Pellegrini a Concesa lungo la Martesana

Un piccolo itinerario per una grande meta tra fede, arte e panorami impedibili. Uno scorcio di Lombardia da riscoprire
Michele Brambilla 2 mesi fa
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di Michele Brambilla

La devozione alla Madonna è particolarmente vivace nel mese di maggio, specialmente nei santuari dedicati a Maria. Alcuni di essi hanno dato vita a vere e proprie vie di pellegrinaggio nelle quali si fondono fede, arte “umana” e bellezza paesaggistica. Una di queste vie costeggia, in Lombardia, il naviglio della Martesana e giunge al veneratissimo santuario di Concesa (in provincia di Milano), costruito lì dove il canale si separa dall’Adda, confine naturale tra le diocesi di Milano e di Bergamo. Come tutti gli antichi itinerari di pellegrinaggio, prevede diverse tappe intermedie, anch’esse ricche di arte e storia.

La prima tappa uscendo da Milano in direzione est è Cernusco sul Naviglio, dove si trova il santuario di Santa Maria Addolorata. Conosciuto già in epoca longobarda, ha due punti focali: l’immagine della Pietà racchiusa in un’edicola esterna (secolo XVII) e l’altare maggiore (1830), dominato da un’Addolorata settecentesca (forse spagnola), trafitta da sette spade di cristallo, e, sotto la mensa, da un simulacro del Cristo morto. Alle pareti, una singolare collezione di stendardi processionali ricamati in oro (secolo XIX) e persino una vetrata bavarese del 1562, un unicum in tutta l’area della Martesana.

Arrivati a Gorgonzola, s’incontra la chiesa della Madonna dell’Aiuto (secolo XIII), che prende il nome da una tavola, regalata dal vescovo di Bobbio Francesco Maria Abbiati (1618-50), riproducente il quadro che il 5 giugno 1611, a Corgnate di Bobbio, si ricoprì miracolosamente di sudore. Il quadro è incorniciato in un altare del 1767, ornato pure delle statue dei santi Pietro e Paolo, compatroni della chiesa. Il semplicissimo esterno del santuario è la parte che meglio testimonia l’origine duecentesca dell’edificio.

Inzago custodisce diversi tesori della fede, in primis la copia della Sacra Sindone che san Carlo Borromeo (1538-84) ricevette dai Savoia nel 1578 dopo il suo pellegrinaggio a Torino, al termine della pestilenza che falcidiò Milano nel 1576. La reliquia è distesa sottovetro nel coro della chiesa parrocchiale, intitolata all’Assunta. Tuttavia il culto mariano si concentra nel piccolissimo santuario della Madonna del Pilastrello (1708), ricoperto da un intatto ciclo di affreschi che testimonia quanto poco fosse penetrato nel popolo lo spirito anticristiano dell’Illuminismo.

Si giunge quindi alla meta: Concesa. Da secoli convento carmelitano, dove si possono fare ritiri e ricevere lo scapolare del Carmine, sorge nel comune di Trezzo sul Naviglio, appartenente ancora all’arcidiocesi di Milano, ma già di rito romano. La prima pietra fu posta nel 1621 dal cardinale Federico Borromeo (1564-1632). Il suo successore, l’arcivescovo cardinale Cesare Monti (1594-1650), fece intervenire la mano degli architetti Carlo Buzzi (1585-1658) e Francesco Maria Richini (1584-1658), artefici del Barocco milanese. Una volta valicata la soglia, si staglia immediatamente l’icona della Madonna, incorniciata di marmi policromi e suggestivamente illuminata. I restauri ottocenteschi hanno un po’ spento la leggerezza barocca dell’edificio, ma hanno in compenso donato un grande organo a canne, sul quale si possono eseguire spartiti “frizzanti” come L’inno a Pio IX di Gioacchino Rossini (1792-1868).

Dal piccolo sagrato si abbraccia quasi tutta la Lombardia: a ovest Milano, a est la Bergamasca, a nord il Lecchese (incorniciato dal ponte in ferro di Paderno d’Adda), a sud la Bassa mantovana.

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