«1989-2009. Vent’anni dopo il Muro. In Europa, nella Chiesa, in Italia». Milano, 7 novembre 2009

Alleanza Cattolica 11 anni fa
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Susanna Manzin, Cristianità n. 354 (2009)

 

 

Il 7 novembre 2009, a Milano, nella cornice prestigiosa della Sala Verdi del Westin Palace Hotel, si è tenuto un Convegno organizzato da Alleanza Cattolica sul tema 1989-2009. Vent’anni dopo il Muro. In Europa, nella Chiesa, in Italia. Il convegno si è articolato in due sessioni pomeridiane. Ha introdotto i lavori il dottor Marco Invernizzi, di Alleanza Cattolica, ricordando che l’anniversario della caduta del Muro di Berlino merita attenzione non solo per far memoria del passato ma anche per cogliere con maggiore consapevolezza, a distanza di vent’anni, il significato dell’evento e per fare il punto sull’ora presente. Ha poi ricordato due persone scomparse, che certamente avrebbero preso parte ai lavori del convegno, Valerio Riva (1929-2004) e Massimo Caprara (1922-2009), due amici, ma soprattutto due testimoni qualificati dei fatti che il convegno intende ripercorrere e approfondire, che hanno dato con la loro vita prova concreta della possibilità per l’uomo di abbandonare la strada dell’ideologia per approdare alla verità.

È stato quindi proiettato un documentario — la cui realizzazione è stata curata da Giuseppe e Masha Mastromarino, entrambi dell’associazione promotrice — dedicato alla storia del Muro, alla sua costruzione, alla vita nella Berlino divisa fra Est e Ovest e agli avvenimenti che hanno portato al suo abbattimento nel novembre del 1989.

Dopo la proiezione, seguita con attenzione e con commozione dagli oltre duecento presenti, il dottor Invernizzi ha aperto la sessione delle relazioni presentando il professor Adriano Dell’Asta, vicepresidente della Fondazione Russia Cristiana, e ricordando nell’occasione anche la figura di padre Romano Scalfi, prezioso testimone di quanto stava accadendo oltre la Cortina di Ferro e del mondo del dissenso anticomunista.

Il professor Dell’Asta, in una relazione dal titolo L’inimmaginabile è accaduto. L’Ottantanove oltre la Cortina di ferro, ha raccontato il dramma dei popoli che hanno vissuto per decenni non solo senza libertà, ma anche senza la possibilità di avere rapporti umani normali, un’esistenza dominata dalla paura. Ha raccontato episodi toccanti e drammatici di persone, la cui vita è stata segnata da un clima di terrore ideologico capace di provocare un’autentica devastazione di ordine antropologico. Ha anche ricordato il timido atteggiamento del mondo occidentale, troppo spesso caratterizzato da cedimento e da debolezza di fronte al totalitarismo sovietico. Al contrario — ha notato il professor Dell’Asta — molto hanno contribuito alla caduta del Muro l’atteggiamento decisamente anticomunista e il realismo non ideologico del presidente statunitense Ronald Wilson Reagan (1911-2004) e il coraggioso magistero di Papa Giovanni Paolo II (1978-2005) che, dando concreta applicazione all’esortazione d’inizio pontilicato, “Non abbiate paura!, ha infuso coraggio e speranza ai popoli dell’Est.

Il professor Mauro Ronco, di Alleanza Cattolica, ordinario di Diritto Penale all’università di Padova e presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Torino, intervenendo sul tema Dopo le ideologie. Una nuova evangelizzazione della cultura e della politica, ha fatto riferimento agli articoli pubblicati in questi anni sulla rivista Cristianità, con i quali Alleanza Cattolica ha riflettuto sul significato degli avvenimenti e ha contribuito a elaborarne un’analisi d’insieme. Insieme al Muro è caduto un soggetto ideologico fra i più duri che la storia abbia conosciuto, ma il comunismo è stato il frutto di un lungo percorso appunto ideologico, noto soprattutto grazie alla lucida analisi del fenomeno “Rivoluzione” svolta dal maestro del pensiero cattolico contro-rivoluzionario del secolo XX, il pensatore e uomo politico brasiliano Plinio Corrêa de Oliveira (1908-1995). Secondo l’analisi del professor Ronco, inoltre, il messaggio della Madonna di Fatima aiuta a comprendere che la Provvidenza ha fatto la sua parte, per mezzo della Chiesa e del suo Pontefice. Anche l’uomo avrebbe dovuto fare la sua parte, ma così non è stato: infatti, dopo l’abbattimento del Muro possiamo oggi constatare che non hanno trionfato né il bene né la verità. Il comunismo non è scomparso, la malattia non è cessata. Aborto, divorzio, eugenismo, tecnocrazia sono il nuovo volto della Rivoluzione e il militante contro-rivoluzionario deve affrontare nuove tendenze e nuove idee corruttrici. Occorre riproporre la ragione umana contro il nichilismo e il relativismo, ritornare al reale, porgere al mondo in frantumi la carità della verità, come insegna Papa Benedetto XVI.

