Rennes le Château: mistificatori e mistificazioni sul Graal

Alleanza Cattolica 6 anni fa
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MASSIMO INTROVIGNE, Cristianità n. 258 (1996)

 

 

Rennes le Château è un paesino francese del dipartimento dell’Aude, ai piedi dei Pirenei orientali, nella zona detta del Razès. La popolazione si è ridotta a una quarantina di abitanti, ma ogni anno i turisti sono decine di migliaia. Dal 1960 a oggi a Rennes le Château sono state dedicate oltre cinquecento opere in lingua francese, almeno un paio di best seller in inglese e un buon numero di titoli anche in italiano. Le leggende che attirano i turisti a Rennes le Château sono così estreme che gli stessi specialisti dell’esoterismo — come è stato notato in una prima giornata di studi accademici sull’argomento, promossa a Parigi nel 1995 dall’associazione Politica Hermetica presso il convento di Saint-Jacques (1) — esitano a occuparsene, temendo di essere confusi con i mitomani e i truffatori che hanno firmato un buon numero dei titoli sul tema. Rennes le Château nasconderebbe infatti — e non si tratta di un elenco completo — il segreto del Graal, la verità sul cristianesimo, l’identità dei veri pretendenti legittimi al trono di Francia, la vera storia delle società segrete, le prospettive future del mondo, e — per buona misura — un tesoro di valore inestimabile. Non sorprende che un buon numero di turisti arrivino con gli attrezzi da scavo, anche se finora nulla di significativo è stato trovato benché si scavi da almeno quarant’anni. La pubblicazione di un nuovo libro in italiano sull’argomento — Sulle tracce del Graal. Alla ricerca dell’immortalità. Il mistero di Rennes Le Château, di Mariano Bizzarri e Francesco Scurria (2), un oncologo e un dottore in giurisprudenza appassionati di esoterismo, con un’interessante prefazione del professor Michele Del Re — offre l’occasione per fare il punto, come raccomandava l’illustre storico Émile Poulat in occasione della giornata di studi di Parigi, sul poco di sicuro che si sa dell’argomento, in modo da avviare il lavoro di distinzione dei fatti dalle leggende.

Anzitutto, qualche data. 1244: cade Montségur, l’ultima fortezza catara, al termine di una lunga lotta condotta dai cattolici contro questa eresia insidiosa diffusa in quasi tutta l’Europa. Il luogo si trova a pochi chilometri da Rennes le Château, e per secoli si favoleggerà di un tesoro che i catari avrebbero messo in salvo all’ultimo momento e nascosto nella zona. 1255: prima costruzione della chiesa parrocchiale di Rennes le Château, dedicata a santa Maria Maddalena, che le leggende francesi vogliono rifugiata dalla Palestina in Francia per sfuggire alle persecuzioni e che giocava un ruolo anche nella mitologia catara. Non è chiaro quando sia stata posta sul portale l’iscrizione Terribilis est locus iste, “Questo luogo è terribile”, di origine certamente biblica — riferita alla scala di Giacobbe — ma inconsueta all’ingresso di una chiesa. 1640-1645: il pittore Nicolas Poussin (1594-1655) completa il suo quadro I Pastori di Arcadia, oggi al Louvre, che secondo gli interpreti contiene numerose allusioni a temi esoterici di cui l’artista era un esperto. 1776: muore Jean Bigou, parroco di Rennes le Château, che alcune voci vogliono a sua volta appassionato di cose esoteriche. 1781: muore a Rennes le Château la marchesa Marie de Negre, che entra nella storia che ci interessa perché sposa di un signore d’Hautpoul, la cui famiglia aveva avuto relazioni con i catari e con le leggende sul loro tesoro, e perché viene sepolta con un’iscrizione che avrebbe un significato nascosto e della quale rimane solo una copia, della cui autenticità non si può essere certi. 1885: diventa parroco di Rennes le Château don Berenger Saunière (1852-1917). Personaggio bizzarro, nel 1909 si rifiuterà di trasferirsi in un’altra parrocchia e nel 1910, dopo aver perso un processo ecclesiastico, subirà una sospensione a divinis, poi revocata. Pure privato della parrocchia rimarrà fino alla morte nel paese, che aveva arricchito con nuove costruzioni — fra cui una curiosa “torre di Magdala” — e scandalizzato con i suoi scavi nella cripta e nel cimitero — nel corso dei quali andò distrutta la famosa stele di Marie de Negre — alla ricerca non si sa bene di che cosa. In rapporto con gli ambienti esoterici dell’epoca — fra l’altro, con la cantante e occultista Emma Calvé (1858-1941) — avrebbe scoperto nella sua parrocchia importantissimi manoscritti antichi, ma quelli che sono emersi sono falsi evidenti del diciannovesimo, se non del ventesimo secolo. Diventato più ricco di quanto fosse consueto per un parroco di campagna, si favoleggiò che avesse trovato il tesoro, ma tutto poteva spiegarsi — come sospettava il suo vescovo — con un meno romantico traffico di donazioni e di messe. Don Saunière era amico del parroco della vicina Rennes les Bains, don Henri Boudet (1837-1915), soggetto non meno strano di lui. Gli scritti di don Boudet sono così assurdi — sostengono per esempio che l’inglese era la proto-lingua universale parlata prima dell’episodio della torre di Babele — da far sospettare a qualcuno che avessero un significato nascosto; di certo sosteneva che nella zona vi era un Nemeton, un santuario celtico nei boschi, ricettacolo di potenti forze spirituali.

