Ecco perché solo i Magi hanno visto la stella

Hanno accettato le scomodità e in cambio di doni terreni hanno ottenuto di accogliere nel proprio cuore l’Unico Essenziale. Il magistero del Papa all’Epifania
Michele Brambilla 6 mesi fa
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di Michele Brambilla

L’Epifania è la festa in cui «[…] hai svelato, Padre, alle genti convocate dalla luce di una stella il tuo Figlio unigenito» (Messale Ambrosiano, orazione a conclusione della liturgia della Parola). Viene annunciata ai fedeli la data della Pasqua, la manifestazione (in greco “epifania”) più evidente della potenza divina di Cristo, che nell’Ultima Cena ci ha donato la Sua presenza perenne nell’Eucaristia. Così «[…] la tua Chiesa […] ti offre non oro, incenso e mirra, ma Colui che in questi santi doni è significato, immolato e ricevuto: Gesù Cristo nostro Signore. Egli vive e regna nei secoli dei secoli» (Messale Romano, orazione sui doni). Papa Francesco, nell’omelia della Messa solenne celebrata in San Pietro, invita a focalizzare lo sguardo su «tre gesti dei Magi»: vedere la stella, mettersi in cammino, offrire.

«Ma perché, potremmo chiederci, solo i Magi hanno visto la stella? Forse perché in pochi avevano alzato lo sguardo al cielo. Spesso, infatti, nella vita ci si accontenta di guardare per terra: bastano la salute, qualche soldo e un po’ di divertimento», inseguendo come beni assoluti quelli che in realtà sono solo mezzi per conquistare la vita eterna. I Magi «[…] non si sono accontentati di vivacchiare, di galleggiare. Hanno intuito che, per vivere davvero, serve una meta alta e perciò bisogna tenere alto lo sguardo». Hanno accettato le scomodità del viaggio verso Betlemme e in cambio di doni terreni hanno ottenuto di accogliere nel proprio cuore l’Unico Essenziale.

«Arrivati da Gesù, dopo il lungo viaggio, i Magi fanno come Lui: donano. […] Il Vangelo si realizza quando il cammino della vita giunge al dono. Donare gratuitamente, per il Signore, senza aspettarsi qualcosa in cambio: questo è segno certo di aver trovato Gesù, che dice: “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” (Mt 10,8). Fare il bene senza calcoli, anche se nessuno ce lo chiede, anche se non ci fa guadagnare nulla, anche se non ci fa piacere». La carità talvolta logora (sindrome di burnout), pertanto chiediamo a Gesù Bambino «Signore, fammi riscoprire la gioia di donare» tempo e mani.

Il discorso dell’Angelus segue i medesimi binari. «L’egoismo può indurre a considerare la venuta di Gesù nella propria vita come una minaccia. […] D’altra parte, è sempre presente anche la tentazione dell’indifferenza». Con una postilla rivolta specificamente ai cattolici “progressisti”: «pur sapendo che Gesù è il Salvatore ‒ nostro, di noi tutti ‒, si preferisce vivere come se non lo fosse: invece di comportarsi in coerenza alla propria fede cristiana, si seguono i principi del mondo» e, anziché ammonire i peccatori, si permette loro di offendere la legge divina sottomettendo al peccato persino il diritto positivo.

«Siamo invece chiamati a seguire l’esempio dei Magi: essere premurosi nella ricerca, pronti a scomodarci per incontrare Gesù nella nostra vita. Ricercarlo per adorarlo, per riconoscere che Lui è il nostro Signore, Colui che indica la vera via da seguire» a tutta l’umanità, poveri e ricchi, credenti e non credenti. L’Epifania è significativamente la Giornata dell’infanzia missionaria. «Invochiamo l’intercessione di Maria Santissima, stella dell’umanità pellegrina nel tempo. Con il suo aiuto materno, possa ogni uomo giungere a Cristo, Luce di verità, e il mondo progredire sulla via della giustizia e della pace». Quelle vere, quelle che nessuna ideologia mondana, per quanto si autoproclami palingenetica, può concretamente realizzare senza l’aiuto di Dio.

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