L’epopea del beato Massimiliano M. KolbeIl cavaliere dell’Immacolata

Alleanza Cattolica 7 anni fa
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Roberto De Mattei, Cristianità n. 57 (1980)

La formazione della Milizia dell’Immacolata si compie e trova la sua ragione d’essere nella prospettiva della lotta tra la Rivoluzione e la Contro-Rivoluzione. Nata con il proposito di contrapporsi all’egemonia massonica, particolarmente influente sulla stampa internazionale, e soprattutto con il fine di: “Cercare la conversione dei peccatori, eretici, scismatici, giudei ecc. e specialmente dei massoni”, la Milizia dell’Immacolata promuove un efficace apostolato contro-rivoluzionario fondato sulla diffusione della buona dottrina cattolica. Combattente impegnato in questa lotta di dimensioni universali, apostolo in Polonia e in Estremo Oriente, padre Massimiliano Kolbe ha voluto consacrare la sua Milizia alla Madonna Immacolata, consapevole del fatto che la devozione a Maria, Mediatrice universale di tutte le grazie, è la condizione indispensabile perché la Rivoluzione venga schiacciata. Fondata nel 1917, nello stesso anno in cui la Madonna appariva a Fatima, la Milizia di padre Kolbe opera per realizzare la promessa che la Vergine SS.ma rivolse da Fatima a tutta l’umanità: “Infine, il mio Cuore Immacolato trionferà!”. Dopo una vita interamente dedicata all’apostolato, padre Kolbe muore in un campo di concentramento nazional-socialista, offrendo la propria vita in cambio di quella di un prigioniero condannato a morte, e suggellando così, con l’eroismo del martirio, una vita completamente offerta a Dio e al prossimo. La “profezia” di padre Kolbe, nella prospettiva del regno sociale di Maria, che la statua dell’Immacolata sarebbe stata solennemente intronizzata nel cuore di Mosca.

La Milizia dell’Immacolata

Di quali vie si serve la Provvidenza per toccare il cuore degli uomini nei tempi di crisi? Basta, talvolta, lo spettacolo dei nemici della Chiesa, che si fanno sempre più audaci fino a inalberare le loro bandiere nel cuore di Roma, e il racconto di una miracolosa conversione attestante la potenza della Madonna, per suscitare in un cuore generoso la volontà di combattere e di concepire un grande disegno di lotta al male.

“Correva l’anno 1917. In Italia la massoneria aveva avuto il suo massimo sviluppo.

“Durante le celebrazioni per l’anniversario di Giordano Bruno essa si permise perfino di sbandierare uno stendardo su cui era raffigurato san Michele Arcangelo sotto i piedi di Lucifero trionfatore. Sotto le finestre del Vaticano furono issati gli “stracci” massonici; volantini distribuiti un po’ ovunque affermavano che la polizia italiana era in dovere di fare irruzione in Vaticano, mentre una mano maligna aveva scritto: “Il diavolo governerà il Vaticano e il Papa gli farà da guardia svizzera”, ecc., ecc.

“A quattrocento anni dalla ribellione di Lutero e a duecento dagli inizi della massoneria.

“In una povera celletta chiusa a chiave, ma a conoscenza del superiore, nel collegio internazionale di Roma, sette giovani chierici vestiti del saio e cinti del cordone francescano, con al fianco delle sciabole spirituali, cioè le corone del rosario, esaminarono i punti del primo statuto della Milizia dell’Immacolata. Al di sopra di essi, tra due candele accese, era stata posta una statuetta dell’Immacolata” (1).

Tra i sette chierici era l’estensore di questi ricordi: fra Massimiliano Maria Kolbe (2), polacco, il giovane che lesse ai compagni, da un piccolo foglio di carta, lo statuto della Milizia, chiedendo loro di sottoscriverlo (3). Era la sera del 16 ottobre 1917 e si realizzava, in quella cerimonia, un progetto concepito dal giovane Kolbe fino dal 20 gennaio dello stesso anno, quando nel convento di San Teodoro, alle falde del Palatino, aveva ascoltato la rievocazione della miracolosa conversione dell’ebreo Ratisbonne (4) tenuta dal rettore del collegio padre Stefano Ignudi (5). “Da quel momento – ricorda un altro dei sette chierici, il rumeno Giuseppe Pal – Fra Massimiliano rimase tanto convinto ed ispirato circa quello che doveva fare, che mi parlava con volto raggiante e traboccante di gioia della potenza della Madonna manifestata nella conversione del Ratisbonne e, sorridendo, mi disse che dobbiamo pregare affinché la Madonna debelli tutte le eresie e specialmente la Massoneria” (6).

Il primo documento costitutivo di quella che Kolbe attingendo allo spirito cavalleresco, così peculiare all’animo polacco e alla tradizione francescana (7), volle chiamare Milizia dell’Immacolata, si apre con i versetti: “Essa schiaccerà il tuo capo” Gen. III, 15. “Da sola hai vinto ogni eresia in tutto il mondo” e così precisa il fine e i mezzi della istituzione:

“I. Fine: Cercare la conversione dei peccatori, eretici, scismatici, giudei ecc. e specialmente dei massoni; e la santificazione di tutti sotto il patrocinio e mediante la B.V.M. Immacolata.

“II. Condizioni: 1°) Offerta totale di se stesso alla B.V.M. Immacolata come strumento nelle sue mani immacolate. 2°) Portare la Medaglia Miracolosa.

“III. Mezzi: 1°) Possibilmente una volta al giorno pregare l’Immacolata con la giaculatoria. O Maria Concepita senza peccato, pregate per noi, che a Voi ricorriamo e per tutti quelli che a Voi non ricorrono e specialmente per i massoni. 2°) Ogni mezzo legittimo secondo la possibilità nei diversi stati, condizioni, occasioni; cioè viene raccomandato allo zelo e prudenza dei singoli e specialmente la Medaglia Miracolosa” (8).

All’interno della Milizia dell’Immacolata, Kolbe distinguerà in seguito tre gradi di apostolato, rispondenti al diverso zelo e capacità degli iscritti:

Nella M. I. di 1° grado, ciascuno si consacra separatamente all’Immacolata e cerca di conseguire privatamente il fine della stessa Milizia secondo la propria possibilità e prudenza.

Nella M. I. di 2° grado particolari statuti e programmi legano insieme i membri che in unione di forze vogliono più speditamente conseguirne il fine.

Nella M. I. di 3° grado si attua la consacrazione alla Immacolata senza limiti. Così Ella potrà fare di noi tutto ciò che vuole e come lo vuole” (9).

 

Apostolato contro-rivoluzionario

Ordinato sacerdote e conseguito il dottorato in teologia, nel luglio 1919 padre Massimiliano Kolbe tornò in Polonia, dove ebbe come primo incarico l’insegnamento della storia ecclesiastica nel seminario dei Frati Minori Conventuali di Cracovia. In quegli stessi giorni ottenne dall’arcivescovo-principe di Cracovia, mons. Sapieha, il permesso di stampare lo statuto della Milizia dell’Immacolata in lingua polacca.

Si poneva ora il problema dell’azione. È il tema di una delle prime importanti conferenze di padre Kolbe a Cracovia (10). Premesso di voler tralasciare, in quella sede, “il settore più importante dell’azione cattolica“, quale la preghiera, il sacrificio, l’esempio, considera nel suo esame “l’azione della parola, e più precisamente della parola stampata“, l’azione della stampa.

