare il carattere di quanti li professano. Orbene, la legge morale e la grazia divina operano sull’umanità solo attraverso la collaborazione degli uomini (3).

In questo modo i cattolici, indeboliti e talora degradati dalla protezione dei governanti nelle vecchie colonie spagnole e portoghesi d’America, si elevano da qualche anno negli Stati Uniti a un’altezza attestata da testimonianze clamorose. Da parte mia, nutro la speranza di veder prossimamente realizzata, sotto l’influenza della religione, la riforma sociale dei popoli latini dell’Europa sud-occidentale conversando e leggendo gli scritti dei cattolici dell’America settentrionale. Infatti, i nostri scrittori cattolici del secolo XVII non sono mai stati meglio ispirati di quanto lo siano oggi quelli della Nuova Inghilterra; mai hanno espresso pensieri più nobili e più conformi ai bisogni del nostro tempo (4).

§ IV. Sintomi recenti di decadenza negli Stati Uniti. Via verso la retrocessione seguita dagli americani

Questo è il momento per avanzare qualche riserva e per presentare una distinzione essenziale. Le qualità specifiche dei cristiani degli Stati Uniti vi sono state importate da diversi semi dei coloni inglesi che, scacciati dal loro paese nel secolo XVII dall’intolleranza religiosa, hanno fondato le colonie della Nuova Inghilterra. Queste stesse qualità si ritrovano, con sentimenti di tolleranza più meditati e più fecondi, nei contemporanei di Washington [George (1732-1799)]. Essi paiono essere ancora dominanti nei distretti rurali. Come provano gli scritti di cui ho riportato un esempio, hanno conservato un carattere eminente in alcuni scrittori cattolici del nostro tempo. Ma, da un gran numero di sintomi, si coglie un cambiamento operatosi nei costumi e nelle idee di questo grande popolo.

Tutti i giorni si vedono nascere negli Stati Uniti sette che si collegano al dogma cristiano solo di nome. Alcune si abbandonano anche alle pratiche dell’illuminismo o della poligamia. Sembra pure che, in qualche grande città, facciano apertamente la loro comparsa lo scetticismo e il materialismo. Viaggiatori americani mi assicurano che a New York, per esempio, i convincimenti religiosi mutano nella misura in cui si propagano i deplorevoli costumi, che fanno di qualche capitale europea un autentico focolaio di contagio. Queste tendenze, non represse da nessuna istituzione positiva, si dice abbiano un rapido sviluppo. Cominciano a mostrarsi i tratti abituali della decadenza: il lusso disorganizza il focolare domestico, i legami familiari si rilassano e, sotto questa influenza, le donne prendono abitudini d’indipendenza che costituisco, per gli europei, oggetto di scandalo. Il mondo civile, che dall’epoca di Washington aveva ricevuto solo buoni esempi dagli americani, è sorpreso di vederli ora battere una via verso la retrocessione, opprimendo le razze di colore o favorendo i filibustieri. Non si può misconoscere da questi gravi indizi un indebolimento morale analogo a quello prodotto in Francia dal regno di Luigi XIV [di Borbone (1638-1715)] alla rivoluzione del 1789 (5).

Questo accostamento dev’essere meditato da quanti pensano che l’uomo sia per natura portato al bene, e che di conseguenza il male provenga unicamente dai governi che opprimono, nei popoli, le tendenze alla libertà e all’uguaglianza. I sintomi di decadenza nel popolo che si è dato in modo particolare a queste tendenze mostrano che il regno del bene non si trova necessariamente su questa via. Fanno intravvedere che la prosperità delle nazioni è compromessa dalle novità pericolose di cui ho appena parlato mentre si conserva con i vecchi costumi della stirpe. Indicherò più oltre le due cause principali che mi pare abbiano interrotto, a detrimento delle nuove generazioni dell’America settentrionale, le grandi tradizioni che restavano in onore presso i contemporanei di Washington.

Inoltre bisogna sapersi guardare dalle valutazioni malevole sollevate in Europa, principalmente fra gl’inglesi, davanti a queste manchevolezze. Spesso si va fuori strada quando si pretende di giudicare, in un determinato momento, il vero andamento di una società. Si fa fatica a guardarsi, in queste indagini, dagli errori che hanno le loro fonti nelle idee preconcette, nelle gelosie nazionali oppure nella conoscenza incompleta dei fatti. Solo l’avvenire ci può dire se l’America Settentrionale ha veramente perso le qualità che ne hanno fatto fino a oggi la grandezza, oppure se possiede ancora la forza di reagire a sé stessa e di porre rimedio al male che la invade. A questo punto sarebbe difficile dire se si tratta di un decadimento definitivo oppure solamente di una di quelle crisi accidentali, da cui i popoli meglio costituiti non potrebbero preservarsi.

