L’Angelus della Domenica delle Palme

Michele Brambilla 1 mese fa
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Con la Domenica delle Palme, detta così per la benedizione, all’inizio della celebrazione principale, di rami d’ulivo o di palma, ad imitazione delle folle che accolsero Gesù in Gerusalemme alla vigilia della Sua Passione, si entra nella Settimana Santa.

E’ proprio della mattina delle Palme la notizia di due attentati a chiese copte in Egitto, una a Tanta ed una ad Alessandria. Si aggiunge alla lunga trafila di attentati di questi giorni, da Londra a Stoccolma.

Papa Francesco pensa a tutti questi scenari quando dice, all’Angelus, “il Signore converta il cuore delle persone che seminano terrore, violenza e morte, e anche il cuore di quelli che fanno e trafficano le armi”. Messaggio particolare di cordoglio al patriarca Tawadros II, chiamato da Francesco “caro fratello” in Cristo e nell’episcopato.

La Domenica delle Palme è anche la GMG diocesana in tutto il mondo, poiché furono soprattutto i giovani ad accogliere festosamente Gesù all’ingresso nella città santa. Quest’anno si colloca in questa data anche il passaggio dei segni della GMG internazionale, la croce di S. Giovanni Paolo II e l’icona della Salus Populi Romani, dalla Polonia a Panama, teatro dell’incontro mondiale del 2019.

È un’altra tappa del grande pellegrinaggio, iniziato da san Giovanni Paolo II”: una bellissima immagine per indicare come le GMG siano, in fondo, una ripresa dei grandi movimenti di popolo dei secoli della Cristianità per suscitare la nuova evangelizzazione, così come gli antichi pellegrini hanno fondato ostelli, eremi e santuari che caratterizzano ancora il profilo dell’Europa. Coglie anche l’unitarietà del percorso cominciato nel 1985.

Panama è stata additata dal Papa anche nella veglia della sera prima, in S. Maria Maggiore, veglia analoga, ma meno antica, di quella che ha luogo in varie diocesi la sera del giorno in cui si consegnava il testo del Simbolo apostolico ai catecumeni. I catecumeni sono tanti anche oggi, ma Francesco si rivolge a tutti quando denuncia la “cultura liquida” contemporanea. Dà così una linea su cui lavorare al secondo appuntamento richiamato, il Sinodo sui giovani e il discernimento vocazionale, che avrà luogo in Vaticano nel 2018.

Nessun giovane deve sentirsi escluso dal Sinodo. (…) Ogni giovane ha qualcosa da dire agli adulti, ai preti, alle suore, ai vescovi e al Papa”. Vuole che i vescovi si mettano in ascolto di ogni sfumatura del mondo giovanile, pertanto è già presente in libreria e nelle parrocchie il questionario che tutti i gruppi ecclesiali, come con il Sinodo per la famiglia, sono chiamati a compilare con assoluta franchezza. “Non so se sarò io, ma a Panama nel 2019 il Papa ci sarà”: non si tratta di una velata minaccia (ha pur sempre 81 anni!), è il richiamo al principio petrino in se stesso, vero collante delle GMG e autentico principio coagulante della compagine ecclesiale nella sua pluriformità, valido anche e soprattutto per un sinodo in cui, come sempre, convergeranno sensibilità ed episcopati diversi.

Michele Brambilla

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