Le campane a morto e il risveglio delle coscienze

Stefano Nitoglia 6 mesi fa
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Vi sono avvenimenti, nella storia, che pur apparendo, all’inizio, insignificanti, possono segnare una svolta importante. Quello che è accaduto, venerdì scorso, in alcuni paesini del Molise, potrebbe essere uno di questi? Non sappiamo. Ma vale la pena raccontarlo.

È avvenuto che i parroci di Carovilli (Isernia), Castropignano (Campobasso), Duronia (Campobasso), Pietrabbondante (Isernia) e Salcito (Campobasso), nel giorno dell’approvazione, alla Camera dei Deputati, delle Disposizioni anticipate di trattamento (Dat) – nell’ambito della legge sul biotestamento – hanno suonato le campane a morto, facendo anche affiggere a Pietrabbondante un necrologio. Lo ha reso noto il parroco di Carovilli, Don Mario Fangio.

Con ciò – si legge in una nota dei parroci – hanno voluto richiamare l’attenzione delle loro comunità sul funesto evento legislativo, che creerà una grande mole di problemi, e minerà alla base la certezza della indisponibilità della vita umana”. Il necrologio, affisso in manifesti nei paesini molisani recita: ”Le campane suonano a morto perché la Vita è vittima della morte, dall’aborto all’eutanasia delle D.a.t.. Con queste l’Italia ha scelto di “far morire”, non di far vivere. Prosit”.

Non mi starò, qui, a dilungare sugli effetti negativi del ddl – sostanzialmente eutanasico – appena approvato dalla Camera ed ora all’esame del Senato. Altri, più bravi e qualificati di me lo hanno fatto: la riduzione dell’esercizio della professione medica a mera esecuzione delle volontà testamentarie, l’affermazione del principio della disponibilità della vita umana contro quello della sua indisponibilità, l’assenza del riconoscimento del diritto inviolabile della vita umana, l’eliminazione del principio di beneficialità come fondamento dello statuto dell’attività medica, la previsione, come “trattamento” sanitario, della nutrizione e dell’idratazione c.d. artificiali, che sono, invece, forme di sostegno vitale, la vincolatività delle disposizioni anticipate di trattamento per il medico.

Voglio solo sottolineare il coraggioso intervento dei parroci molisani. Quelle campane a morto – e ricordiamo il valore esorcistico del suono delle campane – sono state come un sasso gettato nello stagno della palude che fin qui – con poche eccezioni, come quelle del benemerito Centro Studi Rosario Livatino – ha accompagnato l’iter del disegno di legge.

Si dirà: ma si tratta di tre o quattro paesini sparsi nel profondo Molise! Sembra riecheggiare l’esclamazione di Natanaele: “Da Nazaret può venire qualcosa di buono?” (Gv, 1, 46), si parva licet componere magnis.

Quelle campane – cui la Provvidenza ha voluto dare una certa eco mediatica – possono risvegliare le coscienze. Il cammino del ddl è ancora lungo e irto di ostacoli. Al Senato eventuali emendamenti, di una legge che, sia detto, è inemendabile, perché completamente sbagliata, possono, però, avere l’effetto di far tornare il ddl alla Camera, sperando, poi, che questa non ne completi l’esame prima della fine della legislatura.

Spes contra spem speravi! La speranza è la virtù che deve animare la vita di ogni cristiano. Soprattutto di quelli impegnati, come noi, nella battaglia per una società secondo i piani di Dio ed a misura d’uomo.

Prosit ai coraggiosi parroci molisani e a tutti coloro che combattono la battaglia per la Vita!

Stefano Nitoglia

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