Quanto a me, da tutte le informazioni che raccolgo sono portato a quest’ultima opinione. Gli americani che incontro oggi mi sembra giudichino le questioni sociali in modo meno sano di quanto lo facessero coloro con i quali ero in rapporto un quarto di secolo fa; ma restano tuttavia superiori alla maggior parte degli europei del Continente per la loro disponibilità a riformarsi. Mi sento rassicurato circa i destini di questo grande popolo studiando comparativamente, in esso e in Europa, le istituzioni di cui tratterò nei sei libri seguenti. Mi confermo soprattutto in questa speranza vedendo la forza morale conservata negli Stati Uniti dalle principali branche del cristianesimo. Mi auguro ogni bene, per l’avvenire del paese, dai progressi che il cattolicesimo vi realizza ogni giorno. Infatti, i cattolici trovano, nella loro inferiorità numerica e nella stessa costituzione degli Stati Uniti, un contrappeso agli ostacoli che li hanno portati fuori strada in altri paesi. Così, sono meno portati a esagerare il principio d’autorità, o ad allearsi con il potere, al fine di dominare e di opprimere i dissidenti. Là come ovunque il loro ascendente diverrà irresistibile, finché allo spirito di unità e di dedizione, che ha sempre costituito la loro forza, aggiungeranno le abitudini di libera discussione che, fino a questi ultimi tempi e malgrado molte eccezioni, sembrano distinguere più specificamente i protestanti.

§ V. Buoni esempi dei cattolici del Canada

Nell’Unione canadese, che dipende dalla regina di Gran Bretagna e d’Irlanda, tutte le religioni riposano ugualmente sulla libertà e sull’uguaglianza. Tutte, conservando la fede, praticano anche la tolleranza. La Chiesa cattolica del Canada inferiore, composta da otto diocesi, e con una popolazione complessiva di 800 mila anime (6), offre attualmente uno dei migliori esempi di organizzazione che dovrebbe essere data ormai alle Chiese cattoliche di tutto il mondo. Senza intrusione da parte dell’autorità pubblica, il corpo episcopale si recluta da sé per elezione, conciliando, come facevano le Chiese primitive, la libertà e l’ortodossia. Il clero trova i suoi mezzi di sostentamento nei contributi volontari, nei legati e nelle donazioni dei fedeli. L’influsso di cui gode è enorme, benché sia stato fino a oggi combattuto piuttosto che incoraggiato dal governo inglese. Tale influenza si manifesta con una propaganda morale e intellettuale che conserva energicamente nelle famiglie il carattere specifico della stirpe francese in mezzo all’immigrazione incessante di anglosassoni. Infine, il clero canadese s’identifica, con le sue idee e con i suoi interessi, con le popolazioni che guida. Questo mirabile accordo di chierici e di laici assicura elevati destini a questo vigoroso seme della nostra razza. Inoltre questo avvenire è garantito dall’attaccamento alle vecchie tradizioni normanne del secolo XVII; dalla fecondità che raddoppia la popolazione ogni venticinque anni; infine, dai saggi costumi che danno la stabilità alla famiglia e la pace alla nazione.

Frédéric Le Play (1806-1882)

 

Note:

(1) “Come la società potrebbe non correre il rischio di perire, se, mentre il legame politico si allenta, il legame morale non si restringe? E che fare di un popolo padrone di sé stesso, se non è sottomesso a Dio?” (Alexis de Tocqueville, La Démocratie en Amérique, t. 1er, ch. XVII [trad. it., La democrazia in America, libro primo, parte seconda, capitolo nono, in Idem, Scritti politici, a cura di Nicola Matteucci, volume secondo, Unione Tipografico-Editrice Torinese, Torino 1969, p. 348]). “Così dunque, nello stesso tempo che la legge permette al popolo americano di fare tutto, la religione gli impedisce di concepire tutto e gli proibisce di tutto osare” (ibid. [trad. it., p. 345]).

(2) “La corte dei common pleas della contea di Chester (New York) ha ricusato pochi giorni fa un testimone, il quale aveva dichiarato di non credere nell’esistenza di Dio. Il giudice che presiedeva notò che nel passato non aveva mai saputo che vi fosse un essere vivente che non credesse nell’esistenza di Dio; che questa fede in Dio rappresentava la garanzia per qualsiasi testimonianza in una corte di giustizia e che non conosceva alcun processo in un paese cristiano in cui fosse stato permesso a una persona di testimoniare senza una tale fede in Dio” (estratto dal giornale New York Spectator, del 23 agosto 1831).
Alexis de Tocqueville riferisce che i giornali del luogo diedero notizia della decisione senza volerla criticare e anche senza ritenersi obbligati a giustificarla con un commento [cfr. A. de Tocqueville, op. cit., p. 346 e nota 11].

