«1861-2011. A centocinquant’anni dall’Unità d’Italia. Quale identità?». Roma, 12 febbraio 2011

Alleanza Cattolica 9 anni fa
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Andrea Bartelloni, Cristianità n. 359 (2011)

 

Il 12 febbraio 2011, a Roma, nella cornice prestigiosa della Sala della Protomoteca in Campidoglio, organizzato da Alleanza Cattolica, si è tenuto un convegno dal titolo 1861-2011. A centocinquant’anni dall’Unità d’Italia. Quale identità?. Il convegno si è articolato in due sessioni. Ha aperto i lavori e presieduto la prima sessione, dal titolo L’unificazione che ha diviso l’Italia, Attilio Tamburrini, dell’associazione promotrice, che ha ricordato come solo una ricostruzione storica veritiera del processo di unificazione statuale permetta di affrontare consapevolmente i problemi che ancora affliggono l’Italia, mettendo in evidenza, di contro, come le celebrazioni ufficiali del centocinquantenario continuino a ispirarsi in modo acritico e stucchevole alla “favola risorgimentale”.

È quindi intervenuto su La questione cattolica il dottor Marco Invernizzi, della medesima associazione, storico del movimento cattolico, operando una distinzione fra la “questione romana” — di natura politica, nata con la breccia di Porta Pia, del 1870, e conclusasi con i Patti Lateranensi, nel 1929 — e la “questione cattolica”. Sorta nel 1796 con l’invasione della penisola italiana da parte degli eserciti rivoluzionari e napoleonici, cui si contrapposero le reazioni popolari note con il nome d’insorgenze, motivate dall’ostilità non allo straniero ma all’ideologia di cui era portatore, tale questione è soprattutto di natura culturale e, come tale, è rimasta aperta durante tutti i regimi politici succedutisi in Italia.

Il professor Mauro Ronco, pure di Alleanza Cattolica, ordinario di Diritto Penale all’università di Padova, si è soffermato su La questione istituzionale, trattando innanzitutto della separazione fra Stato e Chiesa e della conseguente legislazione anticattolica, mirante a sopprimere numerosi ordini religiosi, regolari e secolari, e a incamerarne i beni, quindi dell’imposizione alla nazione italiana di uno Stato rigidamente accentrato e omogeneizzante. Il centralismo e l’affermazione di nuove ideologie, estranee alla gran parte degli italiani, sono stati poi mitigati dalle iniziative di natura culturale e sociale dei cattolici, i quali si sono gradualmente inseriti anche nella vita politica, contribuendo a ridimensionare gli aspetti più iniqui del processo unitario, che aveva causato la distruzione di corpi intermedi vitali e il parziale assorbimento della società civile da parte del nuovo Stato.

Il dottor Francesco Pappalardo, direttore editoriale di Cristianità e presidente dell’Istituto per la Dottrina e l’Informazione Sociale, ha illustrato la nascita de La questione meridionale, descrivendo la forzata annessione del Regno delle Due Sicilie, cui seguì una lunga guerra civile, e il processo di distruzione delle radici culturali e religiose del Mezzogiorno d’Italia, che non si presentava né come un’area arretrata o sottosviluppata né come portatore di una cultura subalterna o arcaica. La religiosità e la grande socialità delle popolazioni meridionali sono elementi identitari che si stanno dissolvendo, pur rimanendo l’unica speranza per la rinascita del Mezzogiorno, che sarà religiosa o non sarà.

La dottoressa Marina Valensise, giornalista de Il Foglio quotidiano, è intervenuta su La memoria ritrovata, compiendo una breve rassegna della recente produzione saggistica, con particolare attenzione alle opere tendenti a ricostruire con obbiettività la storia del Mezzogiorno e del cosiddetto brigantaggio postunitario. Altre pubblicazioni hanno messo in luce il sostanziale equilibrio fra Nord e Sud nel periodo preunitario e analizzato il divario creatosi fra il Meridione, che ha visto l’emigrazione delle sue forze migliori, e il resto del Paese a causa delle modalità dell’annessione. La dottoressa Valensise ha quindi individuato nel processo rivoluzionario avviatosi nel 1789 l’origine dell’unificazione politica italiana.

