Il criterio primo e massimo della fede: l’obbedienza al Magistero sempre vivente e infallibile della Chiesa

Alleanza Cattolica 9 anni fa
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San Pio X, Cristianità n. 360 (2011)

San Pio X (1903-1914), Discorso agli studenti della Federazione Universitaria Cattolica, in udienza dopo il II congresso tenuto a Roma il 10 maggio 1909, in Acta Apostolicae Sedis. Commentarium officiale, anno e vol. I, Città del Vaticano 1909, pp. 461-464. Titolo redazionale ricavato dal testo; inserzioni fra parentesi quadre nel testo stesso e note ugualmente redazionali.


Con vera soddisfazione accolgo i sentimenti e le proteste di devozione e di ossequio, che in nome vostro e dei vostri compagni mi avete dichiarato di professare verso questa Sede Apostolica. E questi mi riescono tanto più cari, perché espressi da giovani, che consacrati allo studio per raggiungere il fine a cui mirano della vera scienza, si dichiarano seguaci della dottrina cattolica, riconoscono la necessità di unire in santo connubio queste due figlie di un medesimo Padre, la ragione e la fede, per cui tutti viviamo: questi due soli, che brillano sul cielo dell’anima nostra, queste due forze, che costituiscono il principio e il compimento della nostra grandezza, queste due ali che innalzano alla conoscenza di tutta la verità, in una sola parola, la ragione, che è l’occhio dell’uomo che vede, aiutato dall’occhio di Dio, che è la fede. È quindi una dolce consolazione per Me il vedervi, o diletti giovani, che rappresentate l’età dei nobili sentimenti, delle azioni generose e delle splendide vittorie; e rappresentante di Gesù Cristo, che trovava nella gioventù le sue delizie, com’egli una volta guardando un giovane: intuitus eum, dilexit eum (1), così io, nel riguardarvi, sento il bisogno di dirvi che vi amo, che apprezzo la vostra virtù, e che voi dovete avermi non come padre soltanto, ma come fratello e tenero amico. Per questo faccio mie le parole del più giovane degli Apostoli, del prediletto dal divin Redentore, che scriveva ai giovani: “Scribo vobis, iuvenes, quoniam fortes estis, et verbum Domini manet in vobis, et vicistis malignum (I Ioan. II) (2). Siate forti per custodire e difendere la vostra fede, quando tanti la combattono e la perdono; siate forti per mantenere in voi il verbo di Dio, e per manifestarlo colle opere, quando tanti altri l’hanno bandito dall’anima; siate forti per acquistare la vera scienza, e per vincere gli ostacoli che incontrerete nell’azione a pro’ dei vostri fratelli. Non abbiate paura che si voglia imporvi dei gravi sacrifici, di proibirvi dei leciti sollazzi; si vuole soltanto rendere veramente cara la vostra età, che è l’età delle belle speranze, di rendere splendida la vostra carriera, così che nell’autunno della vita possiate cogliere copiosi quei frutti, dei quali sono presagio i fiori della vostra primavera; e quindi vi raccomando soltanto di esser forti per conservarvi figli devoti della Chiesa di Gesù Cristo, quando tanti purtroppo, senza forse saperlo, si mostrano ribelli, perché il criterio primo e massimo della fede, la regola suprema e incrollabile della ortodossia è l’obbedienza al magistero sempre vivente e infallibile della Chiesa, costituita da Cristo columna et firmamentum veritatis (3), colonna e sostegno di verità. Gesù Cristo, che conosceva la nostra debolezza, che era venuto al mondo per evangelizzare, sopra tutto gli umili, ha prescelto per la diffusione del cristianesimo un mezzo assai semplice, adatto alla capacità di tutti e a tutti i tempi: un mezzo che non domanda né erudizione, né ricerche, né cultura, né raziocinio, ma soltanto buone orecchie per intendere e buon cuore per obbedire. Quindi San Paolo dice: fides ex auditu (4), la fede viene non per gli occhi, ma per le orecchie, pel magistero vivo della Chiesa, società visibile, composta di maestri e di discepoli, di reggitori e di sudditi, di pastori e di pecore e di agnelli. Gesù Cristo istesso poi ai discepoli ha ingiunto di ascoltare le lezioni dei maestri, ai sudditi di vivere sommessi ai loro reggitori, alle pecorelle e agli agnelli di andar dietro docilmente ai loro pastori; e ai pastori, ai reggitori e ai maestri ha detto: “Docete omnes gentes” (5). “Spiritus veritatis docebit vos omnem veritatem” (6). “Ecce ego vobiscum sum usque ad consummationem saeculi” (7). Da questo voi vedete quanto sieno fuor di strada quei cattolici, che, in onore alla critica storica e filosofica e allo spirito di discussione che ha tutto invaso, mettono innanzi anche la questione religiosa, insinuando l’idea, che collo studio e colla investigazione noi dobbiamo formarci una coscienza religiosa conforme ai tempi, o come dicono, moderna. E quindi con un sistema di sofismi e di inganni insinuano falso il concetto della obbedienza insegnato dalla Chiesa; si arrogano il diritto di giudicare gli atti dell’autorità, persino deridendola; si attribuiscono una missione che non hanno, né da Dio, né da alcuna autorità, per imporre riforme; limitano l’obbedienza ai soli atti esteriori, se pur non resistono e si ribellano alla medesima autorità, contrapponendo il giudizio fallace di qualche persona senza autorevole competenza, o della propria privata coscienza illusa da vane sottigliezze, al giudizio e al precetto di chi per divino mandato è legittimo giudice, maestro e pastore. Deh! cari giovani, ascoltate la parola di chi veramente vi vuol bene: non lasciatevi sedurre da certe apparenze; ma siate forti a resistere alle lusinghe e alle proteste, e sarete salvi.

