Vent’anni dopo. Il “Catechismo della Chiesa Cattolica” per la Nuova Evangelizzazione. Roma, 19 maggio 2012

Alleanza Cattolica 8 anni fa
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Cristianità n. 364 (2012)

 

Il 19 maggio 2012, a Roma, nella Sala San Pio X in via della Conciliazione, organizzato da Alleanza Cattolica, da Cristianità e dall’IDIS, l’Istituto per la Dottrina e l’Informazione Sociale, si è tenuto un convegno dal titolo Vent’anni dopo. Il “Catechismo della Chiesa Cattolica” per la Nuova Evangelizzazione.

Ha aperto i lavori e presieduto la prima sessione, di fronte a circa duecento persone, il dottor Massimo Introvigne, reggente nazionale vicario di Alleanza Cattolica, direttore del CESNUR, il Centro Studi sulle Nuove Religioni, presentando il convegno come un atto di gratitudine verso la Chiesa, che ha donato a tutti i fedeli il Catechismo anzitutto come strumento d’interpretazione dei documenti del Concilio Ecumenico Vaticano II (1962-1965) da studiare e da approfondire in occasione dell’imminente Anno della fede. Il Catechismo — ha proseguito Introvigne, richiamando il mito di Amore e Psiche, in cui Psiche, cioè l’anima, assopita viene risvegliata dall’amore e dalla conoscenza congiunti — offre alla Cristianità addormentata la carità e la conoscenza necessarie per risvegliare l’anima cristiana dell’Occidente.

Ha fatto seguito la Lectio magistralis del card. Mauro Piacenza, prefetto della Congregazione per il Clero, imperniata su tre aspetti: il rapporto fra Catechismo della Chiesa Cattolica e Concilio Ecumenico Vaticano II, alcuni profili della ricezione del Catechismo e, infine, la stretta connessione fra Catechismo e Nuova Evangelizzazione. Il Catechismo affonda le proprie radici nel Concilio, da cui si sviluppa e di cui è un frutto maturo. La questione della corretta ermeneutica del Concilio, nei termini in cui è stata posta dal discorso di Papa Benedetto XVI alla Curia romana, del 22 dicembre 2005, con la scelta di campo a favore dell’ermeneutica della riforma nella continuità dell’unico soggetto-Chiesa e con la denuncia dei gravi danni provocati dalla cosiddetta “ermeneutica della discontinuità”, riguarda, dunque, anche l’interpretazione del rapporto fra Catechismo e Concilio. La ricezione del Catechismo non può essere disgiunta dalla corretta ricezione dei testi del Concilio ed esiste ancor oggi — ha osservato il presule — “una strana discontinuità” fra quanti si dicono entusiasti del Concilio e nello stesso tempo resistono al Catechismo, in cui vedono un vero e proprio tradimento della dottrina conciliare. Non è possibile, in realtà, accogliere Cristo senza accogliere ciò che Egli ci ha insegnato di Dio; non è possibile, quindi, la nuova evangelizzazione separata dalle verità di fede e dalla dottrina, raccolte appunto nel Catechismo.

Su Il Catechismo per la formazione. Una risposta all’emergenza educativa si è soffermato S. E. mons. Gianni Ambrosio, vescovo di Piacenza-Bobbio, muovendo nelle sue considerazioni dall’opera del beato mons. Giovanni Battista Scalabrini (1839-1905), suo predecessore in diocesi e sostenitore zelante dell’istruzione catechistica, tanto da indurre Papa Leone XIII (1878-1903) a definire Piacenza “la città del catechismo”. Il Catechismo non suppone una visione illuminista, perché la formazione cristiana non consiste solo nella trasmissione di una dottrina ma anche nella formazione globale dei fedeli. In questa prospettiva, considerato che la fede, dono di Dio, è mediata dalla Chiesa e deve dunque potersi esplicitare in parole, uno dei compiti più importanti del Magistero è l’elaborazione di una grammatica della fede grazie alla quale la fede medesima può diventare accessibile a tutti e strumento di educazione cristiana in una società dominata dal relativismo, dove la formazione deve confrontarsi con due vie di fuga: la religione sentimentale, molto soggettiva e insidiosa, e una riduzione solidaristica della fede, che si premura solo di rispondere a bisogni materiali, anzichè manifestare la presenza di Dio. Il Catechismo non deve essere considerato una sorta di elemento intermedio fra Cristo e il singolo fedele secondo una prospettiva individualistica, ma lo strumento attraverso cui la fede si riceve e si esprime nell’epoca attuale.