La storia non finisce con la morte di don Saunière, avvenuta — come ho già detto — nel 1917. Durante la seconda guerra mondiale alcuni nazisti tedeschi, affascinati dai catari, indagano sulle leggende locali. Dopo la guerra si interessano dei misteri di Rennes le Château alcuni ex collaborazionisti filo-nazisti, come Noël Corbu — deceduto nel 1968 —, che comincia a scriverne nel 1956, ma pochissimi francesi hanno ancora sentito nominare questo borgo remoto e semi-disabitato. Con i libri a sensazione del giornalista Gérard de Sède — che comincia a interessarsi della vicenda nel 1967 — Rennes le Château diventa un nome noto in Francia, poi in tutto il mondo (3) . Tre autori inglesi di esoterismo popolare — Michael Bagent, Richard Leight e Henry Lincoln — si incaricheranno di elaborare ulteriormente le sue idee trasformandole in una vera industria editoriale, avviata con la pubblicazione, nel 1979, de Il Santo Graal (4) . Che cosa sostengono de Sède e i suoi continuatori inglesi? Molto semplicemente che il parroco Saunière aveva scoperto il segreto di Rennes le Château, dove sarebbe depositato non solo il tesoro dei catari — a cui il parroco ha attinto solo per una piccola parte — ma anche — rivelato dai manoscritti ritrovati da don Saunière, dalle iscrizioni del cimitero, dalle forme stesse degli edifici e di tutto quanto si trova nella chiesa — un tesoro di tipo non materiale, la verità stessa sulla storia del mondo. Nel paesino pirenaico esisterebbero documenti che provano che Gesù Cristo — verità accuratamente nascosta dalla Chiesa cattolica — aveva avuto figli da Maria Maddalena, che questi figli portano in sé il sangue stesso di Dio — il vero Graal — e che pertanto hanno il diritto di regnare sulla Francia e sul mondo intero. Discendenti di Gesù e della Maddalena erano i re merovingi, il cui regno è stato usurpato dai carolingi e dai capetingi: ma i catari, i templari, i grandi iniziati — tra cui il pittore Poussin, Marie de Negre e lo stesso Saunière — hanno custodito il segreto come cosa preziosissima e ogni tanto ne hanno lasciato qualche traccia. Il sangue divino dei merovingi infatti non è solo il più nobile, destinato ben presto a regnare sul mondo intero, ma — a chi sappia entrare in contatto con le energie che sprigiona attraverso appositi rituali — garantirebbe perfino l’immortalità fisica. Non è poco: mancava solo una società segreta che, caduti i merovingi, avesse tramandato nella storia il segreto, facendo delle varie massonerie soltanto un suo pallido strumento. E la società emerge nel 1972 con la fondazione — con tanto di carte da bollo — del Priorato di Sion da parte di un certo Pierre Plantard, anche lui ex amico dei nazisti. Il Priorato, afferma Plantard, esisterebbe da oltre mille anni e custodirebbe il segreto dei merovingi. La prova? Una serie di documenti asseritamente trovati dal parroco Saunière e ritrovati nelle biblioteche, dove però — si scoprirà più tardi — li aveva opportunamente “seminati”, dopo averli “prodotti”, lo stesso Plantard. Questo non ha impedito a Il Santo Graal di Michael Baigent e compagni di vendere quasi due milioni di copie nel mondo, spargendo a piene mani le storie più incredibili sull’antichissimo e potentissimo Priorato di Sion.