Ma dunque, si dirà, la Chiesa ufficiale vuole l’ignoranza, impedisce lo sviluppo degli studi religiosi; la disciplina intollerabile impone il silenzio. No, no, cari giovani: la Chiesa, rappresentante di Gesù Cristo, colle stesse parole di lui ai giudei, predica del continuo : “mea doctrina non est mea, sed eius qui misit me” (8); e soggiunge: “Si quis voluerit voluntatem eius facere, cognoscet de doctrina, utrum ex Deo sit, an ego a meipso loquar” (9). E quindi la Chiesa ha sempre onorato, come i primi Padri e Dottori, così gli scrittori di tutti i tempi, che studiarono, e pubblicarono opere per dilucidare la verità, per difenderla dagli attacchi degli increduli, e per mettere in luce la piena armonia della fede e della ragione. Per rendervi ragione della vostra fede, studiate le opere di questi sommi, che la Chiesa ha sempre onorati ed onora anche al presente, apologisti insigni della religione; e non vi lasciate sorprendere da questi nuovi riformatori. Li chiami pure il mondo menti superiori, ingegni potenti, coscienze illibate, fulgide intelligenze; ma Gesù li ha giudicati tutti con questa sentenza : “Qui a semetipso loquitur, gloriam propriam quaerit, qui autem quaerit gloriam eius, qui misit eum, hic verax est, et iniustitia in illo non est” (10). Chi parla di proprio suo movimento, cerca la sua propria gloria; ed è verace soltanto e degno di fede, chi cerca la gloria di colui, che lo ha mandato, ed è incapace di tradire i suoi uditori. Né vi lasciate ingannare dalle subdole dichiarazioni di altri, che protestano ripetutamente di voler stare con la Chiesa, di amare la Chiesa, di combattere perché il popolo non si allontani da essa, di lavorare perchè la Chiesa, comprendendo i tempi, si riaccosti al popolo e lo riguadagni. Ma giudicateli dalle loro opere. Se maltrattano e disprezzano i Pastori della Chiesa e persino il Papa; se tentano ogni mezzo per sottrarsi alla loro autorità, per eludere le loro direzioni, i loro provvedimenti, se non si peritano di innalzare la bandiera della ribellione, di quale Chiesa intendono questi parlare? Non certamente di quella stabilita “super fundamentum Apostolorum et Prophetarum, ipso summo angulari lapide, Christo Iesu” (11), e quindi dobbiamo aver sempre presente il monito, che faceva S. Paolo ai Galati [1, 8]: “quand’anche noi o un Angelo del cielo evangelizzi a voi, oltre a quello che abbiamo a voi evangelizzato, sia anatema”. Vi incontrerete e purtroppo assai di frequente in tali apostoli di nuovo genere, perchè è impossibile, che, attesa la superbia della mente e la corruzione del cuore, manchino al mondo gli scandali; “Necesse est, ha detto Cristo, ut veniant scandala” (12), e Iddio li permette e li tollera per provare la fedeltà e la costanza dei giusti. Ma in faccia a questi scandali, per quanto dolorosi, non vi atterrite, né vi disanimate, ma compatendo a questi poveri ciechi, che nella loro ignoranza o pervicacia, credendosi sapienti, stulti facti sunt (13), e pregando per loro, onde il Signore li illumini e li faccia ritornare all’ovile male abbandonato, voi siate forti e fedeli alle promesse fatte, nella vostra società troverete aiuto per scampare ai pericoli che vi circondano, e servendo agli interessi della religione e della Chiesa, provvederete al vero vostro bene. E perchè le mie esortazioni e i miei desideri abbiano da essere pienamente soddisfatti, vi imploro dal Cielo la copia dei divini favori, dei quali, come del mio specialissimo affetto, vi sia pegno l’apostolica benedizione, che di gran cuore impartisco a voi tutti, alle vostre famiglie, al vostro assistente ecclesiastico, al caro professor Toniolo [venerabile Giuseppe (1845-1918)], all’E.mo Cardinale Maffi [Pietro (1858-1931)], qui presente, e a tutti della Federazione universitaria.

 

Pius PP. X

 

 

Note:

(1) […] fissatolo, lo amò” (Mc. 10, 21).

(2) “Ho scritto a voi, giovani, perché siete forti, e la parola di Dio dimora in voi e avete vinto il maligno” (1 Gv. 2, 14).

(3) “colonna e sostegno della verità” (1 Tim. 3, 15).

(4) “La fede dipende […] dalla predicazione” (Rm. 10, 17).

(5) […] ammaestrate tutte le nazioni” (Mt. 28, 19).

(6) “[…] lo Spirito di verità […] vi guiderà alla verità tutta intera” (Gv. 16, 13).

(7) “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt. 28, 20).

(8) “La mia dottrina non è mia, ma di colui che mi ha mandato” (Gv. 7, 16).

(9) “Chi vuol fare la sua volontà, conoscerà se questa dottrina viene da Dio, o se io parlo da me stesso” (ibid. 7, 17).

(10) “Chi parla da se stesso, cerca la propria gloria; ma chi cerca la gloria di colui che l’ha mandato è veritiero, e in lui non c’è ingiustizia” (ibid. 7, 18).

(11) “[…] sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, avendo come pietra angolare lo stesso Cristo Gesù” (Ef. 3, 20).

(12) “È inevitabile che avvengano scandali” (Mt. 18, 7).

(13) […] sono diventati stolti” (Rm. 1, 22).

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  Cristianità, Magistero pontificio
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 Alleanza Cattolica

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