«Fini e l’economia hanno fatto più danni di Noemi» Una ricerca del CESNUR, il Centro Studi sulle Nuove Religioni, sul voto al PdL, Il Popolo della Libertà, dei cattolici praticanti italiani alle elezioni europee del 2009

Alleanza Cattolica 11 anni fa
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Cristianità n. 352 (2009)

 

 

Davvero, come si legge in molte analisi italiane, il voto cattolico alle elezioni europee del 2009 in Italia ha abbandonato in misura significativa il PdL, Il Popolo della Libertà, il partito di maggioranza relativa del premier on. Silvio Berlusconi? Ed è colpa di Noemi, cioè della diciottenne Noemi Letizia alla cui festa di compleanno ha partecipato lo stesso on. Berlusconi determinando le ire della moglie, che ha chiesto il divorzio, e una prolungata campagna di stampa guidata dal quotidiano di sinistra la Repubblica? Per rispondere a queste domande lo strumento dell’analisi dei flussi elettorali è certamente molto importante. L’uso di una tecnica di ricerca diversa — le interviste condotte su un campione rappresentativo con il sistema CATI, Computer-Assisted Telephone Interviewing — non sostituisce l’analisi dei flussi, ma la completa, può per certi versi orientare future indagini e fornisce in ogni caso un primo dato di qualche interesse, da considerare peraltro con grande cautela dal momento che alla scienza sociologica del sistema CATI sono da tempo ben noti anche i limiti. Nella ricerca che il CESNUR — il Centro Studi sulle Nuove Religioni di Torino, specializzato in indagini sociologiche di tipo religioso — ha condotto, sono stati considerati casi validi quelli degli intervistati che hanno risposto sì a due domande preliminari: sono stati a Messa la domenica delle elezioni, o il sabato, in una Messa prefestiva — una domanda, come dimostrano indagini precedenti, che identifica i cattolici praticanti in modo più sicuro rispetto a quella generica che chiede genericamente se si ha l’abitudine di recarsi alla Messa domenicale — e hanno votato PdL alle elezioni politiche del 2008. La ricerca non poteva che essere condotta sul voto europeo, dal momento che quello amministrativo non interessava l’intero territorio nazionale e vedeva anche la presenza di liste locali.

Su un campione sufficientemente bilanciato e rappresentativo — 500 casi validi — il 24,6% degli elettori PdL del 2008 non ha più votato il partito di maggioranza relativa nel 2009 (tav. 1).

Tavola 1. Su 100 cattolici praticanti che hanno votato il PDL nel 2008 (CV=500)

Hanno votato PdL alle europee del 2009 75,4%
Non hanno votato PdL alle europee del 2009 24,6%

 

Questa è la notizia cattiva per l’on. Berlusconi: fra i cattolici praticanti uno su quattro gli ha voltato le spalle nel giro di un anno. Non è meno vero che per ogni quattro cattolici che avevano votato PdL nel 2008 tre sono soddisfatti della loro scelta e l’hanno riconfermata. La notizia relativamente migliore per l’on. Berlusconi è che — considerando pari a cento il numero di questi cattolici che hanno lasciato il PdL — il 53,3% non è andato a votare e solo una minoranza (46,7%) è passata ad altri partiti. Certamente anche l’astensione è un segno di disaffezione, ma in parte è fisiologica nel passaggio da elezioni politiche ad elezioni europee ed è comunque meno difficile da recuperare del passaggio a un’altra lista. Il 46,7% che ha votato diversamente è composto da un 21,6% che ha votato UDC, da un 20,1% che ha scelto la Lega Nord per l’Indipendenza della Padania, da un 1,9% che ha votato PD, da un 1,5% che è passato all’IdV, da un 1,1% che ha seguito MpA-La Destra o altre liste di destra quali Forza Nuova e Fiamma Tricolore — lo 0,5% si distribuisce fra le altre liste minori (tav. 2).
Tavola 2. Che cosa hanno scelto i cattolici praticanti che avevano votato PDL nel 2008 e non hanno votato PDL alle europee del 2009? (CV=500)

Astensione 53,3%
UDC 21,6%
Lega Nord 20,1%
PD 1,9%
IdV 1,5%
La Destra-MpA, altri di destra 1,1%
Altro 0,5%

 