In effetti – afferma -, già cento anni fa, quando erano ancora pochi quelli che sapevano leggere, Napoleone affermava giustamente: “La stampa è la quinta potenza del mondo”. Coloro che hanno compreso subito questa cosa sono stati gli ebrei e, mi sia lecito dire con più chiarezza, i massoni, i quali con una logica di ferro mirano all’attuazione del principio sancito ancora nell’anno 1717: “Distruggere ogni religione, specialmente quella cristiana”. Ad un raduno di massoni svoltosi 60 anni fa, l’ebreo francese Cremieux, fondatore di una lega ebrea internazionale, non esitava ad affermare: “Considerate inutile ogni cosa, inutile il denaro, inutile la stima: la stampa è tutto. Con la stampa in mano avremo tutto”. E durante il congresso internazionale dei rabbini tenuto nel 1848 a Cracovia il rabbino inglese Mosé Montefiore dichiarava: “Finché i giornali del mondo non saranno nelle nostre mani, tutte queste cose non serviranno a nulla. Mettiamoci bene in testa l’undicesimo comandamento: “Non sopporterai al di sopra di te nessuna stampa estranea, per poter dominare a lungo sui miscredenti”. Impadroniamoci della stampa, e in breve tempo governeremo e dirigeremo le sorti dell’Europa intera”“.

Padre Kolbe esamina, quindi, i frutti di queste “parole d’ordine“: in Austria, in Germania, in Ungheria “una parte notevole, se non addirittura la maggioranza dei quotidiani più diffusi, si trova nelle loro mani”. “Inoltre essi si sono impadroniti di quasi tutte le agenzie telegrafiche, per mezzo delle quali dirigono anche altre pubblicazioni. La sola agenzia Reuter di Londra rifornisce di notizie 5.000 quotidiani: l’agenzia Stefani di Roma tutti i quotidiani italiani: l’agenzia Havas di Parigi quelli francesi, spagnoli e belgi; l’agenzia Wolff di Berlino tutti quelli tedeschi, mentre l’agenzia “Associated Press” di New York rifornisce i quotidiani americani“.

In questo importantissimo e delicato settore, è necessario un cambiamento, esorta padre Kolbe, citando le parole dei Pontefici: “È dovere santo di ogni cattolico sostenere la stampa e diffonderla in mezzo al popolo. La buona stampa è l’opera più utile, che semina immensi meriti” (Pio IX); “La stampa cattiva ha rovinato la società cristiana, perciò è necessario contrapporre ad essa una stampa buona” (Leone XIII); “È cosa buona edificare chiese, predicare, fondare missioni e scuole, ma tutte queste fatiche saranno vane se trascuriamo l’arma più importante dei nostri tempi, vale a dire la stampa” (Pio X); “Piaccia a Dio – conclude – che nell’imminente avvenire non ci siano città, non ci siano villaggi in cui non si trovino biblioteche e sale di lettura per libri buoni e riviste, in conveniente numero, a bassissimo prezzo e magari gratuite. Sorgano ovunque dei circoli che si assumano l’impegno di distribuire e di diffondere la buona stampa, e in breve tempo la faccia della terra si trasformerà. Inoltre, coloro ai quali Dio ha concesso una certa scorrevolezza nell’uso della penna e una propensione in qualsiasi settore della letteratura, si uniscano possibilmente in circoli particolari e si servano di questi doni di Dio per produrre la maggior quantità possibile di buona stampa in ogni campo della pubblicistica“.

La strada dell’apostolato della Milizia dell’Immacolata è già chiaramente tracciata: la contrapposizione e la diffusione della vera dottrina cattolica agli errori dei nemici della Chiesa: l’apostolato della Contro-Rivoluzione cattolica nei tempi moderni.

Mentre la Milizia dell’Immacolata ottiene a Roma l’approvazione ecclesiastica, nel gennaio 1922, appare a Cracovia, con una tiratura di 5 mila copie, il primo numero di Rycerz Niepokalanej, Il Cavaliere dell’Immacolata. Ha sedici pagine, senza copertina, ed esce con un avviso dell’amministrazione che non assicura la regolarità dei numeri successivi. Il suo scopo: diffondere il culto e l’amore verso l’Immacolata per affrettare “l’instaurazione del misericordiosissimo Regno dell’Immacolata sulla terra” (11).

 

Il Cavaliere dell’Immacolata

Malgrado la precaria salute di padre Kolbe, e le enormi difficoltà di carattere economico e organizzativo, il Rycerz ebbe un immediato e imprevisto sviluppo, che indusse i superiori a trasferire il giovane francescano e la sua opera nel più tranquillo e attrezzato convento di Grodno. Dopo cinque anni, la rivista aveva raggiunto la tiratura di circa 100 mila copie mensili.

Dialoghetti apologetici, articoli polemici, rievocazioni di apparizioni mariane come quelle di rue du Bac, Sant’Andrea delle Fratte, Lourdes, divulgazioni di pratiche devozionali quali il rosario, la medaglia miracolosa, lo scapolare carmelitano: tutto questo, esposto in uno stile semplice e diretto, costituiva il nucleo degli articoli del Rycerz. Ma, soprattutto, tema costante della rivista, in conformità con l’apostolato della Milizia, un’attenzione continua ai nemici della Chiesa. “Noi – scrive infatti padre Kolbe – siamo testimoni di una febbrile attività diretta contro la Chiesa di Dio, di un’attività che, purtroppo, non è senza frutti e che ha a disposizione propagatori senza numero” (12).

Lo studio e l’esperienza aprono a padre Kolbe l’orizzonte della “guerra occulta”: strettamente legati alla massoneria, nell’offensiva contro la Chiesa, egli vede il bolscevismo, “coetaneo” della Milizia dell’Immacolata, e, soprattutto, il giudaismo internazionale.

“Il cuore dell’uomo è inquieto finché non riposa in Te, o Dio”, affermava s. Agostino molti secoli fa. Gli anni che stiamo vivendo possono essere chiamati, senza alcuna esagerazione, inquieti. E la causa di ciò non è affatto diversa. L’ateismo comunista pare stia strepitando nel modo più rumoroso e fa di tutto per seminare, ovunque gli riesca, i suoi pregiudizi reazionari. Alle origini di esso possiamo tranquillamente collocare quella mafia criminale che si chiama “massoneria”. La mano che manovra tutto questo verso uno scopo chiaro e determinato, il proprio scopo egoistico, è il “sionismo internazionale”, come diverse ricerche dimostrano con sempre maggior evidenza” (13).

Tra le opere che “della guerra occulta” contribuiscono a squarciare il vero, padre Kolbe attribuì grande importanza ai Protocolli dei Savi di Sion, “libro davvero fondamentale della massoneria” (14). Nei suoi articoli sul Rycerz e nelle sue conferenze, ne parafrasò soprattutto un passo: “Noi potremo vincere la religione cattolica, non col ragionamento, ma unicamente pervertendo i costumi“.

Che saggia decisione! … – commenta padre Kolbe in un discorso del 1927 -. Nella prima parte rende testimonianza alla veridicità della religione cattolica, perché soltanto la verità non può essere sconfitta con il ragionamento, anzi si fa ancor più luminosa. Nella seconda parte, invece, colgono veramente nel segno il punto debole, poiché per colui che si immerge nel fango dell’immoralità, la religione diviene qualcosa di incomodo, non vuol pensare ad essa e proclama a destra e a manca di non credere in Dio, come se qualcuno avesse già dimostrato che Dio non esiste … Saggia, dunque, è stata quella decisione e conforme ad essa hanno cominciato ad insozzare volutamente e metodicamente la letteratura, l’arte, il teatro, il cinema, la moda, ecc. E se prima i costumi lasciavano molto a desiderare, in seguito l’immoralità si è riversata con prepotenza da tutte le fonti possibili, ha invaso le nostre città e persino i villaggi, trascinando dietro a sé l’indebolimento della fede, secondo le giuste previsioni di quella risoluzione.

