Il pensiero del giorno: 1 Cor 6,13.15-20

Don Piero Cantoni 5 mesi fa
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« “I cibi sono per il ventre e il ventre per i cibi!”. Dio però distruggerà questo e quelli. Il corpo non è per l’impurità, ma per il Signore, e il Signore è per il corpo. […]. Non sapete che i vostri corpi sono membra di Cristo? Prenderò dunque le membra di Cristo e ne farò membra di una prostituta? Non sia mai! Non sapete che chi si unisce alla prostituta forma con essa un corpo solo? I due – è detto – diventeranno una sola carne. Ma chi si unisce al Signore forma con lui un solo spirito. State lontani dall’impurità! Qualsiasi peccato l’uomo commetta, è fuori del suo corpo; ma chi si dà all’impurità, pecca contro il proprio corpo. Non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo, che è in voi? Lo avete ricevuto da Dio e voi non appartenete a voi stessi. Infatti siete stati comprati a caro prezzo: glorificate dunque Dio nel vostro corpo! » (1 Cor 6,13.15-20).

Si tratta di un argomento di capitale importanza oggi. È importante capire. Per tanto tempo ci si è accontentati di assumere una posizione moralistica e volontaristica: certe cose non vanno fatte perché sono brutte! Capire non è certamente tutto, ma è fondamentale. È già difficile fare le cose quando si son capite, figuriamoci quando non si son capite!

Tutto deve essere riportato al fondamento. Tutto ha la sua radice in Dio. Tutto ciò che di vero di bello e di buono esiste nel mondo ha la sua radice in Dio e il cuore di Dio è la Trinità. L’uomo è immagine di Dio e questa immagine si esprime nella sua sessualità. « Maschio e femmina li creò » (Gen 1,27). Vuol dire che il corpo è icona dell’anima. L’immagine è nell’anima, ma anche – necessariamente – nel corpo. In tutt’e due legati insieme, perché l’essenza dell’uomo, la sua natura, comprende anima e corpo. L’uomo entra in relazione con gli altri, con il mondo e anche con Dio mediante il corpo. Il suo culto spirituale è fatto mediante il corpo (cfr. Rm 12,1).

L’uomo entra in relazione con le altre persone mediante il segno e il simbolo, che è appunto un insieme inestricabile di materia e spirito. Il linguaggio è il simbolo più proprio e caratteristico dell’uomo. San Paolo dice che solo con la sessualità l’uomo pecca contro il proprio corpo (cfr. 1Cor 6,18) perché la sessualità esprime la relazionalità del corpo a livello fondamentale. La relazione di amore, come dono di sé, si esprime nella relazione sessuale. Ecco il “mistero grande” (cfr. Ef 5,31-32). Ecco perché Dio sceglie la relazione coniugale come immagine della relazione che vuol stabilire con l’uomo.

Tutto il Cantico dei Cantici descrive questo fatto con un realismo a volte sconcertante! Il Signore è per il corpo. Infatti Dio viene incontro all’uomo in modo umano. Sceglie quindi di incarnarsi e tutto quello che fa a nostro favore lo fa con il corpo. Il corpo è espressione perfetta dello spirito e serve per giungere umanamente allo spirito. Ecco perché chi si unisce alla prostituta (cioè chi usa disordinatamente della sessualità) fa con la prostituta un solo corpo, mentre chi si unisce a Cristo fa con Cristo un solo spirito. Chi usa la propria sessualità in modo disordinato non ama colui o colei con cui “fa all’amore” ma li usa per soddisfare il proprio piacere, come si fa con una prostituta. Un atto del genere è sempre una masturbazione, da solo, da sola o con altri, perché il proprio piacere è l’ultimo scopo. Il termine “carne” in san Paolo designa il proprio egoismo. Se usi il corpo male diventi solo corpo e questo ultimamente divide, mentre chi usa il corpo bene diventa spirito e allora unisce. La morte è l’espressione della divisione. Divide dai cari, divide dal corpo, divide anche da Dio, perché per onorare Dio ci vuole il corpo. Gesù morendo ha sconfitto la morte come divisione, essa, in lui, diventa strumento di unione. C’è un legame profondo tra amore e morte (eros e thanatos).

La Trinità è dono. Dono, Dono, Dono. Il Padre è dono, si fa dono nel Figlio a cui comunica tutto sé stesso, dandogli in pienezza la sua natura, natura eterna. Il Figlio è dono, dando sé stesso al Padre in pienezza. Lo Spirito è dono facendo l’unità dei due. È proprio dello Spirito più che di “spirare” di “aspirare”, accogliendo Padre e Figlio e garantendo l’unità tra i due. Così la rivelazione è espressione di Dio trinità: Il Padre si rivela nel Figlio, il quale è accolto come Figlio del Padre nello Spirito. Senza l’effusione dello Spirito e la creazione della Chiesa non si dà rivelazione e vita cristiana. Ora forse diventa più chiaro il valore del capire. Capire veramente è già anche fare. Capire veramente è capire partendo dal cuore, è avere l’intelletto d’amore, è aver portato la mente nel cuore. Allora si capisce come capire è fare veramente teologia e far veramente teologia è pregare. Pregare con la preghiera del cuore. Non solo o soltanto pregare per ottenere la grazia di fare il bene, ma pregare perché la preghiera vera ci pone nell’amore e l’amore vero mette in fuga l’amore falso. L’amore è tutto. Pregare allora non sarà leggere o riflettere. La meditazione è solo una preparazione alla preghiera. Pregare sarà lasciarci amare da Dio e corrispondere a questo amore.

San Vincenzo de’ Paoli paragonava la meditazione allo sfregare del fiammifero… Quando prende fuoco è inutile, è dannoso, continuare. C’è solo da lasciarsi bruciare nel fuoco dell’amore, un amore che brucia e non consuma.

 

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