Un episodio del Terrore

L’eroismo dei popoli di Vandea e di Bretagna che, negli anni successivi al 1789, osarono sfidare il regime del Terrore intronizzatosi a Parigi dopo la Rivoluzione, non lasciò indifferenti i grandi romanzieri francesi dell’Ottocento. Honoré de Balzac (1799-1850), Alexandre Dumas padre (1802-1870), Victor Hugo (1802-1885) e Jules Verne (1828-1905) hanno tutti al proprio attivo un romanzo storico sulle “guerre di Vandea”, ma con una differenza: dei quattro solo Verne sposa senza mezzi termini le ragioni dell’esercito cattolico e realista. Verne, seppure credente, non era un cattolico contro-rivoluzionario o legittimista. Tuttavia, ne Il Conte di Chanteleine – pubblicato in tre puntate nel 1864 sul periodico mensile di orientamento cattolico Musée des familles –, il nobile ufficiale dei “Blancs” che dà il titolo al romanzo agisce in perfetta conformità a ideali cavallereschi d’antan. Infatti il conte non esita a mettere a repentaglio la propria vita per la difesa della propria famiglia nonché della presenza pubblica e libera della propria religione. Sul fronte opposto a combatterlo vi sono uomini abbrutiti da idee assassine, che utilizzano ben volentieri criminali comuni per mettere in atto le peggiori efferatezze.

Nel tessuto narrativo lo scrittore inserisce richiami più o meno fugaci alla brutalità della repressione repubblicana, per molti decenni censurata dalla storiografia ufficiale. Il lettore troverà infatti dei cenni agli annegamenti di massa e il tentato uso di gas asfissianti ai danni degli insorti in quello che è stato il primo genocidio del mondo moderno.

Come ricordato nella Presentazione, nel 1879 l’editore dei best-seller di Verne si rifiutò di ripubblicare Il conte in un volume singolo. Probabilmente ritenne economicamente rischioso sfidare l’establishment culturale parigino con un romanzo che, per esempio, descriveva l’epopea vandeana come «dieci mesi di guerra eroica» (p. 13), e nel quale si individuavano le ragioni della sollevazione anti-rivoluzionaria dei contadini dell’Ovest nella «[…] dispersione dei loro preti, la violazione delle loro chiese» (ibidem), nonché nella coscrizione supplementare di 300mila uomini stabilita a Parigi il 24 febbraio 1793 per esportare la Rivoluzione all’estero.

La mancanza di ambiguità nella caratterizzazione morale dei personaggi non pregiudica la freschezza narrativa de Il conte di Chanteleine: come ogni altro feuilleton ottocentesco di medio livello, il romanzo avvince con le sue tinte forti, i suoi atti di coraggio e di misericordia, i suoi colpi di scena e il suo candido romanticismo. E se proprio si vuole cercare un difetto, lo si troverà nella conclusione un po’ frettolosa.

Un’ultima osservazione di carattere storico: pare che per delineare il suo protagonista, «un uomo […] di bella statura, di faccia nobile, ardita, benché sfigurata dalla polvere e dal sangue» (p. 16), Verne si sia ispirato alle gesta di un condottiero bretone dell’esercito vandeano realmente esistito: Pierre-Suzan Lucas de la Championnière (1769-1828).

Consigliabile tanto ai cultori di storia quanto ai lettori di romanzi…

Recensione di Maurizio Brunetti
Autore

 Roberto Codognesi

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