L’Immacolata – della quale è stato detto: “Ella schiaccerà il tuo capo” [Gen. 3, 15], vale a dire del serpente infernale – schiaccerà pure questo capo, la massoneria la quale dirige tutto questo movimento antireligioso e immorale e mette a disposizione grosse somme di denaro per la formazione di nuove sètte” (15).

La reazione a questa attività antireligiosa delle forze occulte è la ragione di vita del Rycerz. “La stampa perversa ebreo-massonica, la stampa liberal-socialista, la stampa ebraica colpisce la Chiesa nel suo fondamento. La Milizia di Maria si ponga in prima fila!” (16) esorta padre Kolbe a conclusione del primo anno di vita del giornale. E la Milizia dell’Immacolata è sempre in prima fila: confuta vigorosamente il socialismo (17), denuncia le mene massoniche anche al di fuori della Polonia (18), smaschera il talmudismo (19), non tralascia occasione per ricordare la vocazione cristiana della Polonia: svergogna gli uomini politici democristiani (20), appoggia il governo e difende la memoria del maresciallo Pilsudski (21). “La M. I. da noi è molto all’offensiva – scrive il 23 aprile 1929 a un confratello a Roma. “Difendere la religione è per noi troppo poco, ma si esce dalla fortezza e fiduciosi nella nostra Duce andiamo fra i nemici e facciamo la caccia ai cuori per conquistarli all’Immacolata” (22).

 

Niepokalanów: la “città dell’Immacolata”

Nonostante la malattia, che lo costrinse a due lunghe soste in sanatorio presso Zakopane, nel 1921 e nel 1926, l’attività editoriale del Rycerz ebbe un tale sviluppo che il convento di Grodno, ormai trasformatosi in un vasto complesso tipografico, si rivelò presto insufficiente per le crescenti esigenze editoriali.

Con l’autorizzazione dei superiori, un nuovo convento sorse su un terreno nei pressi di Varsavia, donato dal principe Drucki-Lubecki. Niepokalanów “città dell’Immacolata” fu il nome scelto da padre Kolbe. La statua dell’Immacolata fu la prima pietra che lo stesso Kolbe vi pose il 6 agosto 1927.

Gli inizi furono affascinanti. Nei primi giorni i tavoli da pranzo erano costituiti da assi sistemati sopra le valigie, le sedie dal pavimento, i letti poi dalla paglia gettata qua e là con una certa avarizia sul pavimento. Allorché giunsero le macchine da Grodno, nella futura tipografia mancavano ancora tanto le porte quanto le finestre. Nonostante il vento gelido, tutti si diedero da fare con sollecitudine e allegria per sistemare la nuova sede in modo da permettere la spedizione del numero successivo del Rycerz nel tempo previsto” (23).

Sotto la direzione di padre Kolbe, Niepokalanów era destinata, in realtà, ad avere uno straordinario sviluppo edilizio e organizzativo, fino a raggiungere, nel triennio 1936-1939, il suo volto definitivo (24).

L’area occupata venne divisa in cinque grandi reparti, suddivisi a loro volta in ben settanta sezioni.

I primi due reparti comprendevano l’amministrazione, la redazione, la biblioteca, la tipoteca, il laboratorio per linotipisti, la zincografia, la tipografia, le varie sezioni della legatoria, della spedizione, dei depositi. Il reparto tecnico aveva il compito di riparare le macchine e di produrre i pezzi di ricambio. A esso faceva capo la centrale elettrica e una piccola ferrovia che univa Niepokalanów con la vicina stazione statale. Il reparto dell’economia domestica, comprendeva l’allevamento del bestiame domestico, la cucina, il refettorio, la calzoleria, la sartoria, la lavanderia, l’infermeria con un ospedale capace di cento letti e una casa di riposo. Dal reparto dell’edilizia dipendeva, tra l’altro un corpo di pompieri per soffocare eventuali incendi senza attendere gli aiuti dalla vicina capitale. Al centro dell’area, la cappella, dove padre Kolbe volle istituita l’Adorazione perpetua del SS.mo Sacramento. All’ingresso, la statua dell’Immacolata, regina della città: quasi a tracciare la parola d’ordine: “Per l’Immacolata al Cuore Sacratissimo di Gesù“.

In questa straordinaria città-convento i frati osservano rigorosamente la regola e le costituzioni dell’ordine, non fumano, non bevono alcoolici, hanno i capelli completamente tagliati e mantengono il silenzio quasi perpetuo. Incontrandosi, si salutano con la parola “Maria“.

Potei constatare con i miei occhi – ricorda il ministro generale dell’ordine Beda Wess che due volte visitò Niepokalanów – come era stato detto nel Capitolo Provinciale del ‘36: “elucet in hoc conventu spiritus vere seraphicus etc.”. Tra questi frati era intenso lo spirito di carità; regnava grande concordia e sui loro volti si notava una serena “letizia francescana”. Si salutavano reciprocamente col nome di Maria; sicché mi sembrò di ritrovare in quell’ambiente il vero spirito dei giorni primitivi dell’Ordine Serafico” (25).

Quando lo spirito di Niepokalanów, lo spirito della M. I., penetrerà la nostra patria e il mondo intero – dirà padre Kolbe nel decennale di Niepokalanów -, quando l’Immacolata diventerà la Regina di ogni cuore che batte sotto il sole, allora il Paradiso verrà sulla terra, ma non il paradiso dei comunisti o dei socialisti, ma – per quanto è possibile su questa terra – il paradiso vero, della cui felicità si rallegrano in questo momento coloro che dimorano a Niepokalanów dove esiste un’unica famiglia, della quale Dio è il padre, l’Immacolata la madre, il divino Prigioniero d’amore nell’Eucarestia il fratello maggiore, mentre tutti gli altri non sono compagni, bensì fratelli minori che si amano l’un l’altro” (26).

 

Missionario in Estremo Oriente

L’attività di padre Kolbe in questi anni non conosce riposo. “La vita è breve – scrive -. Dobbiamo impiegare bene il tempo, dobbiamo essere avari del tempo. Si vive una volta sola. È necessario essere santi non a metà, ma totalmente, alla maggior gloria dell’Immacolata e, per l’Immacolata, alla maggior gloria di Dio” (27).

Fin dal tempo del suo soggiorno romano, padre Kolbe aveva pensato alla possibilità di estendere all’oriente la Milizia dell’Immacolata. Il 26 febbraio 1930, accogliendo l’esortazione del superiore generale dell’ordine sull’incremento dell’apostolato missionario, parte con quattro fratelli per il Giappone. Giunto a Nagasaki senza alcun mezzo e ignaro della lingua, in poco più di un mese riesce a impiantarvi Il Cavaliere dell’Immacolata, in giapponese: Mugenzai no Seibo no Kishi. “L’immacolata aveva predisposto le cose nel modo seguente: il Vescovo della città, mons. Hayasaka, stava proprio cercando un professore di filosofia per il suo seminario, ma senza esito positivo: il nostro arrivo, perciò risolse per lui la difficoltà. Io accettai volentieri questa forma di attività missionaria, ma alla condizione di poter pubblicare subito il “Cavaliere” in lingua giapponese. E così, alla fine di maggio, il mese dedicato alla ss. Vergine Maria, apparve il primo numero del Kishi. Poco dopo arrivò pure una macchina tipografica e una taglierina. Il primo numero del Kishi fu stampato in 1.000 copie” (28).

