“Patologia di una Nazione che sceglie di suicidarsi e di non riprodursi”

Alfredo Mantovano 5 mesi fa
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Per vincere l’anoressia sociale serve il contrario della narcosi istituzionale. Alle elezioni faremo attenzione a chi si mostra sveglio

Se l’Italia fosse un’azienda, il suo bilancio demografico sarebbe da dichiarazione di fallimento: le uscite superano abbondantemente le entrate allorché, come informa il report Istat del 13 giugno sul 2016, i nuovi nati per il secondo anno di seguito sono sotto il mezzo milione, 473.438, e i morti hanno oltrepassato quota 615.000. Se si dilata l’osservazione a un arco temporale ancora circoscritto, dal 2008 al 2016, in appena otto anni si coglie un calo di 100.000 unità, visto che le nascite nel 2008 erano 576.659. Neanche durante la Prima e la Seconda guerra mondiale, quando gran parte degli uomini in età giusta per diventare padri erano al fronte – con una popolazione complessiva inferiore a quella attuale –, si erano raggiunti questi livelli; nel 1918 i nati furono 676.000 e nel 1945 furono 821.000.

La cifra in assoluto colpisce meno del trend sempre più al ribasso, senza rallentamenti o inversioni. Costituiscono dati altrettanto obiettivi il calo dei matrimoni e l’incremento dei divorzi: dal 2008 al 2014 per ogni 1.000 matrimoni celebrati in Italia – pure col rito civile – vi sono state in media 300 separazioni, con un trend in costante crescita: dalle 286 su 1.000 del 2008 alle 320 del 2014. La tendenza dei divorzi si è mantenuta più regolare, attestandosi senza sostanziali variazioni attorno a quota 180, mentre nel 2015 le due linee hanno registrato un balzo, le separazioni essendo salite dalle 320 su 1.000 matrimoni del 2014 a 340, e i divorzi, grazie alle norme sul divorzio facile e rapido introdotte nel 2014, dai 180/1000 del 2014 a 297!

Decremento demografico
Infine, nel 2015 i matrimoni celebrati in Italia sono stati 194.397: anche qui il saldo è fortemente negativo, come per il rapporto nascite/morti, dal momento che i divorzi hanno superato le nozze di 100.000 unità. Nel 1942, nel pieno del secondo conflitto mondiale, i matrimoni erano stati più di 200.000. Non il vescovo, ma la rilevazione statistica spiega che l’essere uniti in matrimonio è uno dei fattori condizionanti in senso positivo alla natalità: le convivenze more uxorio fra un uomo e una donna hanno statisticamente un tasso di fecondità inferiore al matrimonio.

La metafora aziendalistica – con la dinamica più uscite, meno entrate, fallimento – non dà l’idea della gravità della situazione nella quale siamo immersi? Adoperiamone un’altra: il decremento demografico è la versione sociale dell’anoressia. È la patologia di una Nazione che sceglie di suicidarsi e rifiuta di riprodurre se stessa. Dell’anoressia, in particolare di quella che ha base nervosa, ha tutte le caratteristiche, non ultima la enorme difficoltà a uscirne: con un circolo chiuso in apparenza impossibile da scalfire, poiché il rifiuto del cibo accentua la volontà di lasciarsi andare, e quest’ultima rende ancora più forte la volontà di non nutrirsi. Dell’anoressia il calo demografico condivide, con la non volontà di porre rimedio, l’altrettanto volontaria ignoranza delle cause.

Un’agenda politica per la terapia
Il Corriere della sera ha riportato i dati Istat prima indicati – il giorno seguente la loro divulgazione – a p. 23, senza alcun richiamo in prima pagina: dove invece campeggiavano le dichiarazioni antimigranti della sindaca di Roma e il rifiuto del team di Nba a recarsi alla Casa Bianca. Moriamo come Nazione, e il grado di sensibilità del maggior quotidiano italiano è inferiore a quello del diniego di un invito di Trump da parte di giocatori di basket. Anche questa è una componente della patologia.

La terapia deve partire dall’esatto contrario: come non si guarisce dall’anoressia facendo finta di nulla, ma dedicando a essa cure ed energie, con i metodi e i sostegni adeguati, così il primo passo perché l’anoressia sociale regredisca è farla diventare il tema centrale del dibattito nazionale. Premendo perché l’agenda politica includa almeno una parte della terapia; riprenda, per esempio, e adegui all’intero territorio nazionale, quelle misure a sostegno della natalità e dei figli in tenera età, che fanno andare in controtendenza nel saldo nati/morti – unica in Italia – la provincia di Bolzano.

Ripudi le leggi, prossime all’approvazione, della c.d. “agenda Repubblica”: che cosa sono le Dat se non il rimedio offerto all’anoressica Italia per togliere il disturbo nel modo più rapido? E che cos’è la cannabis più “legale” di quanto già non lo sia, se non – in attesa che le Dat completino la loro produzione di morte – coprire con l’oblio della “canna di Stato” il fallimento come comunità? Ecco, per vincere la nostra sociale anoressia serve il contrario della narcosi istituzionale, a garantire la quale parlamento e governo da quattro anni sono così intensamente e irresponsabilmente impegnati. Poiché le elezioni sono prossime, faremo attenzione a chi si mostra sveglio.

Alfredo Mantovano

Da “Tempi” del 4 luglio 2017. Foto da articolo 

 

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