“Non si può rinunciare alle ferie, ma si può sopprimere una vita”

Roberto Respinti 3 mesi fa
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Da “Il Nuovo Giornale” del 20 luglio 2017. Foto da The Sun

Scusate se esisto: dal piccolo Charlie alle DAT” è il titolo dell’incontro, svoltosi il 13 lu­glio, organizzato dalla parroc­chia cittadina dei SS. Angeli Custodi, dal Comitato “Difen­diamo i nostri figli” e Alleanza Cattolica. Relatore l’avv. Ro­berto Respinti, del Centro Stu­di Rosario Livatino, presentato dall’ing. Andrea Fenucci e in­trodotto da don Pietro Cesena, parroco dei SS. Angeli Custodi di Borgotrebbia.

Il piccolo Charlie Gard, è af­fetto da malattia rarissima, in­guaribile. Se a qualcosa posso­no i sentimenti, l’affetto, i pen­sieri di vicinanza e solidarietà a lui rivolti a livello mondiale, Charlie, grazie a quei misterio­si e invisibili fili che connetto­no tutto il Creato, può forse in qualche modo avvertire di non essere solo a combattere per la sua esistenza, che si prospetta brevissima, e trarne coraggio.

La battaglia legale

La battaglia legale tra i geni­tori del piccolo Charlie e i me­dici dell’ospedale londinese in cui è ricoverato è stata riassunta dall’avv. Roberto Re­spinti che ha riscosso l’atten­zione e il plauso della numero­sa platea desiderosa di appro­fondimenti sui nuovi scenari che via via si aprono nella so­cietà, che annusa il rischio di perdere in umanità.

Perplessità su molti passag­gi della vicenda. Dalla revoca della potestà genitoriale, alla decisione dei medici, cui i genitori si sono opposti, di so­spendere, per il miglior inte­resse del piccolo, i trattamenti sanitari – alimentazione, idra­tazione e respirazione artificia­le-, inquadrati come accani­mento terapeutico portatore di inutili sofferenze. “Come ac­cettare – commenta l’avvocato senza giri di parole – che il suo miglior interesse sia ucciderlo, negandogli alimentazione e idratazione, cure normali per chiunque?”.
Sono stati negati una cura sperimentale negli USA, nonostante la raccolta, con petizione mondiale, della somma necessaria, e il traspor­to presso l’ospedale pediatrico del Bambin Gesù offertosi di curare il piccolo.

Dalle sentenze inglesi al dibattito italiano

Due le sentenze dell’Alta Corte inglese a sfavore dei ge­nitori. Qualche spiraglio pare però aprirsi: il 14 luglio l’Alta Corte britannica ha aperto alla possibilità della sperimenta­zione, accettando la visita di un neurologo statunitense del­la Columbia University e di al­tri sei medici, incluso un esperto del Bambin Gesù. La decisione definitiva dovrebbe arrivare il 25 luglio.

L’avvocato ha fatto notare che un nuovo approccio antro­pologico sta serpeggiando nel­la società: concentriamoci su persone sane, valide, efficienti. Inutile perdere tempo e soldi per deboli, anziani, malati, mi­nori. Clima culturale pericolo­sissimo. Per decidere se la vita merita o no di essere vissuta il riferimento diventa la sua qua­lità. Ma chi definisce la soglia? Dall’arrogarsi tale diritto sono nati gli orrori del XX secolo. Respinti ha ricordato che in nome dell’autodeterminazio­ne – si dimentica che nessun di noi è venuto al mondo auto-determinandosi? – si vuole che il singolo detti in anticipo la sua volontà in caso di malattia.
Se le Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT), già ap­provate alla Camera in aprile, passeranno anche in Senato, diverranno legge. Attenzione: trattasi di disposizioni, vincolanti, non semplici dichiara­zioni da tener presente da par­te del medico per decidere, in scienza e coscienza, il compor­tamento più corretto per il be­ne del paziente.
Sarà il medico a doverle eseguire, diventan­do così per legge l’esecutore impunito di reati e/ o illeciti ci­vili, perché tenuto a rispettare la volontà del paziente espres­sa nel momento in cui, da per­sona sana, ha una concezione del valore della vita ben diver­sa che da ammalato. La profes­sione medica risulta stravolta, mortificata, minacciata.

In Italia potrebbe accadere una cosa assurda ha detto l’avv. Respinti, forte della sua esperienza in materia di lavo­ro: per legge, in base alla Costi­tuzione, in una trattativa di la­voro che coinvolga aziende, sindacati e dipendenti, il personale non può in alcun mo­do rinunciare alle ferie; si trat­ta di un qualcosa che i Padri Costituenti hanno ritenuto es­senziale per il lavoratore; ep­pure, in base sempre alla leg­ge, si potrebbe arrivare a sop­primere una vita. “Sempliceme­nte assurdo” – ha commentato.

Le DAT sono presentate co­me normativa in materia di consenso informato, in sé posi­tivo, per evitare o limitare l’accanimento terapeutico. In real­tà sono a favore dell’eutanasia e del diritto al suicidio. Ma noi, ha ricordato l’avvocato, non siamo titolari di un diritto on­nipotente su vita e morte. Non siamo padroni, siamo solo amministratori della nostra vita.

“Il testo sulle DAT è ine­mendabile, da rifiutare inte­gralmente”, è la sua condusio­ne.

Luisa Follini

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 Roberto Respinti

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