A Nagasaki sorse una seconda Niepokalanów: Mugenzai no Sono, “Giardino dell’Immacolata”. “Ad oriente, da dove viene il sole, oltre il dorsale dei monti Urali, che segna il confine tra due continenti, al di là della sconfinata steppa nevosa della Siberia, delle vaste campagne della Manciuria e delle onde del mare del Giappone, a 12.000 chilometri dallo steccato di Niepokalanów, presso Varsavia, vi sono gli stessi religiosi Fratelli, vestiti del medesimo saio, vi è la stessa rivista, anche se in lingua giapponese, il Mugenzai no Seibo no Kishi, con la copertina azzurra, vi è la stessa Niepokalanów, anche se in giapponese è chiamata “Mugenzai no Sono”, posta alle falde del monte Hikosan, nei pressi della città di Nagasaki, sull’isola Kyushu.

Perché questi fratelli sono arrivati fin qui? Perché hanno sacrificato all’Immacolata non solo la famiglia, ma anche il paese natale, l’aria, il suono della patria lingua, le usanze della terra natale e… quel caro recinto della patria Niepokalanów? Perché si espongono al pericolo di contrarre le più svariate e frequenti malattie e di affrettare la propria morte, come è dimostrato da una statistica missionaria? Qual è il loro scopo? Quale lo scopo della rivista che essi stampano e offrono alle anime, dimentichi delle sofferenze e delle umiliazioni? Quale lo scopo di Niepokalanów?

Sta già passando il ventesimo secolo dal momento in cui la quindicenne Madre di Dio incarnato profetizzava di fronte alla sua parente, Elisabetta: “D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata” [Lc. 1, 48].

Ma quante anime ancora non La conoscono affatto? Quante, pur avendo sentito parlare di Lei, tuttavia non La amano, e non La benedicono, oppure … si oppongono a Lei? […]

È possibile guardare queste anime con occhio indifferente??? Inoltre, non è forse vero che ognuno di noi sente la propria debolezza, il bisogno di grazia e di forza?

Come, allora, non avvicinarsi sempre di più a Lei, all’Immacolata, e non attirare a Lei le anime dei fratelli e le anime di tutti insieme e di ognuno singolarmente coloro che vivono e vivranno nella propria patria e in altre terre?

Ecco lo scopo del Rycerz Niepokalanej, lo scopo della Milizia dell’Immacolata, lo scopo di Niepokalanów” (29).

Tornato nel 1936 dal Giappone, padre Kolbe fu nominato superiore di Niepokalanów per un triennio (30). In questo periodo la “Città dell’Immacolata” giunse ad avere 700 fratelli, mentre l’eco della sua attività e della sua pietà mariana oltrepassava ormai i confini della Polonia.

L’8 dicembre del 1937, il suo fondatore ne celebrò il decennale ai microfoni della radio polacca. “Quali risultati ha raggiunto Niepokalanów in questo decennio? Dobbiamo riconoscere che in confronto con il Komintern ateo i risultati della nostra attività sono ancora molto scarsi. D’altro canto, se consideriamo attentamente le nostre possibilità, possiamo affermare con tutta sincerità che, con l’aiuto dell’Immacolata, abbiamo lavorato con grande impegno: tuttavia non abbiamo lavorato per qualsiasi vantaggio personale, ma unicamente per amore verso l’Immacolata” (31).

Questo zelo si traduceva concretamente nei frutti dell’apostolato: 600 mila membri della Milizia in Polonia e tra gli emigrati polacchi; una media di mezzo milione di lettere all’anno a Niepokalanów da tutto il mondo; il Rycerz che si avviava verso una tiratura di un milione di copie. A esso, dal maggio del 1935, si era affiancato il Maly Dziennik, Piccolo giornale, un quotidiano “cattolicissimo, combattivo e di prezzo molto ridotto, a confronto degli altri giornali” (32), accolto con esultanza dall’episcopato e dal popolo polacco, che raggiunse a sua volta la tiratura di 200 mila copie. Né padre Kolbe era ancora completamente soddisfatto. “Ad ogni modo, – aveva scritto dal Giappone nel 1934 – la realizzazione massima in questo settore – a cui è necessario tendere instancabilmente – è una nostra agenzia di stampa, in grado di rifornire di notizie migliaia di quotidiani, affinché non siano, come fino al giorno d’oggi, gli ebrei della “Reuter”, della “Stefani”, della “Wolff” o di altre agenzie a dire tutto quello che vogliono e come vogliono attraverso i quotidiani, compresi quelli cattolici, la macchina rotativa di Niepokalanów è in attesa già da alcuni anni” (33).

Il castigo della guerra stava tuttavia per abbattersi sull’Europa, interrompendo bruscamente tutti i grandi progetti. Il 1° Settembre 1939 la Germania invade la Polonia; tre giorni dopo Niepokalanów viene sgomberata. Kolbe, messi al sicuro i fratelli, per obbedienza al superiore provinciale rimane al suo posto.

Le autorità nazional-socialiste non possono, evidentemente, tollerare la presenza in Polonia della voce cattolica di Niepokalanów. Il 1° febbraio del 1940, così si conclude una aggressiva corrispondenza apparsa sul quotidiano tedesco Warschauer Zeitung: “È un fatto, che uno dei quotidiani sobillatori più chiassosi e pericolosi […] abbia visto la luce – luce interessata – in un convento, in un luogo, i custodi del quale sottolineano sempre con ipocrisia di voler prendere le difese dei buoni costumi e della moralità. Conosciamo assai bene il potere che la Chiesa Cattolica esercitava sul popolo in Polonia. Ma, per quale fine essa abusasse di questo potere, ce lo prova il convento di Niepokalanów” (34).

La vera causa dell’arresto e della morte di padre Kolbe sarà dunque l’odio rivoluzionario contro la religione cattolica, come egli spiegava a un confratello, quasi presagendo la fine imminente.

Durante l’autunno dell’anno 1940 testimonia il confratello – nel corso di una conversazione con P. Massimiliano, gli dissi: “Lei, Padre, ci dice sempre che, se la Gestapo ci portasse via e noi si perisse in un campo, sarebbe un martirio per la fede; intanto, tante persone vengono continuamente arrestate, molte periscono nei campi, e, tuttavia, non si può dire che esse periscano per la fede, ma per la patria! Perché la nostra morte dovrebbe essere appunto una morte per la fede?”.

“Il Padre mi guardò, spalancando gli occhi, e rispose con convinzione: “Si, caro figliuolo, la nostra morte sarebbe un martirio per la fede, ed il perché te lo spiegherò subito:

“Subito da principio, quando ci riunimmo nel convento, spiegai allo “starosta” (capo del distretto) tedesco a Sochaczew, perché ci trovavamo riuniti nel convento in così grande numero; quale era il nostro scopo, che non avevamo alcun fine politico, ma solo religioso, nonché la premura di guadagnare anime all’Immacolata; per di più gli presentai il piccolo diploma della Milizia dell’Immacolata, il quale è il riassunto dei nostri ideali. Per questi ideali, contenuti nel piccolo diploma, cioè per l’adoprarci a santificare noi stessi e a santificare le altre anime, siamo pronti a dare la vita.

I Tedeschi sanno quindi ufficialmente, quale sia lo scopo per cui rimaniamo in convento, e qualora tentassero qualcosa contro di noi, lo farebbero per odio alla religione. Il nostro sacrificio dunque, offerto in simili circostanze alla Immacolata, sarà un vero martirio per la S. Fede”” (35).

 

Martire per la fede

Il 19 settembre padre Kolbe è tratto in arresto dai tedeschi. Liberato, viene arrestato nuovamente il 17 febbraio 1941 e internato nel campo di concentramento Oswiecim (Auschwitz). Abbondano le testimonianze sulle sofferenze e le ingiurie che padre Kolbe dovette patire nei sei mesi che seguirono, fino alla morte. E tuttavia, attesta un compagno di prigionia, “durante la permanenza del Servo di Dio nel lager non ho notato che nutrisse un qualche odio per i Tedeschi; al contrario non solo egli pregava per i Tedeschi, ma esortava anche noi a pregare per la loro conversione. Rimanevamo tutti colpiti dalle virtù straordinarie che vedevamo in quell’uomo: la fede, il costante spirito di preghiera, la grande umiltà, lo spirito di cameratismo spinto al punto che divideva con gli altri prigionieri le proprie razioni alimentari.