La sessione antimeridiana si è conclusa con l’intervento del sindaco di Roma, on. Gianni Alemanno, che ha indicato alcuni possibili itinerari per il superamento dei problemi nati dall’unificazione italiana: un federalismo a matrice comunitaria; una ritrovata concordia fra le innumerevoli identità locali; una riforma dello Stato che ne riduca l’invadenza e attui una vera sussidiarietà; una soluzione della “questione meridionale” grazie anche all’iniziativa delle popolazioni locali, che dovranno assumersi la responsabilità di valorizzare le proprie potenzialità; la centralità della città di Roma, legata innanzitutto alla sua dimensione religiosa. L’on. Alemanno ha inoltre sottolineato la necessità di ricomporre l’unità nazionale sulla base di valori identitari comuni.

Durante la sessione pomeridiana, intitolata Quale identità? e presieduta dall’avvocato Giovanni Formicola, di Alleanza Cattolica, si è svolta una tavola rotonda cui hanno partecipato mons. Luigi Negri, vescovo di San Marino-Montefeltro, l’on. Alfredo Mantovano, sottosegretario di Stato all’Interno, l’on. Massimo Polledri e l’on. Alessandro Pagano. L’avvocato Formicola ha introdotto la tavola rotonda con il discorso rivolto da Benedetto XVI all’ambasciatore della Repubblica italiana il 17 dicembre 2010, in cui il Pontefice ha fatto riferimento al plurisecolare patrimonio storico e culturale dell’Italia, profondamente segnato dalla Chiesa cattolica, e ai tentativi di negarne o emarginarne le caratteristiche principali, producendo pericolosi squilibri e dolorose fratture nella vita sociale del Paese.

L’on. Polledri, sviluppando le considerazioni introduttive, si è soffermato sull’identità nazionale italiana e sulle sue caratteristiche salienti, illustrando quindi le ferite — di natura militare, amministrativa e culturale — inferte dal processo unitario alle radici della nazione italiana, che non possono essere altro che quelle cristiane. L’on. Pagano ha evidenziato il rischio di possibili errori nell’attuazione del federalismo, che potrebbero essere evitati ricuperando le radici del Paese e difendendo quanto resta dell’identità nazionale, nella consapevolezza di un perdurante ethos cristiano. L’on. Mantovano ha lamentato la povertà del dibattito in merito al 150° anniversario dell’unità statale e ha indicato gli elementi che danno stabilità al Paese: il rispetto per la vita, l’importanza della famiglia, la libertà da aggressioni interne, soprattutto la criminalità organizzata, ed esterne, in particolare il terrorismo. Ha infine auspicato il rafforzamento dei legami fra le varie aree geografiche della Penisola e la nascita di un nuovo meridionalismo, che porti le popolazioni interessate a riprendere in mano il proprio destino partendo da un corretto utilizzo delle ingenti risorse a disposizione.

La tavola rotonda è stata conclusa da mons. Negri che ha ricordato come l’identità italiana sia stata difesa e trasmessa dalle famiglie e soprattutto dalla Chiesa, che attraverso l’educazione ha contribuito prima all’inculturazione della fede nella Penisola, quindi alla resistenza contro un’ideologia che una ristretta minoranza ha tentato d’imporre al Paese. Il popolo italiano ha potuto sopportare non solo le ideologie risorgimentali, ma anche le “inutili stragi” delle due guerre mondiali solamente grazie all’educazione cristiana ricevuta nei secoli. Oggi, ha concluso il presule, l’identità italiana è aggredita da altre e più insidiose ideologie, di fronte alle quali la Chiesa ha una responsabilità ancora più grande: ritrovare la sua capacità educativa affinché il vero dialogo veda confrontarsi posizioni diverse ma consapevoli della loro identità.

