“L’ordinazione della prima vescova lesbica spacca i metodisti americani”

Marco Respinti 2 mesi fa
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Da “La bianca torre di Echtelion” del 3 maggio 2017. Foto da Juicy Ecumenism

Spade verranno sguainate per dimostrare che d’estate le foglie sono verdi. Quando lo scrittore cattolico inglese Gilbert K. Chesterton, in odore di santità, lo diceva negli anni Trenta del secolo scorso pareva una boutade da montato; il tempo dei profeti dell’ovvio è invece già qui, come a proprie spese si rendono conto adesso quei metodisti che negli Stati Uniti non hanno ancora gettato alle ortiche la morale cristiana per esempio sull’omosessualità, considerata candidamente un peccato, e sul matrimonio, ammesso soltanto se eterosessuale come natura comanda. Le foglie estive ovviamente verdi di Chesterton, appunto. Perché un ciclone sta attraversando la United Metodist Church, che raccoglie 13 milioni di fedeli, praticamente sull’orlo dello scisma dopo che il suo più alto tribunale ecclesiastico ha dato il via libera all’ordinazione della prima donna vescovo dichiaratamente lesbica, Karen P. Oliveto. La decisione trasgredisce infatti il divieto di ordinare al sacerdozio persone omosessuali che la Chiesa metodista si è esplicitamente imposta nel 1972 e che da allora ha osservato scrupolosamente salvo facinorosamente contestata dalla sua ala più liberal.

Anche nella galassia protestante è infatti in corso un’aspra guerra fra zelanti conservatori della dottrina tradizionale e sfascisti del disfattismo progressista, e il campo di battaglia è immancabilmente quello della morale. È vero, da anni molte denominazioni accettano sia l’ordinazione sacerdotale femminile sia l’omosessualità dichiarata, vissuta e persino ostentata del proprio clero. Il caso da manuale è quello della Chiesa luterana di Svezia, dove dal 2009 la 63enne Eva Brunne è la prima vescova luterana apertamente lesbica e bi-madre della figlia, nata nel 2006, della donna con cui è coniugata civilmente, Gunilla Linden, pastorale luterana pure lei. Ma tradizionalmente non così i metodisti americani, che pure ammettono il sacerdozio femminile.

In gioco è del resto non una setta sparuta, ma nientemeno che la terza confessione cristiana statunitense per numero di adepti dopo i cattolici (maggioranza relativa) e gli episcopaliani (gli anglicani d’America). Alle sue fila appartengono nomi illustri come la dinastia presidenziale dei Bush e la madrina di tutte le battaglie liberal Hillary Clinton, la reginetta della sensualità sguaiata Beyoncè e il visionario padre di Star Wars George Lucas.

Cosa accadrà ora al lato pratico non è ancora chiaro, ma la conciliazione è impossibile. Perché se i conservatori non hanno la minima intenzione di cedere su un punto per loro fondamentale, lo stesso fanno i progressisti per i quali lo sdoganamento dell’omosessualità ai massimi vertici delle istituzioni religiose rappresenta un traguardo d’importanza strategica e concreta irrinunciabile.

In questi casi, però, per i protestanti la decisione sul leniniano “che fare?” è piuttosto facile. Quando la misura è colma e la continuazione impossibile, loro si dividono. I contestatori se ne vanno, fondano una nuova Chiesa e lasciano gli avversari al proprio destino. Ma per i cattolici, squassati dalle medesime tempeste, la soluzione del “tanto peggio, tanto meglio” non è nemmeno ipotizzabile. E negli Stati Uniti il “martirio bianco” che oggi vive la Chiesa cristiana più numerosa e tradizionale è proprio questo. Contrastare l’autodemolizione in corso in diversi settori della Chiesa Cattolica su omosessualità e dintorni continuando a essere cattolici cattolici per non diventare cattolici protestanti.

Marco Respinti

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