Egli viveva giornalmente addirittura di Dio. A Dio ci attirava tutti e desiderava che noi si vivesse bene, che si sopportasse bene la vita del lager. Aveva addirittura in sé una specie di calamita con cui ci attirava a sé, a Dio e alla Madre Santissima. Ci parlava spesso di Dio e ci inculcava che Dio è buono e misericordioso. Il Servo di Dio desiderava convertire l’intero lager… ” (36).

Oswiecim fu l’ultimo terreno missionario per padre Kolbe e la morte l’ultimo suo gesto di apostolato, suggello

di una vita che aveva avuto l’eroismo come meta. “Le circostanze che accompagnarono la condanna a morte di P. Kolbe furono le seguenti: – attesta lo stesso prigioniero per cui Kolbe offrì la vita – dopo la fuga di un prigioniero dal nostro blocco, venimmo allineati in dieci file, durante l’appello della sera. Mi trovavo in una stessa fila con P. Kolbe; ci separavano 3-4 prigionieri. Il Lagerführer Fritsch (comandante del campo) circondato dalle guardie si avvicinò, e cominciò a scegliere nelle File dieci prigionieri per mandarli a morte. Il Fuhrer indicò anche me col dito. Uscii dalla fila e mi sfuggì un grido, che avrei desiderato rivedere ancora i miei figli. Dopo un istante, uscì dalla fila un prigioniero, offrendo sé stesso in mia vece. Si avvicinò cioè al Lagerführer e cominciò a dirgli qualche cosa. Una guardia lo condusse al gruppo dei condannati a morte e mi fece rientrare nella fila.

La cosa accadde già dopo l’appello. Il secondo o il terzo giorno dopo ho udito che i dieci condannati si trovavano in un bunker e che erano stati condannati alla morte per fame. Dai miei compagni di prigionia seppi che colui, che si era offerto in vece mia era P. Kolbe. Si raccontava pure che fu lui, tra tutti i dieci, a vivere più a lungo. I compagni prigionieri del campo nutrivano per P. Kolbe grande ammirazione” (37).

Gli ultimi giorni di padre Kolbe ci sono stati descritti da un testimone, addetto agli umili servizi nel bunker:

Dalla cella dove erano gli infelici si udivano ogni giorno le preghiere recitate ad alta voce, il Rosario e canti religiosi, ai quali si associavano anche i prigionieri delle altre celle. Nei momenti di assenza delle guardie scendevo nel sotterraneo per conversare e consolare i compagni. Le calde preghiere e gli Inni alla SS. Vergine si diffondevano per tutto il sotterraneo. Mi sembrava di essere in chiesa. Incominciava il p. Massimiliano Kolbe, e tutti gli altri rispondevano” (38).

Dopo un’agonia di circa due settimane, padre Kolbe, con gli ultimi sopravissuti, fu ucciso mediante iniezione di acido fenico nella vena del braccio sinistro. La morte gli conferì un fascino singolare. “Il suo volto sereno e puro era raggiante” (39). Era il 14 agosto 1941, vigilia della festa dell’Assunzione.

 

Apostolo del regno di Maria

Apostolo, nel ventesimo secolo, del regno di Maria di cui aveva parlato san Luigi Grignion di Montfort (40), alla cui scuola spirituale idealmente si collega; tale appare, dalla vita e dagli scritti, padre Massimiliano Maria Kolbe.

Viviamo in un’epoca – scrive – che potrebbe essere chiamata l’inizio dell’era dell’Immacolata” (41). “… Sotto il suo vessillo si combatterà una grande battaglia e noi inalbereremo le Sue bandiere sulle fortezze del re delle tenebre. E l’Immacolata diverrà la Regina del mondo intero e di ogni singola anima, come la beata Caterina Labouré prevedeva” (42). “Scompariranno allora le lotte di classe e l’umanità si avvicinerà, per quanto è possibile su questa terra, alla felicità, ad un anticipo di quella felicità verso la quale ognuno di noi tende già naturalmente, vale a dire alla felicità senza limiti, in Dio, in paradiso” (43). “In effetti, quando ciò avverrà, la terra diventerà un paradiso. La pace e la felicità vera entreranno nelle famiglie, nelle città, nei villaggi e nelle nazioni dell’intera società umana, poiché dove Ella regnerà, faranno la propria apparizione anche le grazie della conversione e della santificazione e la felicità” (44). “L’Immacolata sarà, anzi dovrà essere riconosciuta Regina di tutti e di ogni singola persona, in Polonia e nel mondo intero, e al più presto possibile: ecco la nostra parola d’ordine, per la quale torna conto vivere, lavorare, soffrire e morire” (45).

Al più presto possibile“: l’Immacolata volle richiamarlo a sé prima che l’umanità potesse vedere quell’alba del Regno sociale di Maria, esteso a tutta la terra di cui padre Kolbe aveva intravisto i bagliori.

La Madonna, nello stesso 1917 che con la nascita della Milizia dell’Immacolata aveva visto l’irruzione nel mondo della Rivoluzione comunista, a Fatima aveva promesso, dopo il castigo, il trionfo del suo Cuore Immacolato. Così Massimiliano Kolbe aveva previsto “non lontano, né un puro sogno“, dopo quella che aveva definito “la prova del sangue“, l’avvento del giorno grandioso in cui la statua dell’Immacolata sarebbe stata solennemente intronizzata nel cuore di Mosca (46).

In vita molti derisero, o fraintesero, i suoi ideali di apostolato. Tra le difficoltà che i militi dell’Immacolata sono destinati a incontrare, la più dura – avvertiva padre Kolbe – non è la fatica del lavoro, né la persecuzione da parte dei nemici, ma “quella persecuzione alla quale ci possono sottoporre persone assennate, prudenti e perfino devote e sante… ” (47). Da molti, compresi alcuni suoi confratelli e superiori, fu così accusato, di essere un “sognatore chimerico”, di indole romantica, di avere concepito la Milizia in prospettiva “iniziatica”, di avere esagerato nel culto dell’Immacolata (48).

A pochi anni dalla morte, Massimiliano Maria Kolbe è stato elevato all’onore degli altari (49) e oggi un Papa polacco ha pregato nella sua cella a Oswiecim (50). Sia lecito dare alla preghiera del Pontefice il significato e l’augurio dell’invocazione del beato: “L’Immacolata, Regina del Cielo, deve essere riconosciuta, e al più presto, quale Regina di tutti gli uomini e di ogni singola anima, sia in Polonia, sia fuori delle sue frontiere, in ambedue gli emisferi della terra” (51).

Roberto de Mattei

 

 

Note:

(1) Gli scritti di Massimiliano Kolbe, trad. it., Edizioni Città di Vita, Firenze 1975-1978, vol. III, pp. 664-65. Ripetutamente, nei suoi scritti padre Kolbe afferma che “l’occasione che portò alla sua fondazione [della Milizia dell’Immacolata] furono le dimostrazioni sempre più provocatorie che la massoneria italiana inscenava contro la Chiesa, nella stessa città di Roma” (ibid., vol. III, p. 493. Cfr. anche pp. 669 e 671). Con meno clamore, la massoneria non manca di celebrare ancora oggi i suoi “eroi”. Cfr., per esempio, la colorita rievocazione della morte dell’eretico Giordano Bruno di CLAUDIO SCHWARZENBERG, Qui dove il rogo arse, in Rivista Massonica, n. 10, dicembre 1976, pp. 584-590: “Da allora, da quella mattinata gelida di Campo de’ Fiori, arrossata dai guizzi che si sprigionavano dalla catasta di tronchi e di fascine, il messaggio di Giordano Bruno ha risuonato nei secoli, divenendo parte integrante della coscienza di ogni uomo veramente libero e di buoni costumi” (p. 590).