Il dottor Marco Invernizzi, di Alleanza Cattolica, ha presentato brevi Cenni di storia della catechesi, partendo dall’insegnamento di Cristo — modello del catechista che unisce dottrina e vita, scienza e sapienza — e dalle prime catechesi, svolte attraverso i racconti dei testimoni oculari della vita di Gesù e la lettura dei quattro Vangeli, prima raccontati e poi messi per iscritto. Dopo lo sconvolgimento delle invasioni barbariche bisogna attendere il cosiddetto “risveglio carolingio”, nel secolo IX, perché diventi obbligatoria la catechesi festiva per gli adulti e venga promossa per i bambini un’istruzione cristiana al di fuori dell’ambito familiare. Ugualmente, la Chiesa reagisce alla Riforma protestante intervenendo anche nel settore della catechesi: per questo si può dire che il secolo XVI è stato il secolo dei catechismi, in cui è stato compiuto lo sforzo di trovare un sistema che consentisse un’adeguata educazione religiosa. Nel 1566, durante il Concilio di Trento (1545-1563), viene promulgato il Catechismo Romano, a uso dei parroci ma che formerà per secoli generazioni di fedeli. Il secolo XIX conosce grandi catechisti — per tutti, san Giovanni Bosco (1815-1888) e il beato John Henry Newman (1801-1890) — e molti catechismi per le differenti fasce d’età, fra i quali emerge, agli inizi del secolo XX, il catechismo di Papa san Pio X (1903-1914), finché nel 1992 viene pubblicato un nuovo catechismo universale, l’attuale.

Durante la sessione pomeridiana, presieduta dall’avvocato Giovanni Formicola, pure di Alleanza Cattolica, si è svolta una tavola rotonda intitolata Il Catechismo è per tutti, cui hanno partecipato il dottor Salvatore Martinez, presidente del Rinnovamento nello Spirito Santo, il dottor Ferdinando Leotta, di Alleanza Cattolica, e l’on. Alfredo Mantovano.

Il dottor Martinez, intervenendo su Catechismo e movimenti laicali, ha sottolineato l’importanza di questo strumento di formazione, imprescindibile per fronteggiare la confusione dottrinale imperante. Il Catechismo — ha osservato — “è fede pensata” e va interiorizzato attraverso la preghiera per risvegliare nel cuore del credente l’azione dello Spirito Santo. Grazie anche al Catechismo la Chiesa, in collaborazione con i fedeli laici e con i movimenti, ciascuno secondo il proprio carisma, può porsi in stato di missione e affrontare quella che Papa Benedetto XVI ha definito la “grande “emergenza educativa””, proponendo un nuovo umanesimo, ispirato dallo Spirito e sensibile agli autentici bisogni dell’uomo, e immettendo nella società nuove generazioni che s’impegnino a cercare il bene comune e a costruire un profondo rapporto tra fede e morale.

Il dottor Leotta ha trattato il tema Catechismo ed economia, soffermandosi soprattutto sui limiti dell’imposizione fiscale, che va temperata con il rispetto dei princìpi di sussidiarietà e di solidarietà, della destinazione universale dei beni della terra e del principio di proporzionalità, anziché mirare alla redistribuzione forzata della ricchezza, che non pone limiti all’entità della pretesa. Invece, lo Stato moderno disconosce il concetto di giusta imposta e considera la tassazione come manifestazione della propria sovranità finanziaria, che richiede anche il possibile sacrificio di alcune libertà “classiche”, come il diritto di proprietà. Bisogna reagire al positivismo giuridico, che anima questa visione distorta della realtà ed è espressione della dittatura del relativismo, e rifiutare, nel rispetto della legalità e alla luce della dottrina sociale della Chiesa esposta nel Catechismo, le premesse ideologiche dello Stato moderno.

L’on. Mantovano ha illustrato il rapporto fra Il Catechismo e la politica, partendo dalla retta nozione di libertà e dei princìpi di sussidiarietà e di solidarietà, che non sono dati confessionali ma emergono dalla natura dell’uomo. La legge naturale indica le norme prime ed essenziali che regolano la vita morale, è presente nel cuore di ogni uomo e la sua autorità si estende a tutti, come ricorda il pre-cristiano Marco Tullio Cicerone (106-43 a.C.) in un passo del De re publica richiamato nel Catechismo. I dieci comandamenti non costituiscono un elenco di divieti e la sezione loro dedicata contiene indicazioni con importanti risvolti di carattere politico e insegnamenti di grande attualità, ad esempio in tema d’immigrazione; in particolare, il quarto comandamento illumina le altre relazioni nella società e ricomprende il valore di patria. Se le ragioni della crisi stanno anche in comportamenti dissennati e il corpo sociale rivela una mancanza di speranza nel futuro, il Catechismo oggi è la sintesi delle ragioni della speranza.

