Il pensiero del giorno: Mc 6,53-56

Don Piero Cantoni 3 settimane fa
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« Compiuta la traversata fino a terra, giunsero a Gennèsaret e approdarono. Scesi dalla barca, la gente subito lo riconobbe e, accorrendo da tutta quella regione, cominciarono a portargli sulle barelle i malati, dovunque udivano che egli si trovasse. E là dove giungeva, in villaggi o città o campagne, deponevano i malati nelle piazze e lo supplicavano di poter toccare almeno il lembo del suo mantello; e quanti lo toccavano venivano salvati » (Mc 6,53-56).

Leggendo brani come questo possiamo essere facilmente tentati da pensieri di questo genere: fortunati quelli che hanno potuto vedere, ascoltare, toccare Gesù. Se io fossi stato uno di loro… In realtà tra noi e loro non c’è proprio nessuna differenza. Gesù, lo stesso Gesù che allora scese dalla barca è oggi vivo: questa è la nostra fede. Ma io non lo vedo! Però vedi la Chiesa, che non è altra cosa che Gesù presente in mezzo a noi. Ma è proprio la Chiesa che mi scandalizza! Io amo Gesù non la Chiesa!

Ma sei proprio sicuro che quel Maestro un po’ strano, che parlava come se fosse Dio, mentre era, con ogni evidenza, soltanto un uomo, che era criticatissimo dagli uomini di scienza, dai conoscitori delle Scritture, non ti avrebbe scandalizzato? Dici di amarlo, anche se non lo vedi… Ma non sarà proprio perché non lo vedi? Il Gesù che tu ami è un Gesù astratto, che ti immagini come vuoi tu, mentre la Chiesa è lì davanti a te, assolutamente concreta. Non dice quello che vuoi, non è come tu la vuoi… È piena di imperfezioni. Spesso gli uomini di Chiesa ti deludono. Non ti avrebbero deluso gli Apostoli? Ne sei proprio sicuro? Chi erano quelli che riconoscevano Gesù? I semplici, i poveri, gli umili, i peccatori.

Non tutti i semplici, poveri, umili e peccatori del suo tempo, ma quelli che sapevano di esserlo, che si riconoscevano tali e cercavano qualcuno che si occupasse di loro con amore. Ma questo è possibile anche a noi oggi. Anche noi possiamo cercare e trovare Gesù nella misericordia del suo perdono e nella guarigione profonda che la sua presenza ci dona con la pace del cuore. Basta non scandalizzarsi dei mezzi miseri e spesso “inadatti” di cui il Maestro si serve. « La compassione di Cristo verso i malati e le sue numerose guarigioni di infermi di ogni genere [cfr. Mt 4,24] sono un chiaro segno del fatto che “Dio ha visitato il suo popolo” (Lc 7,16) e che il Regno di Dio è vicino. Gesù non ha soltanto il potere di guarire, ma anche di perdonare i peccati [cfr. Mc 2,5-12]: è venuto a guarire l’uomo tutto intero, anima e corpo; è il medico di cui i malati hanno bisogno [cfr. Mc 2,17].

La sua compassione verso tutti coloro che soffrono si spinge così lontano che egli si identifica con loro: “Ero malato e mi avete visitato” (Mt 25,36). Il suo amore di predilezione per gli infermi non ha cessato, lungo i secoli, di rendere i cristiani particolarmente premurosi verso tutti coloro che soffrono nel corpo e nello spirito. Essa sta all’origine degli instancabili sforzi per alleviare le loro pene. Spesso Gesù chiede ai malati di credere [cfr. Mc 5,34; Mc 5,36; Mc 9,23]. Si serve di segni per guarire: saliva e imposizione delle mani [cfr. Mc 7,32-36; Mc 8,22-25], fango e abluzione [cfr. Gv 9,6 s]. I malati cercano di toccarlo [cfr. Mc 1,41; Mc 3,10; Mc 6,56] “perché da lui usciva una forza che sanava tutti” (Lc 6,19). Così, nei sacramenti, Cristo continua a “toccarci” per guarirci.

Commosso da tante sofferenze, Cristo non soltanto si lascia toccare dai malati, ma fa sue le loro miserie: “Egli ha preso le nostre infermità e si è addossato le nostre malattie” (Mt 8,17) [cfr. Is 53,4]. Non ha guarito però tutti i malati. Le sue guarigioni erano segni della venuta del Regno di Dio. Annunciavano una guarigione più radicale: la vittoria sul peccato e sulla morte attraverso la sua Pasqua. Sulla croce, Cristo ha preso su di sé tutto il peso del male [cfr. Is 53,4-6] e ha tolto il “peccato del mondo” (Gv 1,29), di cui la malattia non è che una conseguenza. Con la sua passione e la sua morte sulla Croce, Cristo ha dato un senso nuovo alla sofferenza: essa può ormai configurarci a lui e unirci alla sua passione redentrice » (Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 1503-1505). La presenza viva e operante di Gesù continua nella storia. Le forze dell’inferno non prevalgono su di essa. Chi se ne accorge? Chi si lascia toccare? Gli umili, i semplici, i poveri. « Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli » (Mt 11,25)

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