“Scaramucci: Trump caccia l’”alieno”, ma la guerra continua”

Marco Respinti 4 mesi fa
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Da “La bianca torre di Echtelion” dell’1 agosto 2017. Foto da Vanity Fair

Era troppo surreale per durare e infatti è finita subito. A solo 10 giorni dalla nomina, Anthony Scaramucci ha lasciato la direzione dell’Ufficio comunicazioni della Casa Bianca dopo avere scatenato il putiferio. A travolgerlo è stata una nemesi storica rapidissima. Solo pochi giorni fa aveva causato la clamorosa e disgraziata fuoriuscita dall’Amministrazione Trump del capo di gabinetto Reince Priebus; adesso il sostituto di Priebus, cioè l’ex ministro della Sicurezza nazionale John F. Kelly, ne ha preteso la testa lunedì 31 luglio a pochissime ore dal proprio insediamento. La defenestrazione di Anthony Scaramucci sul quotidiano “The Hill”

Ma dietro la manovra sembrerebbe esserci proprio il presidente Donald J. Trump in persona, il quale avrebbe deciso dopo un consulto che non meglio precisati interlocutori, in questo modo vendicando, seppur tardivamente, due acerrimi avversari di Scaramucci: Priebus e Sean Spicer, cioè il proprio ex addetto stampa, dimessosi il 21 luglio giusto a causa dell’arrivo di Scaramucci. A farlo capire è la sostituta di Spicer, ovvero la nuova addetta stampa del presidente, Sarah Huckabee Sanders, figlia dell’ex governatore dell’Arkansas Mike Huckabee che è un conservatore granitico, un pastore battista, nel 2008 corse nelle primarie presidenziali Repubblicane e l’anno scorso è subito sceso in campo a favore di Trump nella corsa alla Casa Bianca.

Ebbene, la decisione a sorpresa di Kelly, e l’ingresso nell’Amministrazione di Sarah Huckabee, fanno rientrare un po’ l’allarme che le mosse inconsulte di Scaramucci avevano immediatamente provocato: vale a dire che Trump stesse in generale prendendo le distanze dai conservatori già cooptati e in particolare sconfessando l’intelligente strategia di associare al governo quel Partito Repubblicano oramai egregiamente conservatore con cui non ha mai avuto un rapporto idilliaco ma che nondimeno gli è indispensabile tatticamente e culturalmente.

Interessante è del resto che a fare i conti con Scaramucci sia stato il nuovo capo di gabinetto Kelly, il quale, come già detto su queste stesse colonne, pur persona degnissima e capace, non appartiene, in senso “tecnico”, né al movimento conservatore né al GOP oggi egregiamente conservatore. Dietro la sua decisione si possono intravedere due ragioni. La prima, cruciale, è la scelta di voler fare subito a meno di un soggetto, Scaramucci, totalmente alieno dall’indirizzo di governo dell’Amministrazione Trump; la seconda è che, evidentemente, al di là dei blasoni e dei pedigree, il conservatorismo si è fatto una tenda sempre più grande (ma senza scendere di qualità). Certo, significa anche che il potere di Kelly dentro l’Amministrazione statunitense in carica è davvero ragguardevole: ma questo, se le due ragioni appena accampate sono vere, non è affatto una cattiva notizia. E questo è il bicchiere mezzo pieno.

Ciononostante, la ferita profonda provocata da Scaramucci resterà. Il ruolo strategico ad extra che Priebus aveva nella Casa Bianca è infatti perduto per sempre, e con esso pure l’insostituibile funzione di mediazione ad intra che l’ex capo di gabinetto esercitava fra le opposte influenze che da sempre si contendono Trump: per usare nomi-simbolo, da un lato la figlia Ivanka e il di lei marito Jared Kushner

(non dei campioni, per esempio, dei “princìpi non negoziabili”), dall’altro il cattolico conservatore Steven K. Bannon. Il che, se uno volesse guardare al bicchiere mezzo vuoto, spingerebbe a pensare che comunque Scaramucci la sua missione sabotatrice l’ha compiuta. A sua volta, questo ripropone con imperio l’unica domanda davvero inquietante che ancora resta senza risposta: come ci è arrivato e cosa ci faceva Scaramucci nell’Amministrazione Trump?

Perché infatti se, oltre a guardare il bicchiere mezzo vuoto, uno dovesse lavorare un po’ anche d’immaginazione, potrebbe persino pensare che l’arrivo di Scaramucci sia l’esito di un disegno avverso e irresistibile a cui Trump ha dovuto giocoforza sottostare e la sua uscita di scena solo quella di una pedina che il progettista intelligente e perfido di quel disegno può permettersi di sacrificare mentre il disegno avverso resta ancora pericolosamente in piedi. Fosse così, significherebbe che l’ex generale Kelly è allora il solo uomo forte capace di opporvisi, nel qual caso Trump, un Trump “costretto” a dimissionare Priebus, si rivelerebbe, invece che un traditore dei conservatori, un politicante astutissimo nel sostituire Priebus appunto con Kelly. Fantascienza? Probabile. Ma all’impossibile Trump ci ha abituati.

Marco Respinti

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