Una riflessione sul governo della Lombardia

Famiglia, identità, tradizione. Intervista all'Assessore della Regione Lombardia alle Culture, Identità e Autonomie Cristina Cappellini
Michelangelo Longo 6 mesi fa
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Assessore, in questa legislatura Lei si è distinta in molti campi. Identità, cultura e tradizione sono stati i suoi cavalli di battaglia. Come giudica il cammino di questi anni?

Sono molto soddisfatta. Abbiamo assunto la guida di una Regione che già primeggiava a livello nazionale e siamo riusciti a darle una spinta in più attraverso una visione identitaria delle nostre politiche, valorizzando i diversi territori e le loro specificità. E sono molto contenta del fatto che il mio assessorato abbia fatta da motore a questo slancio ulteriore verso l’eccellenza, anche nei diversi ambiti culturali, riuscendo ad approvare una riforma importante in materia di politiche culturali che si attendeva da anni e che ci ha consentito di inserire tra le priorità, per esempio, il riconoscimento delle radici cristiane dei nostri territori, la valorizzazione degli itinerari religiosi, la tutela del patrimonio linguistico locale e, più in generale, la promozione del patrimonio immateriale, ossia degli usi, dei costumi e dei saper fare di cui è intessuta la nostra tradizione. E tenendo sempre alta la guardia, con iniziative di sensibilizzazione, su un tema che pur non essendo di competenza regionale ci sta molto a cuore: il dramma dei cristiani perseguitati nel mondo.

 

Un altro tema dove la Giunta Regionale uscente, e in particolare Lei, si è distinta è la difesa e la tutela della famiglia. Se guardiamo un po’ indietro nel tempo, il tema famiglia era sparito dalle agende politiche nazionali e locali per essere sostituito con “l’urgenza” omofobia (rivelatasi inesistente) e con i temi dell’agenda LGBT. La Regione Lombardia si è subito chiamata fuori. Con l’approvazione della mozione sull’istituzione della giornata della famiglia tradizionale ha dato inizio a un percorso di lotta, difesa e promozione che per molto tempo è stata un’eccezione. Alla vigilia di Expo, il presidente Roberto Maroni e Lei avete sfidato il politicamente corretto invitando diversi esponenti del mondo pro-family al convegno “Difendere la famiglia per difendere la comunità”. Tra un evento istituzionale e l’altro, troviamo l’assessore a parlare di famiglia e poi le politiche concrete…

Consideriamo la famiglia la colonna portante della comunità e lo abbiamo dimostrato come forse mai nessuna istituzione aveva fatto prima, facendola entrare anche in ambito politico-culturale oltre che sociale e avendo il coraggio di far scendere direttamente in campo l’istituzione Regione nel momento in cui il valore famiglia era maggiormente sotto attacco da parte chi vuole smantellarlo. Non solo organizzando convegni e promuovendo iniziative di sensibilizzazione, ma anche attivando strumenti di sostegno concreto, in aggiunta alle nuove misure introdotte in questa legislatura nell’ambito delle politiche sociali e famigliari (bonus famiglia, asili nido gratis e molte altre), come per esempio lo sportello famiglia che proprio in questi giorni i detrattori hanno nuovamente preso di mira perché in controtendenza con ciò che viene imposto a livello nazionale ed europeo. Ne approfitto per ribadire che lo sportello famiglia, strumento dimostratosi utile alle famiglie lombarde, sarà attivato anche nel 2018, nonostante qualcuno poco informato si ostini a dire il contrario.

 

Malgrado tutto questo, in questi giorni, alcune testate giornalistiche hanno fantasticato su accordi sottobanco: in sostanza la tesi sarebbe quella di uno scambio tra il sostegno della Regione Puglia alla richiesta di maggiore autonomia della Regione Lombardia e l’approvazione di una legge regionale sull’omofobia. Un suo commento?

Ci stiamo avvicinando alle elezioni nazionali e regionali, così molti si risvegliano e avviano strategie di competizione per l’acquisizione del consenso, sgomitando nell’arena politica con strumentalizzazioni di notizie e dichiarazioni. Con Maroni, in Regione Lombardia abbiamo dimostrato un coraggio, una determinazione e una concretezza nella difesa della famiglia che purtroppo altri ‒ che per anni sul tema della famiglia hanno parlato e chiesto consenso – non hanno avuto. Anzi. Dunque è comprensibile che oggi qualcuno ci attacchi strumentalmente perché un esempio di azione reale e forte in favore della famiglia ostacola i piani di chi magari sperava di poter guadagnare consenso da questa battaglia con una mera azione di propaganda. In questo senso, non mi stupisce la manipolazione che taluni hanno fatto di una risposta del presidente Maroni al presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, dal significato politico lapalissiano: il secondo ha tentato di far cadere il primo nella trappola dell’accusa di omofobia e il primo, dall’alto della propria esperienza e lungimiranza, ha disinnescato la trappola dicendo una cosa che qualsiasi politico dovrebbe dire, ossia “se c’è da discutere su un tema, sono disponibile a farlo”. Il che non significa assolutamente aderire acriticamente a un progetto, ma rendersi disponibili per un confronto su un tema. Del resto, la stessa Lega ha discusso in parlamento il tema delle unioni civili e altre leggi, non certo sostenendole, come tutti sanno, ma confrontandosi nel merito delle questioni.

 

Il progetto federalista e identitario sembra attecchire con sempre maggior forza in Lombardia e non solo. Anche se in politica non si può mai sapere, è plausibile che l’attuale maggioranza politica venga riconfermata. Cosa dobbiamo aspettarci?

La Lombardia di Maroni, così come il Veneto di Luca Zaia e la Liguria di Giovanni Toti, ha dato ampia dimostrazione di quanto sia importante avere un’amministrazione di Centrodestra con una reale vocazione identitaria. E Matteo Salvini, a dispetto delle pulci che qualche purista continua a fargli, ha dimostrato grande coraggio e saggezza politica nel far compiere una svolta epocale alla Lega, proiettandola verso un ruolo da protagonista nella politica italiana grazie a un progetto che guarda a tutto il territorio nazionale, per dare a essa finalmente un’ossatura basata sul principio dell’autonomia e della responsabilizzazione dei territori, ma anche sulla valorizzazione delle specificità di questi. Oggi, per chi crede in questi princìpi, non è il tempo di “aspettarsi”, ma è il tempo di tirar fuori il coraggio di supportarci, per fare in modo che in Lombardia si possa continuare con la nostra azione e che l’Italia possa finalmente avere un governo come quello della Lombardia.

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