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Catechismo e arte

9 Luglio 2020
di Daniele Fazio Da sempre l’insegnamento della dottrina della fede è esperito anche grazie all’uso di immagini (pitture, sculture, vetrate, etc. ) che raffigurano eventi e personaggi importanti della Rivelazione e la vita dei santi. Le opere d’arte, che noi tutt’oggi ammiriamo, non erano pensate né dal committente né dall’artista per fini “turistici”, ma per rendere gloria a Dio e aiutare il popolo cristiano nella conoscenza della storia della salvezza. Soprattutto in Europa v’è disseminata – a partire dalle suggestive cattedrali – un’immensa Bibbia illustrata. L’arte, dunque, ha accompagnato nei secoli l’opera di catechesi messa in atto dalla Chiesa. Anche il Catechismo della Chiesa Cattolica non viene meno a questo intreccio tra catechesi scritta ed immagine sacra da contemplare. Infatti, sin dalla sua copertina, è corredato con figure che richiamano il senso delle varie parti del depositum fidei. In primis è importante evidenziare il logo che è stato scelto per il Catechismo della Chiesa Cattolica. Si tratta di un’immagine che riproduce un particolare di una pietra sepolcrale cristiana delle Catacombe di Domitilla a Roma, risalente alla fine del III secolo. È raffigurato un pastore seduto sotto un albero con accanto una pecora nell’atto di suonare un flauto. L’immagine – mutuata dai cristiani dal contesto bucolico pagano – indica Cristo buon Pastore che con la sua autorità (il bastone) conduce e protegge il gregge, attirandolo con la melodiosa sinfonia della verità (il flauto) lo conduce al riposo sotto l’ombra dell’albero della vita, ossia la sua croce redentrice, portatrice di salvezza. Con tale immagine, la Chiesa vuole esprimere il senso globale in cui il Catechismo si pone quale continuazione nel nostro tempo dell’opera di redenzione di Cristo, che è il vero maestro e il buon pastore. La prima parte – la professione di fede – è accompagnata dalla riproduzione di un frammento tratto da un affresco delle catacombe romane di Priscilla (inizio III secolo), in cui è raffigurato il mistero dell’Incarnazione del Figlio di Dio che è lo specifico della fede. In tale immagine è anche individuata la più antica raffigurazione di Maria. L’altra figura presente è quella di un profeta, forse Balaam, che indica la stella posta sopra la figura della Vergine. A voler significare l’attesa di Israele e del mondo intero di un Salvatore che risollevasse l’umanità decaduta. L’attesa è compiuta grazie al sì di Maria, che dà alla luce per opera dello Spirito Santo e come vera figlia del Padre, Gesù Cristo, il Redentore dell’umanità. Nella Vergine si contempla anche l’immagine più pura della Chiesa. La seconda parte – la celebrazione del mistero cristiano – è accompagnata da un affresco delle catacombe dei Santi Pietro e Marcellino (Roma) dell’inizio del IV secolo. La scena raffigura l’episodio evangelico della guarigione dell’emoroissa. A lei è bastato toccare il mantello del Signore per sperimentare la sua benefica potenza. Tale influsso salvifico ci è donato nella vita sacramentale che salva l’uomo nel corpo e nello spirito. La Chiesa in quanto Corpo di Cristo continua tale opera nella storia, donando la guarigione dal peccato