Il dottor Massimo Introvigne, di Alleanza Cattolica, direttore del CESNUR, il Centro Studi sulle Nuove Religioni, ha trattato il tema dell’Identità cattolica e unità degli italiani, confutando le tesi di quanti ritengono che il rifiuto del protestantesimo sia stato una delle cause della presunta arretratezza del Paese, da sanare appunto tramite il Risorgimento. Si è quindi soffermato sull’ethos italiano, basato sul realismo, cioè sulla diffidenza verso sistemi politici o sociali in grado di risolvere una volta per tutte i problemi umani; sulla libertà dall’esito, che libera dalla paura della predestinazione e ricorda che ci si santifica rispondendo alla propria vocazione a prescindere appunto dall’esito; sull’universalismo, dovuto soprattutto alla presenza in Italia del centro visibile della Chiesa romana, che ha evitato la diffusione di un nazionalismo aggressivo. Il partito anti-italiano ha egemonizzato la forma che l’Unità prese con il Risorgimento e contro di esso la fedeltà all’ethos nazionale è una bussola che può sempre indicare la via e tenere unita l’Italia in momenti storici particolarmente difficili.

Giovanni Cantoni, reggente nazionale di Alleanza Cattolica, ha chiuso il convegno con un intervento il cui titolo, “Unità sì, Risorgimento no”, può essere considerato per molti versi la sintesi di tutte le altre relazioni. Cantoni ha sottolineato la differenza fra l’Unità d’Italia, un fatto politico-istituzionale, e il Risorgimento, un processo socio-culturale frutto di un’ideologia diametralmente opposta a quella, naturale e cristiana, di cui avevano vissuto e continuavano a vivere gli abitanti della Penisola. Citando, quindi, un paragrafo particolarmente significativo del discorso su I cattolici soci fondatori dell’Italia tenuto dal card. Angelo Bagnasco al X forum del Progetto culturale della Chiesa italiana, ha sottolineato l’importanza di superare la vuota retorica per procedere sulla strada della verità, dalla quale soltanto può nascere un vero processo di unificazione.

Dal convegno è scaturito un Manifesto-appello per l’identità nazionale, intitolato 1861-2011. Unità e Risorgimento. La “verità anzitutto (1), con cui Alleanza Cattolica si rivolge alle istituzioni nazionali e locali, alle forze politiche, agli intellettuali e agli educatori, lanciando delle proposte per sanare le ferite ancora presenti nel tessuto sociale e culturale italiano.

Nell’occasione è stata presentata l’opera 1861-2011. A centocinquant’anni dall’Unità d’Italia. Quale identità? (2), edita da Cantagalli, che raccoglie la maggior parte degli interventi al convegno e alcuni articoli aggiuntivi.

Fra i presenti, quasi quattrocento persone, il sen. Oreste Tofani, il dottor Mario Cicala, consigliere di Corte di Cassazione, il dottor Salvatore Rebecchini, componente dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, Juan Miguel Montes Cousiño, direttore dell’Ufficio Tradizione Famiglia Proprietà di Roma, don Pietro Cantoni, moderatore dell’OMME, l’Opus Mariae Matris Ecclesiae, e don Michele Aramini, docente di Bioetica e assistente spirituale all’Università Carlo Cattaneo di Castellanza, in provincia di Varese.

L’iniziativa è stata annunciata e ha avuto eco sui mass media locali e nazionali e su molti siti Internet.

 

Note:

(1) Cfr. Alleanza Cattolica, 1861-2011. Unità e Risorgimento. La “verità” anzitutto, in questo numero, del 12-2-2011, pp. 49-50.

(2) Cfr. Francesco Pappalardo e Oscar Sanguinetti (a cura di), 1861-2011. A centocinquant’anni dall’Unità d’Italia. Quale identità?, Cantagalli, Siena 2011.

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