Se la bellezza della Chiesa buca il video

“Stanotte a San Pietro”, campione di ascolti su Rai Uno. Di questo documentario splendido ancora si parla a mesi di distanza. Il segreto? Ottima conduzione, tecnologia d’avanguardia, ospiti frizzanti, ma soprattutto gl’immensi tesori d’arte prodotti da una fede capace di farsi vita e cultura
Michele Canali 5 mesi fa
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di Michele Canali

Giornali e stampa di settore stanno esaltando ancora il successo dello speciale televisivo Stanotte a San Pietro, trasmesso il 27 dicembre scorso su Rai Uno. A distanza di mesi, il conduttore del programma, il paleontologo Alberto Angela, viene ancora osannato per l’impresa, definita titanica dagli addetti ai lavori, di avere sbancato lo share, andando oltre il 25%. Ovvero, quella sera, un televisore italiano su quattro di quelli accesi era sintonizzato su Rai Uno per il documentario che ha raccontato l’arte e le meraviglie dello Stato più piccolo ma più ricco al mondo di bellezza, il Vaticano. Il programma, cioè, ha sfiorato i 6 milioni di spettatori durante le feste natalizie, un periodo particolarmente ostile alla televisione giacché le famiglie hanno ancora il “brutto vizio” di spegnerla.

Un vero e proprio boom, insomma, di cui non si smette di tessere le lodi e di analizzarne gli aspetti. La scelta di girare tra le magnifiche sale vaticane in notturna, quando l’imponente basilica di San Pietro dorme, è sicuramente suggestiva e affascinante, ma non basta a spiegare il successo. Così come non basta l’analisi di molti critici che hanno sottolineato la semplicità narrativa di Angela, un vero e proprio carisma del divulgatore televisivo che non scivola mai nella saccenteria anche di fronte ad argomenti che potrebbero concederlo. In più, in questo speciale Angela è stato coadiuvato da due giganti del video: il regista Carlo Verdone, che ha raccontato un divertente aneddoto su Karol Wojtyła (1920-2005), futuro papa san Giovanni Paolo II, e l’attore Giancarlo Giannini, autentici valori aggiunti. Anche la tecnologia ha aiutato non poco, grazie all’altissima definizione del 4K ‒ lo standard per la risoluzione di televisione e cinema digitali, oltre che della computer grafica ‒ che ha permesso d’immortalare molti dettagli di qualità.

Ma tutto questo ancora non è sufficiente a rendere ragione dell’impresa. O meglio, nessun critico televisivo ha sottolineato in modo adeguato come il segno distintivo e peculiare del successo di Stanotte a San Pietro riguardi la sete di bellezza dimostrato dal pubblico televisivo. Molti sono ancora convinti che il Vaticano sia solo una “miniera di soldi e potere”, bilanci dello IOR o presunti misteri nascosti.  La televisione gridata della denuncia è fin troppe volte vittima di questo giro mentale. Il merito originale di Stanotte a San Pietro è stato invece di aver percorso questa strada a senso unico in contromano. Ha avvicinato lo spettatore al cuore della cristianità con sincerità e onestà, lasciandolo affascinato da ciò che più di vero e unico il Vaticano nasconde: una infinita bellezza che corre lungo duemila anni di storia, raggiungendo vette di spettacolarità uniche al mondo. Per esempio la suggestiva rota porphyretica incastonata nei pavimenti della basilica, su cui 1200 anni fa Carlo Magno s’inginocchiò di fronte al Papa per ricevere la corona del sacro Romano Impero. Anche i più lontani dalla fede hanno così appreso ciò che in cuor loro in fondo già sapevano: la storia dell’istituzione più longeva dell’umanità non può esaurirsi in intrighi e misfatti.

Alberto Angela è entrato anche nel “famigerato” Archivio segreto, svelando che di occulto non c’è nulla, bensì solo un secretum nel senso di “privato”, di cosa che riguarda cioè il Pontefice.  L’Archivio ha sempre alimentato la fantasia di scrittori e di sceneggiatori che, spinti dalla brama di racconti esoterici, hanno perso il bello che racchiude. Migliaia di faldoni e di documenti che descrivono l’amministrazione dello Stato pontificio, e gli scambi tra Papi e sovrani. Insomma, un immenso archivio che racconta la storia del mondo.

Ma tutto il programma è stato grandioso e stupefacente perché il Vaticano racchiude bellezze immortali: gli affreschi della Cappella Sistina, la Scala Regia ‒ vero prodigio firmato dallo sculture e urbanista napoletano Gian Lorenzo Bernini (1598- 1680) ‒, il capolavoro marmoreo di un giovanissimo Michelangelo Buonarroti (1475- 1564) che scolpisce la Pietà o le Stanze della Segnatura che il pittore urbinate Raffaello Sanzio (1483- 1520) ha elevato a meraviglia dell’umanità.

Di tutto questo si parla sempre troppo poco considerando l’immenso valore artistico, spirituale e storico, unico al mondo che la Chiesa contiene. Il successo di Stanotte a San Pietro porta a ribaltare un giudizio troppo consolidato: la bellezza del Vaticano affascina molto di più dei continui complotti di cui è vittima. Editori e dirigenti televisivi ne facciano tesoro.

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 Michele Canali

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