L’Italia non sta bene

7 Luglio 2020
di Maurizio Milano Dopo il 53esimo Rapporto sulla situazione sociale del Paese del CENSIS, il Centro Studi Investimenti Sociali, dello scorso dicembre, il 3 luglio 2020 l’ISTAT, l’Istituto Nazionale di Statistica, ha pubblicato il suo 28esimo Rapporto annuale 2020. La situazione del Paese.  Già il report Censis, quindi pre-Covid, dava conto di una «società ansiosa di massa», il cui «stato d’animo dominante» era «l’incertezza», per un’economia incapace di tornare a crescere ai livelli – peraltro modesti – precedenti alla Grande Crisi Finanziaria del 2007-09, una minaccia per il futuro e in particolare per i giovani. Un paese invecchiato e impoverito, con una dominante sfiducia reciproca tra gli italiani, già evidenziata nel Rapporto 2007 dall’allora Presidente del Censis, Giuseppe De Rita, in cui dipingeva la società italiana come una «poltiglia», una «società mucillagine» composta da tanti «coriandoli» che stanno l’uno accanto all’altro ma non assieme.  La paura sanitaria degli ultimi mesi – reale ma anche gonfiata da una comunicazione maldestra – ha aggiunto un capitolo nuovo, la cui cifra dominante è il “distanziamento sociale”, il lockdown, tra giusta prudenza e panico irrazionale, con compressioni della libertà non sempre giustificate; col corollario di una conseguente crisi finanziaria, economica e sociale. Le crisi, la storia insegna, tendono ad accentrare il potere, ai danni della sussidiarietà, perché per paura i consociati rinunciano volontariamente a spazi di libertà in cambio della speranza, illusoria, di maggior sicurezza, da cui l’affidamento all’“uomo forte”. Il Governo, infatti, anche se l’Istat ovviamente non lo dice, deve probabilmente la propria sopravvivenza al Covid-19. L’analisi Istat si articola in 5 capitoli: 1) Il quadro economico e sociale; 2) Sanità e salute di fronte all’emergenza Covid-19; 3) Mobilità sociale, diseguaglianze e lavoro; 4) Il sistema delle imprese, elementi di crisi e resilienza; 5) Criticità strutturali come possibili leve della ripresa: ambiente, conoscenza permanente, bassa fecondità. Come “invito alla lettura“ del Report Istat 2020 riportiamo alcuni stralci della Presentazione dello studio effettuata dal Presidente Istat, Gian Carlo Blangiardo, alle più alte autorità politiche in data 3 luglio a Palazzo Montecitorio.  Innanzitutto viene data ragione della dimensione dell’emergenza sanitaria in Italia, «uno dei paesi coinvolti più precocemente e intensamente dalla pandemia dovuta al COVID-19. I contagi registrati finora sono stati circa 240 mila e hanno causato poco meno di 35 mila decessi. Il numero di casi segnalati ha raggiunto il suo massimo nel mese di marzo (113.011), iniziando lentamente a diminuire ad aprile (94.257), per poi calare più decisamente e costantemente nei mesi di maggio e di giugno». Si evidenziano i «legami familiari soddisfacenti» che hanno consentito alla società italiana, anche tra gli anziani e le persone con minori risorse economiche, di reggere mediamente molto bene all’epidemia. Anche il Sistema Sanitario Nazionale (SSN) «ha saputo reagire con ammirevoli impegno e competenza, anche se talvolta in affanno e con difficoltà, al richiamo dell’emergenza». La spesa sanitaria pubblica negli ultimi anni è salita mediamente dello 0,2%, a fronte però di un forte calo nei posti letto e nel personale sanitario, portando ad un sotto-dimensionamento soprattutto del

Liberi “da”, liberi “per”.

