Il pensiero del giorno: Gv 20,19-31

Don Piero Cantoni 2 settimane fa
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« La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: “Pace a voi!”. Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: “Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi”. Detto questo, soffiò e disse loro: “Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati”. Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: “Abbiamo visto il Signore!”. Ma egli disse loro: “Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo”. Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: “Pace a voi!”. Poi disse a Tommaso: “Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!”. Gli rispose Tommaso: “Mio Signore e mio Dio!”. Gesù gli disse: “Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!”. Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome » (Gv 20,19-31).

Oggi celebriamo la festa della divina Misericordia. L’origine di questa festa, istituita da papa san Giovanni Paolo II, risale ad una rivelazione privata. La veggente è suor Faustina Kowalska (1905-1938), un’umile religiosa polacca quasi analfabeta. Che una contadina, che aveva faticato a trovare un convento che la accettasse, in un periodo in cui le vocazioni abbondavano, potesse attuare quello che Gesù le chiedeva: l’istituzione di una nuova festa nella Chiesa Cattolica, è una delle cose più improbabili che si possano immaginare.

Ma Dio spesso procede così: sceglie le persone le più inadatte per realizzare i suoi scopi… In modo che appaia evidente che è lui che conduce la storia. Suor Faustina comunica ad un confessore quello che Gesù le dice sulla Misericordia divina, ma il sacerdote, colto e scrupoloso, rimane fortemente perplesso: a scuola nessuno aveva mai parlato della misericordia di Dio con quell’enfasi. Sul suo manuale di dogmatica non vi erano cenni alla misericordia di Dio come una sua proprietà fondamentale. Ma, appunto, era coscienzioso e si mise ad indagare per scoprire a poco a poco che quell’umile religiosa diceva delle cose assolutamente vere. Una antica preghiera della liturgia romana incomincia così: « Deus, cui proprium est misereri semper et parcere… [Dio, il cui proprio è di aver misericordia e perdonare sempre…]». La misericordia non entra nell’essenza di Dio, ma è una proprietà che scaturisce direttamente dalla sua natura. « Dio è amore » (1Gv 4,8.16) ci dice san Giovanni. Non solo Dio ama, ma “è” amore: questa affermazione implica necessariamente una certa pluralità in Dio, un insieme di persone tra loro differenti che si amano così profondamente da costituire una unità sostanziale. La misericordia implica un cuore che si piega su un miserabile, pieno di imperfezioni e di peccati. Questo non può esistere in Dio.

Sant’Ambrogio arriva a dire per questo che Dio ha creato l’uomo per aver qualcuno di cui aver misericordia e da perdonare… Dio non ha avuto bisogno di creare qualcuno per amare, ma la sua misericordia si esprime immediatamente non appena la sua creatura libera pecca, si allontana da lui e ha bisogno del suo aiuto e della sua misericordia. Nicolás Gómez Dávila ci ha lasciato uno splendido aforisma, che il suo direttore spirituale citò il giorno del suo funerale: « La nostra ultima speranza sta nell’ingiustizia di Dio » (Escolios a un texto implicito I, Bogotà 2005, p. 19). È un paradosso: l’amore di Dio supera la giustizia come rapporto preciso e rigoroso tra le nostre azioni e quanto esse “meritano”. « Dio ci vuole liberare, e vuole che anche noi lo vogliamo insieme con Lui. Vuole che la nostra libertà si converta dal male al bene, e questo è possibile con la sua grazia » (papa Francesco). Qual’è il segno sicuro ed indubitabile di aver accolto veramente in noi la misericordia di Dio? Quello di aver misericordia del nostro prossimo…

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 Don Piero Cantoni

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