(2) Massimiliano Kolbe aveva allora 23 anni, essendo nato il 7 gennaio 1894 a Zdunska-Wola, secondogenito di Giulio e Maria Dabrowska. Al fonte battesimale aveva ricevuto il nome di Raimondo, ma, entrato nel seminario dei Frati Minori Conventuali a Leopoli e vestito nel 1910 l’abito francescano, aveva assunto quello di Massimiliano Maria. Nell’autunno del 1912 aveva lasciato la Polonia per Roma, dove fu alunno del Collegio Serafico Internazionale dell’ordine fino al 23 luglio 1919. Durante questo periodo compì gli studi filosofici, presso la Pontificia Università Gregoriana, e teologici, presso la Facoltà Teologica dell’ordine; fece la professione dei voti solenni, il 1° novembre 1914, e ascese al sacerdozio, il 28 aprile 1918.

Sul beato Massimiliano M. Kolbe esiste una discreta letteratura, di cui non è qui possibile dare notizia. Tra le biografie, la più completa è quella del postulatore generale dell’ordine dei Frati Minori Conventuali ANTONIO RICCIARDI, Beato Massimiliano Maria Kolbe, Edizioni Agiografiche, Roma 1971, con bibliografia fino a tale data. Fonti indispensabili sono inoltre gli atti della causa di beatificazione: Patavina seu Cracoviensis: Beatificationis et canonisationis Servi Dei Maximiliani Mariae Kolbe, Sacerdotis professi Ordinis Fratrum Minorum Conventualium. Positio Super Virtutibus, Roma, Postulatio Generalis O. F. M. Conv., 1966, 2 voll. e Gli scritti di Massimiliano Kolbe, cit., in 3 voll.

(3) I sette chierici, compreso Massimiliano M. Kolbe, erano i rumeni Giuseppe P. Pal e Antonio Glowinski, gli italiani Quirico Pignalberi, Antonio Mansi, Enrico Granata, Girolamo Biasi. Cfr. notizie biografiche in A. RICCIARDI, op. cit., pp. 58-62.

(4) Sulla apparizione dell’Immacolata all’ebreo Alfonso Ratisbonne nella chiesa di S. Andrea delle Fratte in Roma, cfr. il mio La conversione dell’ebreo Ratisbonne, in Cristianità, anno V, n. 15, maggio 1977. Sull’altare della Madonna del Miracolo padre Kolbe celebrò la sua prima santa Messa il 29 aprile 1918.

(5) P. Stefano Ignudi O. F. M. Conv. (Genova 1865-Roma 1954), rettore del Collegio Serafico durante gli studi di Kolbe, fu eminente teologo e dantista. Tra le sue opere cfr. Il sistema politico di Dante, Prato 1899-1901, e un poderoso Commento alla Divina Commedia, Padova 1948-1950, 3 voll. Cfr. G. M. STANO, Un insigne dantista francescano, il padre Stefano Ignudi, in Miscellanea Francescana, anno 47, 1947, pp. 436-77 con bibliografia. “Che poi Massimiliano abbia orientato la sua attività e la sua opera nella devozione all’Immacolata e nel propagarne la Milizia per la conversione di tutti i nemici della Chiesa, ed in modo particolare dei massoni, si spiega col fatto che tra i Rettori del nostro Collegio Serafico Internazionale di Roma vi fu il Padre Maestro Stefano Ignudi, che tenne la carica due volte, formandoci, noi alunni, ad uno spirito eminentemente romano, cioè di grande attaccamento al Papa, e ad uno spirito di lotta contro il male, ed in modo particolare contro la massoneria” (testimonianza di un compagno di collegio di Kolbe, Giuseppe Maria Palatucci, poi vescovo di Campagna [Salerno]. Positio, cit., vol. II, p. 61).

(6) A. RICCIARDI, op. cit., p. 57.

(7) Durante il periodo di noviziato a Leopoli Kolbe aveva avuto la tentazione di lasciare l’ordine per arruolarsi nelle legioni che combattevano sul fronte russo (cfr. Positio, cit., vol. II, p. 493), come aveva fatto il fratello Francesco. Anche il padre, Giulio Kolbe, secondo una deposizione “allorché Pilsudski organizzò le legioni, schierandosi contro la Russia degli Zar, […] fu tra i primi ad entrare nelle file dei legionari per combattere contro gli occupanti. Partì da Cracovia con un reparto di legionari, che combattevano dalla parte dell’Austria, in direzione di Olkusz e ivi rimase circondato dai russi. L’intera compagnia fu fatta prigioniera. Giulio Kolbe, essendo ufficiale, fu impiccato“. (Gli scritti di Massimiliano Kolbe, cit., vol. I, p. 43, n. 2). Cfr. la lettera da Roma, alla madre Maria Kolbe, del 20 aprile 1919, ibid., pp. 40-42.

(8) A. RICCIARDI, op. cit., pp. 65-66. Testo originale latino del documento in Positio, cit., vol. II, p. 816.

(9) A. RICCIARDI, op. cit., pp. 68.

(10) Cfr. la sua conferenza tenuta ai militi laici della Milizia dell’Immacolata sul tema Azione cattolica, in Gli scritti di Massimiliano Kolbe, cit., vol. III, pp. 585-592. Le citazioni che seguono sono tratte da questo testo, che il curatore degli scritti fa risalire agli anni 1919-1921.

(11) Kalendarz Rycerza Niepokalanej, a. 1925, in Gli scritti di Massimiliano Kolbe, cit., vol. III, p. 189.

(12) Ibid., vol. III, p. 599, Si tratta di una importante conferenza su Gli attuali nemici della Chiesa, tenuta a Cracovia prima del 19 ottobre 1922, e dedicata alla massoneria, con particolare riguardo all’azione della setta in Polonia nell’ultimo secolo (cfr. ibid. pp. 599-606).

(13) Kalendarz Rycerza Niepokalanej, a. 1939, ibid., vol. III, p. 548. Il 7 febbraio 1939, in una lettera scritta da Niepokalanów a p. Vincenzo Borun, padre Kolbe così scrive: “La massoneria, come pure il comunismo, combattono la Chiesa di Dio; tuttavia, mentre la massoneria non discute in via teorica la proprietà privata (praticamente essa esige che i suoi aderenti offrano ad essa ciò che possiedono), il comunismo nega il diritto di proprietà, sia in teoria che in pratica. Inoltre, la massoneria è maggiormente diffusa tra le persone più influenti e dirige in modo sistematico, ma subdolo, quasi tutta l’attività contro la Chiesa. Qua e là troviamo sempre gli stessi ebrei che danzano attorno al vitello d’oro” (ibid., vol. II, p. 466).