6 Luglio 2020
di Domenico Airoma E’ davvero interessante osservare le reazioni che la proposta di legge anti-omofobia sta scatenando anche nel mondo di coloro che dovrebbero esserne i principali beneficiari. Si va dalle femministe che obiettano: “noi ci siamo sempre battute per liberare il corpo, non per cancellarlo” (Fabrizia Giuliani); ai gay che parlano di “errore fatale” (Vincenzo Branà); per finire ad un maître à penser del politicamente corretto come Michele Ainis che (su “il Venerdì di Repubblica”)si chiede se una legge in difesa dei gay non rischi di “rivelarsi una legge contro i gay”. La realtà è che una legge del genere non serve agli omosessuali. Serve per mettere il sigillo della norma (cioè della normalità) ad una nuova antropologia e mettere fuori gioco ogni diversa visione dell’uomo, criminalizzandone i sostenitori. Serve per legittimare la rieducazione di Stato degli ostinati. Serve per imporre la nuova morale sociale, attraverso l’elaborazione del Piano Triennale per la prevenzione ed il contrasto del dissenso, in ogni ambito, sia pubblico che privato. Serve per monitorare gli “atteggiamenti della popolazione”, cioè quel che residua della vecchia mentalità nei comportamenti, nei modi di pensare e di essere. Serve per introdurre la liturgia pubblica dell’omo novo, attraverso l’istituzione della “Giornata Nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la trans fobia”, approdo di Stato del gay pride. “Avanti così. Finiremo tutte in carcere”; è stato il commento di Monica Ricci Sargentini, firma femminista del Corriere della Sera; subito bollata come omofoba, a riprova (ovemai ve ne fosse ancora bisogno) di quale sarà l’uso che verrà fatto dello stigma dell’omofobia e di chi saranno i destinatari della sanzione penale. Che fare? Va senza dubbio compiuto ogni sforzo perché non passi una legge del genere, che rappresenterebbe un salto qualitativo non di poco conto nella demolizione di quel che resta di un ordine fondato su una legge scritta nel cuore dell’uomo e resa visibile dal suo corpo; e, soprattutto, un passo decisivo nel processo di folle edificazione di un mondo partorito da uno sbaglio della mente umana (Papa Francesco). E certamente vanno difesi tutti i residui spazi di libertà, perché questi sono la condizione di sopravvivenza per chi non è disposto a piegarsi. E tuttavia non va smarrito l’essenziale. Non bisogna dimenticare, cioè, che, oltre alla libertà “da”, alla libertà dal ricatto dei nuovi oppressori in camicia arcobaleno, è fondamentale essere liberi “per”, liberi per ricostruire, partendo dalle macerie umane e sociali che quel processo di demolizione –di cui l’omofobia è una delle ultime tappe- ha lasciato attorno a noi. Per far questo servono sguardo lungimirante e cuore grande. Occorre non perdere di vista il quadro grande, non farsi abbagliare dagli obiettivi immediati perdendo di vista quelli che sono viceversa decisivi per porre le basi per una salutare e definitiva reconquista; ed occorre, a tal fine, non perdere i contatti con tutti quegli ambienti e quelle realtà che possono cooperare alla vittoria finale. E serve il cuore: non servono intellettuali ombelico-centrici né caricature di cavalieri in cerca del beau geste; servono

Arcivescovo di Trieste su COVID-19, omotransfobia, presidente autorità portuale e Giulio Regeni

5 Luglio 2020
Nota di S.E. Giampaolo Crepaldi, Arcivescovo di Trieste, dal sito web della diocesi di Trieste del 05/07/2020 Dopo un periodo di calma relativa, in questi ultimi giorni sono tornati a crescere i contagi da COVID-19 nella nostra Città di Trieste. Avverto il dovere di un richiamo a comportamenti responsabili nel rispetto di se stessi e degli altri con l’osservanza di quelle norme igienico-sanitarie che tutti conosciamo.  In ricordo delle vittime di COVID-19 della nostra Città si terrà nella Cattedrale di San Giusto il 15 di luglio alle ore 21 un Concerto con l’esecuzione della partitura Le ultime Sette parole di Cristo sulla crocedi Franz Joseph Haydn eseguita dall’Orchestra da Camera del Friuli Venezia Giulia diretta dal M° Romolo Gessi. Vi attendo per questo momento che vuole essere anche di preghiera.  Desidero esprimere tutta la mia preoccupazione a riguardo del Disegno di Legge di contrasto all’omofobia e alla transfobia, fortemente criticato dalla CEI in maniera tempestiva e chiara, ma anche da altri tra cui conosciute femministe, perché si tratta di un’iniziativa legislativa che mette a rischio la libertà di espressione. In nome di alcune idee si ritiene di criminalizzare idee diverse. Se si concede la possibilità di censurare giuridicamente e penalmente non delle offese, ma semplicemente delle opinioni e delle verità di ordine antropologico e morale diverse da quelle dei proponenti il Disegno di legge, come per esempio la differenza fra uomo e donna, allora veramente la nostra libertà  – quella di tutti, non solo quella dei cattolici – è in pericolo. Si tratta di un disegno pretestuoso che va contrastato con forza. Esprimo tutta la mia personale soddisfazione per come si è positivamente risolta la questione che riguardava il Presidente dell’Autorità Portuale che ora, tornato al suo posto, può riprendere con rinnovato impegno il suo lavoro tanto prezioso e importante per lo sviluppo presente e futuro della nostra Trieste. Ritengo di interpretare l’amarezza di tantissime persone quando hanno saputo dagli stessi genitori che continua a sfumare in un mare di colpevoli ombre la verità sulla morte di Giulio Regeni, un ragazzo che studiò nel nostro liceo Petrarca. Ai genitori va l’assicurazione della nostra solidale vicinanza e della nostra preghiera. Foto redazionale