Se l’aborto finisse dove cominciò? In Russia?

Ogni giorno vengono spente mediamente 2mila vite umane ancora nel grembo materno. Tutto cominciò con l’Unione Sovietica, che diffuse nel mondo anche questo grave errore. Ma il movimento pro-life è forte e combattivo, e sta condizionando positivamente le istituzioni
Marianna Orlandi 1 mese fa
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di Marianna Orlandi

L’Italia e il Giappone non sono le uniche nazioni a soffrire la denatalità. Anche la Russia sta conoscendo un tragico inverno demografico. Lì, tuttavia, il movimento pro-life sembra molto più deciso – e forse vicino – a riprendersi quel che un secolo fa l’ideologia abortista tolse al Paese e al mondo intero: il rispetto per la vita del nascituro.

Sono circa 2mila gli aborti che ogni giorno si praticano in Russia: secondo studi recenti, moltissime donne ricorrono oggi all’aborto come unico metodo di “controllo delle nascite” (chiamarla “precauzione” sarebbe troppo). Su base annua, gli aborti sono almeno 930mila. Benché il numero sia di gran lunga inferiore a quello degli anni sovietici ‒ nel 1965 la cifra era sette volte maggiore ‒ il rapporto tra bambini abortiti e nati vivi è comunque il più alto d’Europa e superiore a quello degli Stati Uniti. La situazione è talmente tragica e nota che ormai anche i russi più orientati al progressismo anche in campo sessuale riconoscono di essere di fronte a un problema enorme.

Tuttavia, in questo clima di morte, “Per la vita,” il locale movimento per la vita, si sta mobilitando rapidamente, ed efficacemente, in tutto il Paese. Come documenta il periodico Foreign Policy, “Per la vita” ha già portato in una quarantina di città la campagna “Se solo potessero andare a scuola”, una esposizione di circa 2mila scarpine da bambino, numero appunto pari a quello degli aborti russi quotidiani, per sensibilizzare i cittadini sullo sterminio in atto.

Non è escluso che molto presto il presidente Vladimir Putin sia chiamato a pronunciarsi sul tema. “Per la vita” ha già infatti raccolto più di un milione di firme in calce a una proposta di legge che introduca il reato di aborto nell’ordinamento giuridico del Paese. Tra le firme già apposto c’è quella dell’importante alleato di Putin, il patriarca Kirill, capo della Chiesa Ortodossa russa. La proposta di legge potrebbe quindi essere presentata presto alla Camera bassa del Parlamento e, poiché il suo passaggio in quell’assise sembra possibile, anche nella Camera alta. A quel punto, il presidente sarebbe tenuto a promulgarla.

Sull’aborto, Anna Kuznetsova, Commissario per i diritti dell’infanzia della presidenza russa, ha una posizione netta. Gli uteri «portano il ricordo della morte» dei bimbi abortiti, disse qualche anno questa donna moglie di un sacerdote ortodosso e madre di sei figli.

Putin ancora non si è ancora espresso sul tema, ma la realtà della crisi demografica potrebbe costringerlo ad appoggiare le richieste del movimento per la vita. Non è del resto un mistero che Putin abbia già sostenuto che la demografia è un tema cruciale, disponendo diversi – cospicui – aiuti per famiglie con un secondo figlio.

È forse triste pensare che la Russia possa cambiare le proprie politiche per “bisogno”, anziché per ravvedimento. Ma è altresì vero che troppi Stati, Italia inclusa, tentano di combattere questo bisogno commettendo crimini ulteriori, vale a dire ricorrendo alla fecondazione eterologa e agli uteri in affitto.

La Russia sovietica fu la prima ad approvare questa pratica ignobile attraverso una legislazione permissiva introdotta già nel 1920. Da lì, l’errore si è poi diffuso nel resto dell’Europa e nell’Occidente sempre meno cristiano.

La Chiesa Ortodossa guadagna ogni giorno sempre più terreno e aumentano i cittadini russi che si schierano dalla parte della religione e della sacralità della vita. Putin si mantiene ancora distante dalle posizioni più intransigenti, ma il movimento pro-vita lo sta spingendo nella direzione giusta.

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