(14) Cfr. l’articolo La nostra potenza, in Rycerz Niepokalanej, ottobre 1926, ibid., vol. III, p. 305. Ampi stralci dei Protocolli dei Savi di Sion vennero tra l’altro riportati sul numero di settembre e sullo stesso numero di ottobre 1926 della rivista (cfr. testi ibid., vol. III, pp. 293-300 e 305-307). Non voglio entrare in questa sede, nel merito della querelle sulla autenticità del Protocolli, ma solo constatare l’importanza che il beato a essi attribuiva. Kolbe conobbe quest’opera almeno dal 1924. Nel Rycerz di aprile di quell’anno, descrivendo una conversazione con un giovane sionista, aggiunge infatti in nota: “Neppure tutti gli ebrei sanno che ai fondatori del sionismo interessava piuttosto il dominio del mondo intero. Un’autorevole dimostrazione di ciò è il volume Protokóly medrców Syjoni [i protocolli dei Savi di Sion] (Libraria Perzynski. Nowy Swiat 21, Varsavia). E a questo si riduce l’attività della massoneria“, (Ibid., vol. III p. 120). Va aggiunto che alla fermezza dottrinale si accompagnò sempre una grande prudenza operativa. “Parlando degli ebrei – scrive il 12 luglio 1935, da Nagasaki, a p. Mariano Wojcik – io farei molta attenzione a non suscitare per caso o a non approfondire maggiormente contro di essi l’odio nei lettori che sono già tanto mal disposti o talvolta addirittura ostili nei loro confronti” (ibid., vol. II, p. 183).

(15) Così in una conferenza alle alunne di 3ª e 4ª magistrale di Wirow tenuta prima del 6 marzo 1927 (cfr. ibid., vol. I, p. 290).

(16) Cfr. ibid., vol. III, p. 50. Così la conclusione del primo anno vita del Rycerz, sul numero di dicembre 1922 della stessa rivista.

(17) Cfr., per esempio, l’articolo su La Chiesa e il socialismo, nel numero del febbraio 1923 del Rycerz, ibid., vol. III, pp. 60-65.

(18) Gli articoli e i riferimenti alla massoneria negli scritti di padre Kolbe sono innumerevoli. Cfr. l’indice analitico, sub voce, in ibid., vol. III, pp. 1079-1080.

(19) Cfr., per esempio, l’articolo Poveretti…, sul Rycerz del gennaio 1926, ibid., vol. III, pp. 252-258.

(20) “In un ristorante di Varsavia alcuni onorevoli deputati della Democrazia Cristiana hanno mangiato pubblicamente la carne in giorno di venerdì. Non sembra necessario alcun commento, poiché abbiamo qui una specie di “cerchio quadrato”: lo “spirito cristiano’’ e la “carne al venerdì”. Ma qui si tratta di cristiani autentici, vale a dire di coloro che aderiscono alla Chiesa fondata da Cristo e non ad una setta di apostati. Ma forse quei signori erano ammalati!? Perché, allora, hanno fatto una manifestazione pubblica? Che debbo dire?!… Facciamo così: per questa volta invito, e molto vivamente, quegli onorevoli signori a fare una cosa soltanto: a dichiararsi apertamente protestanti, ebrei, maomettani o buddisti, oppure, se vogliono essere cristiani, ad esserlo davvero e non importunare i loro elettori con un cristianesimo mascherato. Se però questa richiesta non otterrà il suo effetto, state pur sicuri, signori miei, che considererò mio santo dovere informare i vostri elettori, durante le prossime elezioni, affinché non sbaglino di nuovo“, (articolo A sinistra …, sul Rycerz del novembre 1924, ibid., vol. II, p. 165).

(21) In un primo tempo, padre Kolbe si era mostrato preoccupato per il colpo di Stato del maresciallo Pilsudski, a causa dell’appoggio a esso dato dalla massoneria. Successivamente aveva avuto motivo per modificare il suo atteggiamento. Così, in una lettera dell’8 febbraio 1933 a p. Floriano Koziura, si lamenta degli attacchi della stampa cattolica al maresciallo. “Io sono pienamente convinto – scrive – che i partiti “cattolici” con un atteggiamento del genere danneggiano il cattolicesimo stesso” (ibid., vol. I, p. 883). Annunciando, nell’agosto 1935, la sua morte sul Mugemai no Seibo no Kishi, ne ricorda la devozione alla Madonna e lo definisce “un fervente cattolico e insieme un patriota eccezionale” (ibid., vol. II, p. 443). Sul numero di settembre del Rycerz dello stesso anno afferma che la Madonna gli concesse “di sgominare le orde bolsceviche proprio nella festa della sua Assunzione” (ibid., vol. III, p. 449).

(22) Cfr. la lettera del 23 aprile 1929, da Niepokalanów, a fr. Ottone Caputo, ibid., vol. I, p. 339 (l’originale è in italiano).

(23) Cfr. la celebrazione del decennale di Niepokalanów, tenuta alla Radio Nazionale Polacca l’8 dicembre 1937, in Ibid., vol. III, p. 495.

(24) Per una ampia descrizione dell’aspetto organizzativo di Niepokalanów, cfr. A. RICCIARDI, op. cit., pp. 128-132

(25) Cfr. Positio, cit., vol. II, pp. 305-306.

(26) Così padre Kolbe concludeva la celebrazione cit. del decennale di Niepokalanów (Gli scritti di Massimiliano Kolbe, cit., vol. III, p. 498).

(27) Cfr. A. RICCIARDI, op. cit., pp. 311-312.

(28) Cfr. l’articolo sulla rivista giapponese Misjie Katolickie del 4 agosto 1931, in Gli scritti di Massimiliano Kolbe, cit., vol. I, p. 595. “L’attività della M. I. nei paesi di missione ha preso l’avvio proprio in Giappone, perché questa nazione, forse più delle altre è preparata ad accogliere la parola di Dio: essa possiede, infatti una unica lingua comune, contrariamente all’India e alla Cina, inoltre la lettura qui è molto diffusa. Infine qui la necessità è maggiore, perché l’ambiente è generalmente considerato assai refrattario all’attività missionaria” (ibid., p. 594). La “Città dell’Immacolata” di Nagasaki, posta su una collina a ridosso della città, fu straordinariamente risparmiata dagli effetti della esplosione della bomba atomica americana.

(29) Cfr. l’articolo su Lo scopo di Niepokalanów scritto in giapponese nella Pasqua 1934, ibid., vol. III, pp. 387-389.

(30) Dalla metà di novembre del 1936, la stampa socialcomunista in Polonia iniziò una violenta campagna contro Niepokalanów. “Da noi, grazie all’Immacolata, va tutto bene, nonostante i “latrati” e le minacce da parte dei socialisti e dei comunisti” scrive padre Kolbe, da Niepokalanów, al Provinciale Anselmo Kubit a Cracovia, il 18 dicembre 1936 (ibid., vol. II, p. 277). In una successiva lettera allo stesso p. Kubit, il 29 dicembre, annuncia “il mormorio della tempesta che si sta avvicinando da parte dell’ateismo comunista” (ibid., vol. II, p. 286). “In genere la stampa social-comunista collega costantemente l’aggressione alla religione e alle istituzioni ecclesiastiche con Niepokalanów, il Rycerz o il Maly Dziennik […]. Si vede che Niepokalanów e le pubblicazioni della M. I. non piacciono al diavolo“, scrive ancora a p. Kubit il 13 novembre 1937 (ibid., vol. II, p. 369).

(31) Gli scritti di Massimiliano Kolbe, cit., vol. III, p. 495.

(32) Cfr. la deposizione di mons. Giuseppe Gawlina, ordinario castrense dell’esercito polacco, in Positio, cit., vol. II, p. 78: “La pubblicazione di questo quotidiano fu salutata dal Nunzio Apostolico, dall’Episcopato polacco, dal clero e dai fedeli con grande esultanza, perché era cattolicissimo, combattivo e di prezzo molto ridotto, a confronto degli altri giornali, veniva a costare circa un quarto del prezzo degli altri. Esso aveva lo scopo di difendere la fede cattolica contro la Massoneria ed altri movimenti ostili alla Chiesa, per cui riuscì di grande vantaggio al popolo cristiano“.

(33) Cfr. la lettera del 7 giugno 1934 da Mugenzai no Sono, a p. Anselmo Kubit, in Gli scritti di Massimiliano Kolbe, cit., vol. II, p. 107.

