Quaresima sotto lo stendardo di Cristo Re

Fu dall’episodio evangelico del ritiro di Gesù nel deserto che sant’Ignazio di Loyola trasse l’immagine dei due eserciti contrapposti presente negli “Esercizi spirituali”
Michele Brambilla 3 mesi fa
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adi Michele Brambilla, 19 febbraio 2018

L’episodio delle tentazioni di Gesù, nell’anno B del Lezionario romano letto attraverso la lente di Mc 1, 12-15 (nel rito ambrosiano si predilige invariabilmente la versione di Mt 4, 1-11), contrassegna da sempre la I domenica di Quaresima perché, come spiega Papa Francesco all’Angelus del 18 febbraio, comprende tutti gli elementi cardine del cammino quaresimale che prende avvio: «[…] i temi della tentazione, della conversione e della Buona notizia».
Nei secoli più antichi, la Quaresima cominciava infatti sei domeniche prima della Pasqua, come testimoniato ancora dall’orazione sui doni («Si rinnovi, Signore, la nostra vita e col tuo aiuto si ispiri sempre più al sacrificio che santifica l’inizio della Quaresima»). Furono i monaci benedettini a introdurre nel rito romano il Mercoledì delle Ceneri nel corso di un lungo processo di ridefinizione dei limiti cronologici della Quaresima, durato dal secolo VIII al secolo XI secolo. Si vollero infatti individuare con maggiore precisione quaranta giorni di effettivo digiuno escludendo i sabati e le domeniche, che per il carattere festivo consentono la sospensione della penitenza quaresimale.
Il Pontefice enfatizza la rapidità con la quale lo scarno racconto dell’evangelista Marco sposta l’attenzione del lettore dal romitaggio di Gesù nel deserto al suo ritorno in Galilea, dove il Signore comincia a predicare. «Gesù», infatti, «va nel deserto per prepararsi alla sua missione nel mondo. Egli non ha bisogno di conversione, ma, in quanto uomo, deve passare attraverso questa prova, sia per Sé stesso, per obbedire alla volontà del Padre, sia per noi, per darci la grazia di vincere le tentazioni».
È esattamente da questo episodio evangelico che sant’Ignazio di Loyola (1491-1556) ha tratto l’immagine dei due stendardi (quello di Gesù e quello del diavolo) che contrassegna gli Esercizi spirituali (n. 138). Sia san Marco che sant’Ignazio invitano a scegliere il campo di Cristo ed è un appello, ricorda Francesco, che Dio rivolge a tutti: «anche per noi la Quaresima è un tempo di “agonismo” spirituale, di lotta spirituale: siamo chiamati ad affrontare il Maligno mediante la preghiera per essere capaci, con l’aiuto di Dio, di vincerlo nella nostra vita quotidiana».
Il periodo di preparazione alla Pasqua rappresenta insomma un corso di esercizi spirituali allargato a tutti i fedeli, motivo per cui vi hanno sempre trovato collocazione le missioni al popolo ed i ritiri per gli ecclesiastici.
Aggiunge il Santo Padre: «Chiedo a tutti un ricordo nella preghiera per me e per i collaboratori della Curia Romana, che questa sera inizieremo la settimana di Esercizi Spirituali», predicati quest’anno da don José Tolentino de Mendonça, vicerettore dell’Università Cattolica di Lisbona. La scelta del predicatore rappresenta un segno di particolare vicinanza al mondo delle università e delle facoltà teologiche di cui Francesco ha appena rinnovato la ratio studiorum con la costituzione apostolica Veritatis gaudium, promulgata il 29 gennaio. Per la Chiesa, infatti, anche la ricerca scientifica ha come obbiettivo l’incontro con Gesù. Come dice il Papa in quel documento, «il Popolo di Dio è pellegrino lungo i sentieri della storia in sincera e solidale compagnia con gli uomini e le donne di tutti i popoli e di tutte le culture, per illuminare con la luce del Vangelo il cammino dell’umanità verso la civiltà nuova dell’amore» (n. 1).

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