La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». ((Gv 20,19-23)
Il brano del Vangelo proclamato quest’oggi è stato definito “la Pentecoste di Giovanni”. Infatti, Cristo Risorto dona lo Spirito Santo agli Apostoli per renderli idonei alla missione perché la Chiesa possa applicare e prolungare nel tempo e nello spazio della storia la Sua azione redentrice di riconciliazione tra Cielo e Terra. Il testo è molto denso. Il Risorto appare superando l’ostacolo della chiusura delle porte. Come annota Sant’Agostino, è un segno della natura gloriosa del corpo risorto. Perché mostra loro i segni delle cicatrici? Gregorio Magno risponde così: «Il Signore avrebbe potuto cancellare le cicatrici, ma ha voluto conservarle per mostrare sempre davanti agli occhi dei discepoli il prezzo della loro redenzione». È molto consolante. Le sofferenze sono un tesoro, destinate al Cielo, purificate, trasformate, sublimate, se vissute in comunione con Cristo paziente. Non dimentichiamolo mai! La pace che egli dona – la parola italiana pace corrisponde allo Shalom biblico – indica la Grazia che Cristo arreca sempre con Sé in dono ai Suoi. San Giovanni Crisostomo, inoltre, sottolinea la misericordia del Signore. Le sue prime parole ai discepoli che erano fuggiti al momento dell’arresto e lo avevano abbandonato durante le ore del supplizio non sono di rimprovero, ma di grande dolcezza, al punto tale da suscitare in essi tanta gioia nel vederlo: «Considera la prudenza del Signore: non rinfaccia loro nulla di quanto accaduto, non ricorda la fuga, non rinfaccia l’incredulità. Ma cosa fa? Porta loro la pace». Non potremo anche noi imitare il Maestro ed evitare, dopo aver subito l’amarezza e la delusione dell’infedeltà altrui, di ricordarlo ai responsabili, ma scegliere sempre la strada della riconciliazione? Il Signore Risorto dona poi lo Spirito Santo: le Persone trinitarie sono inseparabili. Non ci potrà mai essere effusione pentecostale se non laddove Cristo è presente nella sua Chiesa. Quante volte nel corso della storia i credenti si sono illusi di poter rinnovare la Chiesa e vivificare il mondo in un nome di una “nuova spiritualità”! Accadde agli inizi della storia della Chiesa con i Montanisti, accade con i “fraticelli” che mal compresero la testimonianza di Francesco d’Assisi, accade oggi con chi demolisce la fede perché “accoglie i segni dello Spirito” … Ubi Spiritus, ibi Christus, ubi Christus ibi Ecclesia!