(34) Cfr. Positio, cit., vol. II, p. 924. “Nel corso del nostro giro attraverso la tipografia – annota il giornalista nazista – troviamo ancora, tra gli altri, un manifestino pronto, che contiene una corrispondenza a fumetti dalle officine del convento, e fa una pubblicità generica per il calendario illustrato del Rycerz Niepokalanej – anno 1940, nonché per la pubblicazione sobillatrice il Maly Dziennik. Degno di attenzione risulta il frontespizio del calendario, il quale però non è più apparso, ma tale frontespizio fu tuttavia ancora rappresentato in prima pagina del manifestino: Il centro della immagine è occupato dall’aquila polacca sullo sfondo dell’ex-stato polacco. Sopra la testa dell’aquila, accanto alle cifre dell’anno 1940, s’innalza la figura dell’Immacolata, tuttavia ai piedi dell’aquila, accanto alla carta della Polonia, vi è un soldato con elmo e moschetto e con il viso volto in direzione della Germania” (ibid., pp. 923-924).

(35) Cfr. la deposizione di fr. Vitaliano Milosz, in Positio, cit., vol. II, p. 902. Emblematica del resto, a questo proposito, una conversazione descritta nella deposizione di un altro testimone, Edoardo Gniadek, tra lo stesso padre Kolbe e una guardia carceraria della Gestapo, nella prigione del “Pawiak”, agli inizi del 1941. “L’empio – racconta il testimone – si accostò a Padre Kolbe e indicando col dito la piccola croce del rosario, domandò “Tu credi a questo?’ – “Sì, credo” – rispose tranquillamente il Frate. L’incredulo diede (allora) a Padre Kolbe un forte schiaffo. Quindi il Gestapo tirò nuovamente con violenza la croce di Padre Kolbe, ripetendo la sua domanda: “Ci credi?” – Dopo ogni risposta con la quale P. Kolbe affermava di crederci, la SS diventava sempre più violenta (non so se per la calma o per la risolutezza di P. Kolbe) tornava a percuotere P. Kolbe in volto. Vedendo però che P. Kolbe rimaneva imperturbabile, lasciò con collera la cella, sbattendo dietro di sé la porta. Durante l’accaduto P. Kolbe era rimasto padrone di sé. Non notai in lui il minimo segno di nervosità” (Positio, cit., vol. II, p. 883).

(36) Cfr. A. RICCIARDI, op. cit., p. 388.

(37) Ibid., p. 394.

(38) Ibid., p. 400. Ma versione originale in Positio, cit., vol. II, pp. 893-894.

(39) Positio, cit., vol. II, p. 895.

(40) “Sai una cosa? Da’ un’occhiatina ogni giorno al libretto del beato Grignion de Montfort: Della perfetta consacrazione alla ss. Vergine Maria, perché è veramente una cosa “nostra”“, scrive da Nagasaki il 2 settembre 1930 al fratello “Alfonso (Gli scritti di Massimiliano Kolbe, cit., vol. I, p. 426). Nel 1932, sempre a Nagasaki, lesse probabilmente il Trattato della vera devozione, che dovette colpirlo profondamente, a giudicare dalle successive numerose citazioni. Il 12 aprile 1933, dalla nave “Conte Rosso”, in rotta fra Shangai e Hong Kong, in una lettera a p. Antonio Vivoda (cfr. ibid, vol. I, pp. 928-931, originale in italiano) descrisse le analogie tra la consacrazione di san Luigi Maria e quella della Milizia dell’Immacolata.

(41) Cfr. il suo articolo A difesa della Chiesa sotto il vessillo dell’Immacolata: la fondazione della Milizia dell’Immacolata e i suoi primi sviluppi, apparso su Miles Immaculatae luglio-settembre 1939, ibid. vol. III, p. 555.

(42) Cfr. La sua lettera da Mugenzai no Sono a p. Floriano Koziura del 30 maggio 1931, ibid., vol. I, p. 550.

(43) Cfr. l’articolo La Regina della Polonia, apparso sul Rycerz del maggio 1925, ibid., vol. III, p. 209.

(44) Cfr. il calendario del Rycerz cit. per l’anno 1925, ibid., vol. III, p. 189.

(45) Cfr. l’articolo All’ultimo momento apparso sul Rycerz del luglio 1926, ibid., vol. III, p. 289.

(46) Cfr., tra le altre, la deposizione di p. Quirico Pignalberi (in Positio, cit., vol. II, p. 47) e quella, cit., di mons. Palatucci (ibid., pp. 70-71): “Confermo in pieno quanto ho deposto, e ritengo che l’opera della “Milizia di Maria Immacolata” sia stata opportunamente ispirata da Dio al suo grande servo P. Massimiliano per cooperare al trionfo del Cuore Immacolato di Maria, alla conversione della Russia ed alla pace del mondo secondo il Messaggio del 13 luglio 1917 a Fatima. Ritengo che siamo arrivati all’ora trionfale della Immacolata nel mondo, in quanto che il trionfo preannunciato nel proto-vangelo, pur essendosi compiuto perfettamente nella Concezione Immacolata di Maria, e si compia ogni volta che viene salvata l’anima di ciascuno dei suoi figli, resta a compiersi socialmente, sicché le parole della Madonna che dice “finalmente il mio Cuore Immacolato trionferà” si riferiscono al proto-vangelo quasi la Madonna voglia dire “aspetto da secoli il mio trionfo sociale su Satana” ed ecco che ci siamo. Io non ho dubbio alcuno che in questo trionfo sociale s’inquadri molto bene l’opera della “Milizia di Maria Immacolata’’ di P. Kolbe. Infatti egli fondò la “Milizia”, principalmente per la conversione degli odierni figli di Satana, massoni e comunisti; e come ho sentito dire dai confratelli, preannunciò anche lui la conversione della Russia, dicendo che la “Milizia” dell’Immacolata avrebbe piantato la statua dell’Immacolata sul Cremlino“.

(47) Cfr. la conferenza su La M. I. tenuta in Cracovia il 15 novembre 1919, in Gli scritti di Massimiliano Kolbe, cit., vol. III, p. 578.

(48) Emblematica a questo proposito la lettera del suo confratello p. Costanzo Onoszko al p. provinciale Anselmo Kubit, riportata in Positio, cit., vol. I, Documenta responsioni addita, pp. 2-4. “Esiste un segreto M. I. 3. dove prendono parte solo fratelli iniziati, io stesso non avevo accesso alle loro riunioni. In Polonia tenevano queste riunioni di notte, sono 27 gli aderenti a questa M. I. 3” (p. 3). “Che cosa significa che non basta una vocazione francescana per Niepokalanów, ma una speciale?” (p. 4) etc. Cfr. anche le Animadversiones del Promotore della Fede, in Positio, cit., vol. I, pp. 1-54.

(49) Il 16 marzo 1950, la S. Congregazione dei Riti emanò il decreto per l’introduzione della causa di beatificazione del servo di Dio Massimiliano Maria Kolbe. Concluse le discussioni sulla eroicità delle virtù e sui due miracoli attribuiti alla sua intercessione, il 17 ottobre 1971 Massimiliano Maria Kolbe venne solennemente beatificato nella Basilica Vaticana da S. S. Paolo VI.

(50) Nel suo pellegrinaggio in Polonia, Giovanni Paolo II ha ripetutamente richiamato il nome del beato, soprattutto nel discorso del 7 giugno 1979, a Brzezinska, visitando la sua cella a Oswiecim.

(51) Cfr. l’articolo cit. Poveretti …. in Gli scritti di Massimiliano Kolbe, cit., vol. III, p. 27.

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