Il caos siriano ce lo siamo voluti

Andrea Morigi 10 mesi fa
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Per risolvere il conflitto in Medio Oriente occorre contrastare la guerra santa in Occidente
È un’unica guerra santa che unisce l’Oriente e l’Occidente sotto l’attacco dei terroristi islamici, anzi del jihad 3.0, come lo definiscono Randa Kassis e Alexandre Del Valle, lei scrittrice e antropologa, già membro del Consiglio nazionale siriano, da cui è uscita a causa dell’influenza delle componenti islamiste eterodirette, lui studioso di geopolitica francese.
Esce ora in traduzione italiana, da D’ Ettoris Editori (392 pagg, 22,90 euro), il loro Comprendere il caos siriano
Dalle rivoluzioni arabe al jihad mondiale”, già pubblicato in originale francese.
In fondo, sono ancora parecchi i musulmani occidentali che vanno a unirsi al Califfato. E chi li recluta vive fra di noi e ha condotto per anni un’ opera di proselitismo e di penetrazione culturale, magari spacciandosi come fedele di una religione di pace. Poi, con la complicità degli intellettuali e dei governi europei che li tollerano per timore di essere accusati di islamofobia, i predicatori si rivolgono al loro pubblico consigliando «di dotarsi di ogni sorta di armamenti e perfezionarsi nelle arti militari, non solo difensive, ma anche offensive». Sono le parole dello sceicco algerino Abu Bakr al-Jazairi, che vive tranquillamente nella regione parigina e ha dato alle stampe La Via del musulmano. Non deve nemmeno dissimulare la sua dichiarazione di guerra: la diffonde in francese.
Kassis e Del Valle, oltre all’analisi del quadro bellico sui vari teatri, hanno elaborato anche un progetto per fermare la dinamica del suicidio dell’ Occidente: «Di fronte a questa guerra psicologica, la risposta si deve fondare su una contro-propaganda massiccia e sofisticata; su una neutralizzazione dei propagandisti; su una strategia di screditamento dei predicatori-reclutatori e dei loro discorsi rivolta ai loro stessi vivai e alle loro prede pubbliche. Essa passerà poi anche attraverso una maggiore responsabilizzazione dei media e delle reti sociali, vere e proprie “casse di risonanza” degli islamo-terroristi».

Val la pena di provarci, tanto non abbiamo più nulla da perdere.

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Andrea Morigi 
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Da “Libero” del 15 febbraio 2017. Foto da D’Ettoris Editore 
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 Andrea Morigi

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