Pertanto, per ogni cinque cattolici praticanti che nel 2008 avevano votato PdL e che nel 2009 non lo hanno fatto, grosso modo uno ha votato UDC e uno la Lega Nord. La fusione fra AN e Forza Italia non ha provocato significative fughe all’estrema destra fra i cattolici più conservatori. I dati molto modesti del PD e dell’IdV mostrano come l’opposizione di sinistra non sia sostanzialmente riuscita a convincere elettori cattolici del PdL a passare fra le sue fila. Da questo punto di vista, l’influenza reale che giornali cattolici critici del governo su questi temi come Famiglia Cristiana possono avere nell’elettorato cattolico sembra spesso sopravvalutata, com’è confermato dal fatto che i consensi passati alla Lega — bersaglio preferito di questo tipo di stampa — sono importanti e solo lievemente inferiori a quelli che sono andati all’UDC.

Effetto Noemi? A chi non ha riconfermato la scelta per il PdL del 2008 — che si sia astenuto o abbia cambiato partito — abbiamo chiesto d’indicare il motivo principale, e le risposte — varie, ma non del tutto disomogenee — sono state raggruppate in sei categorie. Considerando pari a 100 il numero dei defettori, le accuse personali all’on. Berlusconi sono indicate come principale ragione di disaffezione verso il PdL dal 12,5% dei cattolici praticanti che hanno cambiato scelta. Il 10,4% si riferisce a delusioni nei confronti del PdL collegate a problemi locali e, benché il campione non sia tale da permettere elaborazioni regionali significative, a questo proposito pesa evidentemente il fattore Sicilia, cioè i problemi insorti in una regione dove, in occasione di una crisi del governo regionale, il PdL si è diviso in due gruppi con posizioni opposte, fra cui sono volati anche contumelie e veri e propri insulti. Il 3,9% indica un dissenso sulle politiche relative all’immigrazione. A riprova del fatto che anche i cattolici seguono il calcio il 3,2% esprime dissenso sulla vendita del popolare calciatore brasiliano Kakà dal Milan — società di calcio di cui è proprietario l’on. Berlusconi — al Real Madrid.

Per quanto dunque le accuse al premier non siano irrilevanti, tra i cattolici praticanti solo il 12,5% di quel 24,6% che ha cambiato scelta — dunque poco più del 3% di tutti i praticanti, tre quarti dei quali come si è visto hanno invece riconfermato la fiducia al PdL — è stato influenzato in modo decisivo dal caso Noemi o dalle vicende giudiziarie dell’on. Berlusconi, tra cui una recente accusa di corruzione di un testimone in un processo. Ci sono ragioni di disaffezione molto più rilevanti. Il 22,8% dei praticanti che ha mutato scelta pensa che il PdL non abbia fatto abbastanza per le famiglie e le persone colpite dalla crisi economica. Si tratta di un punto su cui ha battuto la propaganda dell’UDC, e l’impressione, vera o falsa, che le famiglie in crisi non siano state aiutate abbastanza pesa quasi il doppio delle vicende personali dell’on. Berlusconi. Ma pesa ancora di più — 23,9% — il dissenso o la paura nei confronti di dichiarazioni e posizioni ostili alla Chiesa e ai valori cattolici di esponenti del PdL, una categoria all’interno della quale la maggioranza degli intervistati cita esplicitamente il presidente della Camera dei Deputati, on. Gianfranco Fini, il quale ha criticato ripetutamente quelle che ha definito ingerenze della Chiesa Cattolica nella vita politica e ha espresso aperture a forme di testamento biologico e di riconoscimento delle unioni civili, anche omosessuali, contro le quali la Chiesa italiana è da tempo scesa in campo. Oltre a un 3,2% che indica cause non riconducibili alle categorie principali, vi è un 20,1% che menziona un disinteresse per il voto europeo o una generale disaffezione nei confronti della politica; una categoria che nasconde anche chi — comprensibilmente, senza dichiararlo in modo esplicito nell’intervista — ha preferito andare al mare (tav. 3).
Tavola 3. Principale motivo per cui chi aveva votato PDL nel 2008 ma non lo ha fatto alle europee del 2009 dichiara di non avere rinnovato la fiducia al PDL (CV=500)