Mariano Bizzarri e Francesco Scurria — nel libro italiano Sulle tracce del Graal. Alla ricerca dell’immortalità. Il mistero di Rennes Le Château — offrono un’eccellente pars destruens, demolendo la mitologia costruita dai falsari alla Plantard. La sostituiscono però — con un linguaggio ispirato all’esoterista René Guénon (1886-1951), e secondo un procedimento già usato in Francia da cattolici ultra-conservatori — con una mitologia di segno contrario, secondo cui la leggenda dei merovingi “divini” è stata costruita ad arte per nascondere il vero segreto di Rennes le Château: il paesino dei Pirenei è il centro di influenze — non divine ma diaboliche — più pericoloso del mondo, e il presunto Graal che vi è nascosto — al cui servizio si sono messi di volta in volta i celti con il loro santuario tra i boschi, i catari, la famiglia di Hautpoul e il parroco Saunière — è una sorta di porta dell’Inferno che permette a forze demoniache di dilagare nel mondo. Tesi, come si vede, affascinante ma non molto più facile da dimostrare di quelle di segno contrario sul Graal dei merovingi. Si può quindi avere qualche indulgenza per chi rifiuta di prendere sul serio Rennes le Château e considera tutta la vicenda un pastiche ottocentesco di preti originali e un po’ mattoidi, trasformato in un’industria per gli appassionati di un esoterismo da edicole delle stazioni da alcuni profittatori e mistificatori del nostro secolo. Tuttavia le masse che si muovono verso il piccolo centro dei Pirenei meritano, almeno, un’attenzione sociologica. E — una volta eliminati tutti i falsi — non si potrà forse escludere che nel Settecento e nell’Ottocento, intorno a parroci che si dilettavano di esoterismo, si muovesse effettivamente una piccola cerchia di appassionati di cose esoteriche in contatto con ambienti di Carcassonne e di Tolosa, centri esoterici fra i principali dell’epoca in Francia; appassionati che possono avere lasciato a Rennes le Château e dintorni una serie di curiosi simboli astrologici, alchemici e massonici. Tutto questo, se presenta certo qualche interesse, appartiene alla storia locale del milieu esoterico del Sud della Francia, e non ha molti rapporti con i sogni grandiosi di eredi fisici di Gesù Cristo che, aiutati dal Priorato di Sion, si candidano a dominare il mondo, sogni — questi sì — da consegnare alla pattumiera delle storie costruite per denigrare la Chiesa cattolica, arricchire i furbi e ingannare i più ingenui.

Massimo Introvigne

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* Articolo sostanzialmente anticipato, senza note e con il titolo redazionale Francia, caccia all’ultimo Graal, in Avvenire. Quotidiano di ispirazione cattolica, anno XXIX, n. 229, 27-9-1996, p. 18.

(1) Cfr. Rennes le Château: quelques questions posées par un “mythe agglutinant”, in Politica Hermetica, n. 9, 1995, pp. 194-208.

(2) Cfr. Mariano Bizzarri e Francesco Scurria, Sulle tracce del Graal. Alla ricerca dell’immortalità. Il mistero di Rennes Le Château, con una prefazione di Michele Del Re, Mediterranee, Roma 1996.

 (3) Cfr. l’opera più popolare di Gérard de Sède, Rennes le Château, Robert Laffont, Parigi 1988.

 (4) Cfr. Michael Baigent, Richard Leigh e Henry Lincoln, Il Santo Graal, trad. it., 2a ed., Mondadori, Milano 1986.

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