S. E. mons. Michele Pennisi, vescovo di Piazza Armerina, è intervenuto su Il Catechismo e la nuova evangelizzazione. Per educare alla vita buona del Vangelo, presentando brevemente gli orientamenti pastorali della Conferenza Episcopale Italiana sull’educazione per il decennio 2010-2020, che affondano le radici nel IV Convegno Ecclesiale Nazionale, celebrato a Verona nell’ottobre 2006. La storia bimillenaria della Chiesa — ha spiegato il presule — è un intreccio fecondo di evangelizzazione e di educazione, ma l’opera educativa assume oggi caratteristiche più impegnative. La catechesi, cioè il primo atto educativo della Chiesa nell’ambito della sua missione evangelizzatrice, dovrebbe accompagnare la crescita del cristiano dall’infanzia all’età adulta, non solo per trasmettere i contenuti della fede ma anche per educare globalmente il fedele. In questa ottica vanno evitate sia le impostazioni razionalistiche sia quelle moralistiche, che riducono il cristianesimo a un sistema di pensiero o a un insieme di precetti, e partire invece dall’incontro con Cristo, presentando i comandamenti non come un’imposizione ma come premesse alla realizzazione della “vita buona”. Servono catechisti che siano educatori e testimoni per le nuove generazioni, come già ricordato dal venerabile Papa Pio XII (1939-1958) nel radiomessaggio ai partecipanti al congresso catechistico di Nantes del 1947.

Ha concluso il convegno Giovanni Cantoni, reggente nazionale di Alleanza Cattolica, soffermandosi sul ruolo indispensabile del Catechismo nell’ora presente, caratterizzata dalla dittatura del relativismo. Come la dottrina sociale si è andata costituendo nel tempo, con formulazioni sempre più organizzate e idonee a offrire risposte ai mutamenti sociali e alle difficoltà poste alla Chiesa dal mondo e dal processo di secolarizzazione, così il Catechismo è un dono incommensurabile della Chiesa al mondo per offrire riferimenti precisi che aiutino a riorganizzare l’esistenza di tutti. Riprendendo alcune considerazioni del pensatore e storico svizzero Gonzague de Reynold (1880-1970) — che a sua volta riprende un pensiero di Confucio (551-479 a.C.) sull’importanza di “fissare il significato delle parole” —, relative alla necessità nell’epoca attuale di una contro-Encyclopédie, cioè di un vocabolario che aiuti a pensar bene, Cantoni ritiene che questo ruolo possa essere svolto dal Catechismo, indispensabile per ricostruire un cosmo semantico, ovvero l’ordine dei significati, per ridare senso alle parole della teologia e per riutilizzare in modo coerente i concetti di uso corrente.

Fra i presenti, l’ingegner Gaetano Rebecchini, presidente del Centro di Orientamento Politico, l’on. Alessandro Pagano, il dottor Antonio Gaspari, direttore editoriale dell’agenzia Zenit, il professor Maurizio Schoepflin, docente di Filosofia presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose all’Apollinare di Roma, Juan Miguel Montes Cousiño, direttore dell’Ufficio Tradizione Famiglia Proprietà di Roma, padre Giacobbe Elia, superiore della Fraternità Missionaria Mariana, e don Pietro Cantoni, moderatore dell’OMME, l’Opus Mariae Matris Ecclesiae.

Hanno inviato messaggi il professor Guzmán Carriquiry Lacour, segretario della Pontificia Commissione per l’America Latina, e mons. Giovanni D’Ercole, vescovo ausiliare de L’Aquila.

Al termine i convegnisti hanno partecipato, nella parrocchia di San Salvatore in Lauro, alla Messa celebrata da don Marco Cuneo, e l’indomani si sono recati in piazza San Pietro per ascoltare la riflessione domenicale di Papa Benedetto XVI e per recitare l’Angelus con il Pontefice, che ha rivolto loro un saluto.

L’iniziativa ha avuto eco sui mass media nazionali e su vari siti internet.

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