Preoccupazione o fastidio nei confronti di posizioni e dichiarazioni sulla Chiesa o su vita e famiglia di esponenti del PdL (in particolare l’on. Gianfranco Fini) 23,9%
Percezione di un insufficiente impegno del PdL per le famiglie e le persone in difficoltà economiche 22,8%
Disaffezione nei confronti della politica o disinteresse per le elezioni europee 20,1%
Comportamenti personali o vita privata del premier on. Silvio Berlusconi 12,5%
Insoddisfazione di fronte a vicende che hanno interessato il PdL locale nella zona dell’intervistato 10,4%
Posizioni del governo in tema d’immigrazione 3,9%
Vendita del calciatore Kakà dal Milan al Real Madrid 3,2%
Altro 3,2%

 

Lo scarso peso delle polemiche sull’immigrazione — ricordiamo che quanti citano questo elemento come ragione di disaffezione verso il PdL non sono il 3,9% dei praticanti ma il 3,9% di quel 24,6% che ha cambiato scelta rispetto al 2008 — e il fatto che un quinto di chi si è comportato diversamente dalle politiche è passato alla Lega Nord sono un’ulteriore conferma del peso relativamente scarso delle dichiarazioni di esponenti della gerarchia e della stampa cattolica rispetto al comportamento elettorale dei fedeli. La vicenda relativa al calciatore del Milan Kakà ha avuto, anche per i cattolici praticanti che hanno lasciato il PdL, un peso solo di poco inferiore alle critiche in materia d’immigrazione.

Più in generale, quando l’on. Berlusconi afferma che “sua moglie, la Sicilia e Kakà” hanno determinato un esito elettorale del PdL inferiore ai sondaggi, dice qualche cosa che per il mondo dei cattolici praticanti — che, naturalmente, non è l’unica componente dell’elettorato del suo partito — non è del tutto falsa, ma va integrata con altri fattori che appaiono anzi più importanti. Per quanto il premier possa pensare che il giudizio sia ingiusto di fronte all’azione del governo, più di un cattolico su cinque fra quanti non hanno nuovamente votato PdL ritiene che lo sforzo per aiutare le famiglie in tempi di crisi economica non sia sufficiente. Ma ancora di più — quasi uno su quattro — sono fra questi cattolici delusi dal PdL quanti sono stati spaventati dal fattore F: dalle esternazioni dell’on. Fini, e da chi nel partito di maggioranza relativa gli ha fatto eco, sulla Chiesa e i cattolici in generale, e su temi che, come dimostrano la grande manifestazione del 2007 a Roma contro il riconoscimento delle unioni civili detta Family Day e la mobilitazione per Eluana Englaro (1970-2009), una giovane donna da molti anni in stato vegetativo persistente cui sono state sospese su ordine di giudici italiani — ma contro il parere della Chiesa Cattolica e del governo — l’alimentazione e l’idratazione nel febbraio 2009, determinandone la morte, agli elettori cattolici stanno molto più a cuore delle vicende personali di singoli politici.

La ricerca — che ha i limiti indicati all’inizio, e che certo necessita di conferme tramite ulteriori indagini — mostra che non vi è stata un’emorragia di voti cattolici: tre elettori praticanti su quattro hanno riconfermato la loro fiducia al partito di dell’on. Berlusconi. Ma un quarto di cattolici praticanti che non lo ha fatto rappresenta comunque uno scricchiolio di qualche rilievo. In parte si tratta di disaffezione per l’Europa o per la politica, su cui rimontare in occasione di elezioni come quelle regionali o politiche che coinvolgono di più gli italiani non sarà probabilmente difficile. Mentre la ricerca sostanzialmente smentisce che le accuse personali all’on. Berlusconi, nel modo in cui erano state formulate prima della tornata elettorale europea, abbiano avuto un effetto decisivo nell’elettorato cattolico — ancorché non siano state del tutto irrilevanti — la percezione di uno sforzo insufficiente di fronte alla crisi economica delle famiglie italiane, e l’irritazione o la paura di fronte alle dichiarazioni reiterate dell’on. Fini che vanno in direzione opposta rispetto alla sensibilità prevalente tra i cattolici praticanti, sono invece elementi strutturali di cui questa volta si sono avvantaggiati l’UDC e la Lega Nord, e che lo stesso PdL dovrebbe seriamente considerare in ogni riflessione post-elettorale.

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