Nell’intervallo fra le due sessioni i partecipanti hanno avuto modo di visitare lo stand della Libreria San Giorgio. I lavori sono ripresi con una relazione dal titolo L’Italia ha fatto i conti con il comunismo? del sen. Gaetano Quagliariello, vicepresidente vicario del Gruppo PDL, il Popolo della Libertà, al Senato, ordinario di Storia Contemporanea alla LUISS, la Libera Università Internazionale degli Studi Sociali Guido Carli di Roma, e presidente onorario della Fondazione Magna Carta. La risposta alla domanda è decisamente negativa e il sen. Quagliariello ne ha spiegato i motivi, anzitutto facendo notare che sul secolo XX e sui totalitarismi che lo hanno caratterizzato vi è ancora un’informazione incompleta o non corretta. Vi è inoltre la convinzione che quello italiano sia stato un comunismo “diverso” dagli altri e dunque migliore. Passando in rassegna le origini del Partito Comunista Italiano, la sua posizione di fronte alla Seconda Guerra Mondiale (1939-1945), il mito della cosiddetta “italianità” del PCI, la debolezza politica del socialismo italiano, l’occultamento della persistente natura anti-liberale e anti-occidentale del comunismo italiano, il sen. Quagliariello ha spiegato perché in Italia essere comunisti non sia avvertito come una colpa o quantomeno come una responsabilità storica.

È quindi intervenuto il presidente della Regione Lombardia, on. Roberto Formigoni, che ha indirizzato ai convegnisti un breve ma denso intervento di saluto, ricordando che il crollo del Muro, i cui protagonisti rischiarono coraggiosamente la vita, ha rappresentato una grande occasione di libertà. Ha ricordato poi il ruolo fondamentale svolto dagli Stati Uniti d’America e in particolare dal presidente Reagan, senza dimenticare il ruolo svolto dalla Chiesa, da Papa Giovanni Paolo II e dalla sua visione lungimirante di un’Europa basata sui fondamenti della fede, del bene comune e della pace. Oggi è necessario che l’Europa faccia sempre più propri questi princìpi, perché le sue radici spirituali sono il lascito migliore che può offrire al pianeta. Purtroppo, ha ricordato il presidente Formigoni, vent’anni dopo si deve constatare che questo straordinario slancio europeo, con una forte connotazione etica, si è enormemente indebolito, anche se va ribadito che l’Europa dei mercati e del materialismo non potrà mai colmare il cuore dell’uomo.

Alle relazioni ha fatto seguito la tavola rotonda sul tema Prima, dopo e attorno all’Ottantanove. Cronache e testimonianze, condotta dal giornalista Marco Respinti, dell’associazione promotrice, alla quale hanno partecipato l’on. Mario Mauro, vicepresidente del Parlamento Europeo, il professor Giovanni Codevilla, docente di Diritto Ecclesiastico Comparato all’università di Trieste, e il dottor Ugo Finetti, giornalista alla RAI, già segretario regionale socialista. Marco Respinti, introducendo la tavola rotonda, ha invitato i relatori a descrivere quanto è rimasto del comunismo e come si è trasformato. L’on. Mauro ha descritto la sua esperienza di europarlamentare, senza tralasciare considerazioni sulle vicende italiane ed ecclesiali. Ha sottolineato i terribili guasti delle ideologie, ricordando che, con la caduta del Muro, esse non sono cadute anch’esse ma si sono trasformate, mantenendo intatto il loro metodo d’azione. E il nemico oggi è il relativismo, il nichilismo politico, che ha avuto la forza di sradicare l’intento originario del progetto europeo. A suo giudizio, l’attuale visione del potere è quella della Rivoluzione Francese, cioè di uno Stato che occupa gli ambiti specifici dove si gioca la sfida fra l’uomo e l’ideologia: l’istruzione, la formazione, l’assistenza e la sanità. Uno Stato siffatto vuole gestire la sanità e l’assistenza per controllare il bisogno e quindi il presente di una generazione; e vuole gestire l’istruzione e la formazione per controllare il futuro di quella stessa generazione. Ma se l’uomo è caratterizzato dalla libertà e dalla spiritualità, occorre chiedersi come dev’essere organizzata una società che rispetti e realizzi questi due elementi fondamentali.

Il professor Codevilla ha richiamato le vicende del rapporto fra la Chiesa Ortodossa e lo Stato comunista. Per il regime comunista la religione era fonte di alienazione e per tutta la sua storia si alterneranno momenti di apparente tolleranza a momenti di grave persecuzione. La Gerarchia Ortodossa è stata sottomessa e strumentalizzata dal regime e non ha preso mai una posizione chiara di fronte alla possibilità di un cambiamento, con un atteggiamento ben diverso rispetto a quello della Chiesa Cattolica in Polonia. Dopo la caduta del regime comunista, la Chiesa Ortodossa continua ancora oggi a sostenere lo schema antico del rapporto privilegiato con lo Stato, del legame fra nazione e Ortodossia, guardando pertanto con ostilità al principio di libertà religiosa.

Il convegno si è chiuso con l’intervento del dottor Finetti, che ha affrontato il tema del contesto politico e sociale italiano svolgendo importanti considerazioni su quanto è rimasto dopo l’abbattimento del Muro. Ha ricordato che in Italia essere anticomunisti non è mai stato considerato un valore. I comunisti, anzi, si sono sempre proposti come i veri antifascisti, gli autentici oppositori della dittatura, e si è imposto un modello secondo il quale chi è anticomunista non può essere considerato un vero antifascista. I leader comunisti italiani, secondo il dottor Finetti, non si sono in realtà mai dissociati dal progetto comunista dell’Est europeo e si sono sempre posti in modo critico nei confronti delle socialdemocrazie europee. In conclusione, oggi non vi è, nel sentire comune, la consapevolezza piena che il comunismo sia stato un male.

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Il convegno, ampiamente annunciato attraverso inserzioni e comunicati stampa sui principali quotidiani nazionali e su molti siti internet, ha avuto eco sui mass media nazionali.

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