Si tratta dell’ultimo volume di una trilogia di saggi-interviste che, iniziata con Dio o niente (Cantagalli, 2015) e proseguita con La forza del silenzio (Cantagalli, 2017), si conclude con questa energica disamina della crisi della modernità, con particolare riferimento al mondo europeo ed occidentale ed alla Chiesa cattolica stessa, vista come esito di una malattia di ordine interiore e spirituale che provoca l’atrofizzazione della capacità dell’uomo moderno di relazionarsi con il soprannaturale e, quindi, con gli altri uomini.

Attraverso le domande di Nicholas Diat, il card. Sarah, Prefetto della Congregazione per il Culto Divino, attingendo a piene mani dal Magistero di san Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco, descrive la penosa decadenza che caratterizza il nostro tempo a partire dall’ambito spirituale e religioso (declinato in crisi della fede, crisi del sacerdozio, crisi della Chiesa e Accidia e crisi d’identità) per poi passare in rassegna gli elementi portanti della modernità incamminata verso l’utopia e l’autodistruzione, a partire dall’odio per l’uomo e per la vita.

La conversazione spazia attorno a moltissimi temi: la fede intiepidita, la piaga della pedofilia, il crollo delle vocazioni, lo sfregio alla liturgia, l’oblio della dimensione contemplativa e di adorazione, gli attacchi alla vita, l’ideologia gender, la minaccia del “transumanesimo”, la clonazione, la memoria della Shoà, i flussi migratori, il delirio di autosufficienza dell’uomo, il pericolo subdolo rappresentato dall’ateismo “fluido” cioè dall’impercettibile ma inesorabile insinuarsi dei germi di corruzione spirituale e morale anche tra i migliori. Assai importante, inoltre, l’odio per le proprie radici: «L’uomo moderno occidentale disprezza il passato. […] L’uomo moderno è smemorato. Aspiriamo alla rottura con il passato, mentre il nuovo si trasforma in un idolo. Esiste a mio avviso una sorta di aggressiva ostilità nei confronti della tradizione e, più in generale, di ogni eredità» (p. 233).

Siamo di fronte a una trattazione ampia, documentata e appassionata, anche se talvolta ridondante e poco organica, che dipinge il quadro di una società umana sul viale del tramonto ma capace ancora di conservare alcuni punti fermi dai quali ripartire in grado di alimentare la Speranza: la dimensione della preghiera, l’amore per la Chiesa, l’esercizio delle virtù: «L’unità della Chiesa riposa su quattro pilastri. La preghiera, la dottrina cattolica, l’amore verso Pietro e la carità reciproca devono costituire le priorità della nostra anima e di tutte le nostre opere» (p. 14).

Libro utile per conoscere i connotati della crisi dell’uomo moderno, metterne a fuoco le caratteristiche e individuarne gli antidoti.

Recensione di Andrea Arnaldi

Autore

 Roberto Codognesi

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