(3) Un sacerdote francese, della corrente detta ultramontana, respinge assolutamente queste conclusioni in una critica generale dalla quale ho tratto grande profitto. Contesta che il contatto con i dissidenti possa utilmente reagire sui lumi e sulle virtù di un clero cattolico; così che questo contatto, condannabile dal punto di vista dei princìpi, non darebbe neppure il risultato pratico che indico. A questa affermazione oppongo i fatti seguenti, che sono disposto a portare, se necessario, all’estremo grado d’evidenza. La corruzione dei sacerdoti cattolici si manifesta apertamente in diverse contrade ricche, in cui i culti dissidenti sono vietati: per contro, non esiste nessun esempio di questi scandali pubblici nelle contrade in cui questi culti sono tollerati o, meglio ancora, dominanti (Nota del 1872).

(4) Citerò come esempio il seguente passo, estratto da uno scritto di Orestes Browson [1803-1876], uno degli eminenti pubblicisti dello Stato di New York: “Siamo convinti che la Provvidenza ci ha dato una missione importante e ci ha scelto per produrre nel mondo una civiltà più avanzata di quella di cui gode … Abbiamo un destino manifesto …; ma non è quello supposto dai nostri giornalisti e dai nostri banditi … Il destino manifesto di questo paese è più nobile, più elevato, di un ordine più spirituale: è la realizzazione dell’ideale di una società cristiana per il vecchio e il nuovo mondo.
“Il cattolicesimo è chiamato a perfezionare la nostra civiltà e a far di noi il popolo dell’avvenire; ma il cattolicesimo opera attraverso gli uomini; dà il suo sostegno, il suo soccorso, la sua influenza, ma non produce la sua azione da solo; esige la collaborazione. Dipende dunque da noi, dalla nostra fedeltà o dalla nostra indolenza, che gli Stati Uniti realizzino o non realizzino la loro missione gloriosa. Non basta che la Chiesa si alzi sul suolo dell’America; non sarà un richiamo sufficiente per distruggere i mali e per rovesciare gli ostacoli … Se i cattolici non sorpassano gli altri in virtù pubbliche e private, non renderanno più servigi. La responsabilità dei cattolici è dunque maggiore di quella di ogni altra categoria di cittadini. Riguardo all’avvenire, noi siamo il popolo americano …; dobbiamo dunque superare tutti in intelligenza, in saggezza e in dedizione, direi anche in capacità … Se non ne siamo capaci, con quale diritto vanteremo il cattolicesimo dal punto di vista della civiltà? Ci glorieremo invano; meriteremo soltanto il disprezzo e l’oltraggio se restiamo al di sotto e non ci eleviamo al di sopra dei non cattolici. Ci dobbiamo impadronire dello spirito e del cuore dei nostri compatrioti, non con parole vuote e vanterie ridicole su quanto i cattolici hanno fatto in altri tempi e in altri luoghi, ma provando la superiorità presente e locale della nostra saggezza, della nostra intelligenza, della nostra virtù. Dobbiamo essere gli americani migliori, gli uomini più capaci e più perfetti del paese; dobbiamo
mostrare che li siamo con i nostri servigi, con il nostro disinteresse, con l’abnegazione della nostra condotta …”.

(5) L’analogia fra la decadenza morale della Francia nel secolo XVIII e quella degli Stati Uniti nell’epoca attuale era già manifesta nel 1855, quando scrivevo queste righe; era confermata nel 1864, quando pubblicavo la prima edizione, dalla guerra civile, che è stata in America ciò che fu in Francia nel 1793 la conclusione fatale della demoralizzazione dei cittadini.
Tuttavia questi nuovi fatti non sembrano dover né far disperare circa l’avvenire dell’America Settentrionale, né modificare i giudizi enunciati a questo proposito in diverse parti di quest’opera. I popoli cristiani, sostenuti dal precetto dell’amore del prossimo e dalla concorrenza internazionale, reagiscono più efficacemente di quanto non potessero fare i grandi imperi dell’antichità, contro l’antagonismo sociale, che ne è la conseguenza necessaria. Le forze morali dell’America si rafforzeranno se la crisi che volge al fine scoraggerà l’orgoglio e lo spirito d’invadenza, che hanno portato alla rovina tanti popoli potenti; soprattutto se un giorno dovesse portare alla costituzione di diverse nazioni indipendenti stimolate dall’emulazione feconda che, malgrado le sue deplorevoli deviazioni, è, dal medioevo, la vera fonte della prevalenza degli europei.
L’orgoglio che spinge gli americani del Nord a preparare, attraverso l’alleanza con i russi, una lotta contro l’Occidente, e che fa già loro erigere in dottrina l’imminenza della loro dominazione su tutta l’America, fa loro dimenticare, da questo punto di vista, i veri interessi della loro razza. Anzitutto non comprendono che la fondazione di altri Stati liberi e prosperi, su questo Continente, sarebbe il mezzo più sicuro per scongiurare gl’inconvenienti che si sono sempre presentati a uno Stato potente ed esteso qual è ora l’Unione americana (Nota del 1867).

(6) Secondo l’ultimo censimento, il numero dei cattolici del Canada inferiore nel 1871 giungeva a 1.020.000 su una popolazione di 1.192.000. Vedi il Bulletin de la Société d’économie sociale, sedute del gennaio 1873 (Nota del 1873).

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