Il presepe e l’Eden natalizio

Davanti al Bambino torniamo bambini, avvertendo nel cuore il desiderio di ritrovare il Paradiso perduto con la speranza che esso è di là da venire.
Stefano Chiappalone 6 mesi fa
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di Stefano Chiappalone

Tra gli aspetti più curiosi di quel piccolo capolavoro natalizio che ogni anno ci fa improvvisare artisti con muschio, sughero e statuine c’è senza dubbio la fauna. La grotta di Betlemme diviene il centro di un microcosmo abitato certamente da pastori e magi, nobili e popolani, giovani e anziani, ma non meno rilevante è la variegata presenza di animali. Cammelli o dromedari, talora elefanti o altri animali esotici si trovano indisturbati a pochi passi da pecore, capre, agnelli, cani, oche, galline, perfettamente a proprio agio e indifferenti alla diversità dei climi e dei contesti in cui ciascuna specie solitamente vive. Questa mescolanza faunistica inusuale e affollata riporta alla mente le lussureggianti raffigurazioni del Paradiso terrestre che, nella storia dell’arte, hanno tentato di rievocare l’armonia originaria in cui ogni specie animale condivideva il giardino dell’Eden. Cito per tutti, a titolo esemplificativo e non certo esaustivo, il dipinto del fiammingo Jan Bruegel il Giovane (1568-1625) intitolato Il Giardino dell’Eden: il cavallo, il cervo e i volatili non sembrano affatto intimoriti dalla vicinanza delle fiere, né appare forzata la coesistenza di animali tanto differenti nel medesimo ambiente.

Non è tuttavia soltanto il ricordo di un passato perduto. È anche profezia di un equilibrio destinato a rinnovarsi: «Il lupo dimorerà insieme con l’agnello; il leopardo si sdraierà accanto al capretto; il vitello e il leoncello pascoleranno insieme e un piccolo fanciullo li guiderà» (Is 11,6). Intorno alla grotta dove giace il divino Fanciullo, di fatto si rivive la meraviglia della creazione e l’ancor più meravigliosa opera della redenzione che inaugura cieli nuovi e terra nuova. È il cuore dell’uomo stesso a sperimentare questo ritorno all’«innocenza primordiale» ‒ cfr. Plinio Correa de Oliveira (1908-1995), Innocenza primordiale e contemplazione sacrale dell’universo (trad.it, Cantagalli, Siena 2013) – che infonde anche nell’animo più indurito una scintilla di nostalgia dell’infanzia e di quello stato di armonia che scaturiva dalla purezza infantile. Davanti al Bambino torniamo bambini, così che quell’inconsueto ecosistema ci appare di nuovo naturale e avvertiamo nel cuore il desiderio di ritrovare il Paradiso perduto, con la speranza che esso è di là da venire.

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 Stefano Chiappalone

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